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Visualizza articoli per tag: posta elettronica

Il Tribunale del Lavoro di Roma ha dichiarato nullo il licenziamento per giusta causa irrogato da una compagnia aerea a un dirigente, avendo la società utilizzato informazioni ottenute attraverso un «illecito accesso alla corrispondenza» del manager e, quindi, in violazione dell’articolo 4 dello statuto dei lavoratori e della normativa europea e nazionale sulla privacy.

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La Cassazione penale coglie l'occasione per valutare la legittimità dell'acquisizione di dati informatici rappresentativi di comunicazioni decripatate e già in possesso di autorità giudiziaria di altro Stato membro, che ha proceduto al loro repriento e a renderle intellegibili al pari di un documento. I giudici di legittimità affermano che la spendibilità in un procedimento penale in Italia del dato acquisito dal giudice straniero europeo è fondata sul rispetto delle regole procedurali del Paese Ue di acquisizione e che si presumono rispettate dall'autorità giudiziaria straniera richiesta di procedere alla trasmissione.

Con il provvedimento 243/2025 del 29 aprile, il Garante della privacy è tornato ad affrontare il tema della gestione dei metadati delle email dei dipendenti, rilevando criticità nella condotta della Regione Lombardia, che conservava i log di posta elettronica per 90 giorni, senza aver inizialmente attivato le garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori.

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L’account di posta elettronica aziendale riconducibile a lavoratori indentificati o identificabili deve essere rimosso entro un tempo tecnico ragionevole, dopo la cessazione del rapporto di lavoro, previa disattivazione degli stessi e contestuale adozione di sistemi automatici volti a informarne i terzi e a fornire a questi ultimi indirizzi alternativi riferiti all’attività professionale del titolare del trattamento.

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Mantenere attivo l’account dell’email aziendale dopo la cessazione del rapporto di lavoro per ‘garantire la continuità operativa’ viola la privacy dell’ ex dipendente. Trattare illecitamente i dati di due ex di-pendenti è costato molto caro ad una società piacentina.

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Un gruppo di hacker russi, noto come "Midnight Blizzard", ha compromesso i sistemi di Microsoft, ottenendo accesso non autorizzato alle email dei clienti. L'intrusione, avvenuta circa sei mesi fa, ha interessato un numero non specificato di account.

Il provvedimento n. 386 del 10 luglio 2025 del Garante offre uno spunto significativo per comprendere come la gestione della posta elettronica in contesti lavorativi non possa essere ridotta a un fatto tecnico-amministrativo ma vada ricondotta entro le coordinate costituzionali della tutela della corrispondenza e del rispetto dei principi di necessità, proporzionalità e limitazione della conservazione.

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In un contesto lavorativo dove tecnologie sempre più sofisticate e sistemi di intelligenza artificiale si stanno progressivamente affermando come strumenti a disposizione del datore di lavoro per diverse finalità, l’utilizzo della posta elettronica e di internet restano indispensabili per l’esecuzione di tutte quelle mansioni lavorative.

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Dal Garante della Privacy un documento di indirizzo, aggiornato e modificato a seguito della consultazione pubblica cui lo stesso è stato sottoposto, sui programmi e servizi informatici di gestione della posta elettronica nel contesto lavorativo e il trattamento dei metadati delle email dei dipendenti.

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No al controllo massivo e alla conservazione senza limite delle email. Il Garante per la privacy ha vietato ad una società il trattamento di dati personali effettuato sulle email aziendali dei dipendenti in violazione della normativa sulla protezione dei dati e di quella sulla disciplina lavoristica. La società dovrà ora limitarsi a conservare i dati a fini di tutela dei diritti nel giudizio pendente. 

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Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento

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