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Dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti le ‘Linee guida per l’adempimento degli obblighi privacy negli Ordini professionali’
Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ha pubblicato il documento “Linee guida per l’adempimento degli obblighi privacy negli Ordini professionali”, elaborato dalla Commissione “Privacy Ordini professionali” istituita nell’ambito dell’area di delega “Compliance e modelli organizzativi delle imprese”, affidata alla Consigliera Nazionale Eliana Quintili.
Dall'Associazione Nazionale dei Consulenti del Lavoro un documento sulle buone prassi digitali per gli studi professionali
Dall’Associazione nazionale dei consulenti del lavoro arriva un documento sulle buone prassi digitali, una guida pratica e operativa per gli studi professionali.
Dall'Ordine degli avvocati di Milano la prima carta dei principi per un uso consapevole dell’IA
Arriva da Milano la prima carta dei principi per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale in ambito forense. L'Avv. Giuseppe Vaciago, Coordinatore Tavolo Intelligenza Artificiale e Giustizia COA di Milano, ne parlerà al Privacy Day Forum il 6 giugno ad Arezzo.
Dopo più di sei anni di Gdpr i Data Protection Officer nelle scuole sono pagati ancora due soldi
Dpo delle scuole pagati due soldi. E la qualità delle prestazioni ne risente. Sono passati più di sei anni dall’inizio di operatività del Gdpr, che ha introdotto la figura del Dpo. Ma i compensi previsti negli avvisi di selezione delle scuole, limitati a qualche centinaio di euro per un anno (oneri compresi), continuano ad essere considerati del tutto normali.
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Ecco perché il Data Protection Officer deve essere anche resiliente e assertivo
Come è noto, per essere in grado di adempiere ai compiti che gli sono attribuiti dall’art.39 del Gdpr, il data protection officer deve possedere competenze giuridiche, informatiche, e anche organizzative. Tuttavia, anche in presenza di tutte queste skills, non si può dare affatto per scontato che il professionista designato sia effettivamente idoneo a svolgere il ruolo di Dpo.
Esame da avvocato: la piattaforma del Ministero della Giustizia in tilt, visibili i dati sensibili dei candidati
Questa mattina i server del ministero della Giustizia sono andati in tilt, mescolando i dati di candidati e candidate all’esame da avvocato. Si tratta di una grave violazione della privacy, in quanto tantissimi dei 26mila praticanti iscritti, accedendo alle proprie aree personali, si sono trovati davanti alle informazioni personali di altri candidati. Nomi, cognomi, indirizzi mail, numeri di telefono e date di iscrizione all’esame di abilitazione alla professione forense sono stati diffusi in maniera non intenzionale.
Garante Privacy: agli ordini!
Solo quest’anno, in due occasioni, l’Autorità Garante ha sanzionato due ordini professionali per non aver trattato lecitamente i dati dei singoli professionisti iscritti. Il dato è indicativo di quanto sia importante che i singoli ordini professionali acquistino consapevolezza della normativa di settore, adeguandosi prontamente ove ancora non si sia provveduto!
Giovani e mondo del lavoro: la privacy e i big data nella top ten delle professioni del futuro
L’impiego massivo degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, caratterizzanti l’attuale sviluppo tecnologico di (quasi) tutti i settori produttivi, implica profonde riflessioni circa gli effetti che essi comportano nelle nostre vite, e diverse nuove figure professionali che emergono vedono la privacy come protagonista.
Il 30% degli esperti di protezione dati fa fatica a comprendere i colleghi con cui collabora
Il 42,49% degli addetti ai lavori della protezione dei dati ha difficoltà a farsi comprendere da chi ha competenze diverse dalle proprie, mentre il 30,86% è lui stesso a faticare a comprendere il lessico tecnico usato dai colleghi. A evidenziarlo è il rapporto del sondaggio “Cybersecurity & Privacy, gap e margini di convergenza tra gli addetti ai lavori”.
Il DPO deve dimostrare le prestazioni effettuate, altrimenti non ha diritto ad essere pagato
Niente compenso al Dpo che non ha svolto attività. Il responsabile della protezione dei dati deve dimostrare le prestazioni effettuate, altrimenti non ha diritto ad essere pagato. Per il professionista non basta assumersi la responsabilità della funzione. È quanto ha stabilito il tribunale civile di Prato con la sentenza n. 665 del 19 agosto 2024.
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