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Recentemente Twitter ha reso disponibile una nuova modalità per mettere i propri utenti a conoscenza delle proprie politiche e impostazioni relativamente al trattamento e alla tutela dei dati personali. Il gioco si chiama “Twitter Data Dash” e, affiancando le classiche informative che spesso vengono bellamente ignorate dagli utenti, questo nuovo modo di pensare all’informativa privacy prova ad avvicinare i suoi utenti verso al mondo della Privacy in maniera leggera e giocosa.

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Molti possono solo sognare di comparire nelle classifiche degli uomini più ricchi stilate da Forbes, ma a quanto pare alcune delle famiglie più facoltose dell’Ungheria non hanno affatto gradito di vedersi pubblicate nella prestigiosa rivista senza essere state preventivamente interpellate, e per questo hanno deciso di rivolgersi all’autorità per la protezione dei dati magiara, la quale ha in parte accolto i loro reclami multando la casa editrice.

Il Garante Privacy (provvedimento 137/2025) ha chiarito che l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza da parte di pubblici esercizi può determinare, in relazione al posizionamento delle telecamere e alla qualità delle immagini riprese, un trattamento di dati personali.

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Nel corso di un recente provvedimento l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha censurato un Comune che utilizzava i modelli di segnaletica non aggiornati alle Linee Guida EDPB n.3/2019 sui trattamenti di dati attraverso strumenti video.

Una recente ordinanza-ingiunzione (Provv. N. 20 del 27 Gennaio 2022 – doc. web n.9746047) emessa nei confronti di un circolo culturale ci ripropone l’assoluta importanza di due fondamentali presupposti di liceità di un impianto di videosorveglianza: l’informativa e l’angolo di visuale delle telecamere. Il caso è nato da una segnalazione fatta dalla Polizia Locale all’Autorità Garante in merito ad un accesso ispettivo, sollecitato dalla Stazione dei Carabinieri, in merito ad alcune telecamere esterne puntate verso la facciata della Caserma.

Viola la privacy dei lavoratori l’impianto di videosorveglianza segnalato da un solo cartello informativo per più ambienti, con accesso alle immagini senza bisogno di credenziali di accesso, e soprattutto con l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro ottenuta solo successivamente alla messa in funzione.

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Il presidente di Federprivacy al TG1 Rai

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