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L’impatto del Gdpr sui siti web è stato in questi anni spesso sottovalutato. Molti operatori del settore hanno pensato che la redazione di una semplice privacy policy potesse, in qualche modo, bastare a rendere conforme al Gdpr il sito web. Il processo di compliance di un sito web, invece, passa inevitabilmente per l’analisi approfondita del sito, delle componenti tecniche di cui è composto e dei dati che raccoglie e tratta.

L’“App economy” è uno dei settori del sistema economico attuale in maggiore espansione, che oggi impiega 1,8 milioni di persone solo in Europa e il cui valore, in termini di fatturato, si stima cresca esponenzialmente nei prossimi anni. Ma possiamo considerare l’espressione “app economy” anche come una delle più appropriate definizioni dell’economia digitale, in cui una parte significativa degli scambi commerciali è veicolata attraverso applicazioni scaricate dai consumatori, per i fini più vari, su smartphone, tablet ecc. Nella maggior parte dei casi, le app forniscono servizi gratuitamente o, meglio, richiedendo un corrispettivo non patrimoniale: i dati.

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In Italia e in Europa il tema del rapporto tra il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali e i sistemi che offrono servizi basati sull’Intelligenza Artificiale è esploso in modo fragoroso con la vicenda legata ai provvedimenti del Garante italiano relativi a ChatGPT e alle violazioni ravvisate dal Provvedimento del 30 marzo 2023, essenzialmente nella carenza di adeguata informativa agli utenti del servizio circa l’uso e il trattamento di dati personali dell’utente o di terzi e circa le modalità di accesso a tali dati, nonché alla possibilità di esercitare l’eventuale diritto di rettifica o di richiesta di cancellazione ove ricorrano le ipotesi previste a tali fini dal GDPR.

Nel mondo iperconnesso e data-driven in cui operiamo, le persone sono sempre più consapevoli del valore dei propri dati personali. In questo contesto, la trasparenza non è più solo un adempimento normativo, ma una leva strategica per costruire fiducia, credibilità e reputazione.

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Gli esperti in materia di privacy consigliano spesso gli utenti di leggere bene le informative sul trattamento di dati personali prima di scaricare una app, ma neanche essere scrupolosi può essere sufficiente se un’applicazione mente dichiarando di fare una cosa e poi invece ne fa un’altra.

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Rischio di moltiplicazione delle sanzioni per le imprese per scarsa trasparenza nei confronti dei consumatori. La mancanza di chiarezza nelle comunicazioni alla clientela può essere sia una violazione dei divieti di pratiche commerciali scorrette sia una violazione dell’obbligo di informativa privacy.

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Sui siti Internet tripletta di informazioni: bisogna tenere separate l'informativa privacy, l'informativa sull'uso di cookie e le informazioni e note legali relative ai servizi online e alle condizioni contrattuali praticate. Sono le prescrizioni applicate al settore marketing dal Garante della privacy nell'ingiunzione n. 348 del 20 ottobre 2022, con la quale è stata sanzionata (1,4 milioni euro) una catena internazionale di profumerie. All'operatore è stato rimproverato anche di avere conservato troppo a lungo i dati dei clienti raccolti nel contesto di un programma di fidelizzazione.

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Più che una scoperta è una conferma, ma una di quelle conferme che sarebbe stato meglio non avere. L’hanno fatta i ricercatori di tre università, una olandese, l’altra belga e l’ultima svizzera: online che noi si clicchi o non si clicchi sul pulsante “invio” dopo aver iniziato a compilare un modulo, chi sta dall’altra parte raccoglie comunque i nostri dati e li usa o fa usare per far pubblicità.

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Non basta posizionare i cartelli e le informative per essere in regola con la gestione di un impianto di videosorveglianza posizionato all'interno di un esercizio commerciale. Serve infatti anche l'accordo sindacale o il nulla osta dell'ispettorato del lavoro per non incorrere in sanzioni in materia di privacy e tutela dei lavoratori.

L’avvocato non è obbligato a dare l’informativa privacy alle controparti dei suoi clienti. È quanto discende da una lettura sistematica del Gdpr (Regolamento 2016/679) e del Codice della privacy, che si propone pur nella consapevolezza della complessità della questione. Il problema è sorto, nella prassi, in relazione all’articolo 14 del Gdpr, relativo all’atto di informazione dovuto qualora i dati non siano stati ottenuti presso l'interessato. In tale disposizione, infatti, non è scritto esplicitamente che la finalità difensiva esonera o esclude l’adempimento dell’atto di informazione a favore dell’avversario.

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Ansa: presentato alla Camera il libro 'Smetti di farti spiare difendi la tua privacy'

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