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Consiglio di Stato: la Rai non deve più svelare gli atti dei servizi giornalistici di Report

Consiglio di Stato: la Rai non deve più svelare gli atti dei servizi giornalistici di Report

Indietro tutta sulla decisione del Tar Lazio (n. 07333/2021) che aveva ordinato alla Rai di dare all'avvocato Andrea Mascetti gli atti propedeutici al servizio giornalistico che lo riguardava nell'ambito della puntata di Report, "Vassalli, valvassori e valvassini", del 26 ottobre 2020. Il Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 11 aprile 2022, n. 2655 ha infatti accolto il ricorso della televisione pubblica affermando che è legittimo il diniego di accesso alla documentazione che conterrebbe informazioni false ed errate se nell'istanza non è spiegato il nesso di strumentalità con la lesione dell'onore paventato dall'istante, considerato che si tratta di documentazione, che non è stata diffusa all'esterno.

Il giudice può consegnare ai giornalisti atti processuali contenenti dati personali

Il giudice può consegnare ai giornalisti atti processuali contenenti dati personali

Nel rispetto del Regolamento (UE) 2016/679 ogni Stato membro dell'Unione Europea dispone che una o più autorità pubbliche indipendenti siano incaricate di controllare l'applicazione del Regolamento al fine di tutelare i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e di agevolare la libera circolazione dei dati personali all'interno dell'Unione Europea.

Dalla denuncia al reclamo: iter difficili o poco trasparenti per tutelarsi da offese, truffe e altri crimini online

Dalla denuncia al reclamo: iter difficili o poco trasparenti per tutelarsi da offese, truffe e altri crimini online

Poker di opzioni (sulla carta) per difendersi da hater, truffatori e delinquenti on line. Il crimine in rete non è per nulla virtuale e le vittime sono sempre alla ricerca della strada per ottenere un riparo. Si può ricorrere alle piattaforme che gestiscono i social network oppure inviare un reclamo al Garante della privacy, si può sporgere una denuncia per avviare indagini e azioni penali oppure si può confidare in un provvedimento di urgenza o una condanna al risarcimento dei danni da parte del giudice civile. Vediamo le diverse strade, mettendo in evidenza pro e contro.

Non viola la privacy la telecamera che incastra il dipendente infedele sospettato di spionaggio in favore della Russia

Non viola la privacy la telecamera che incastra il dipendente infedele sospettato di spionaggio in favore della Russia

Le telecamere nascoste del datore incastrano il lavoratore infedele. Sono utilizzabili nel processo penale in cui è imputato il dipendente le registrazioni video realizzate sul luogo di lavoro per proteggere il patrimonio aziendale: le norme dello statuto dei lavoratori, che pure tutelano la riservatezza dei prestatori, non proibiscono i controlli difensivi sui beni dell'impresa. E dunque è escluso che sussista un divieto probatorio.

L’archiviazione da anni non basta per distruggere le intercettazioni

L’archiviazione da anni non basta per distruggere le intercettazioni

Il Giudice per le indagini preliminari può rifiutare di distruggere , come chiesto dal Pubblico ministero, le intercettazioni relative a un procedimento anche se archiviato da oltre 10 anni. La sola archiviazione non basta, infatti, ad escludere la possibilità di una rilevanza futura del materiale archiviato. Mentre la il diritto alla riservatezza degli intercettati resta garantito dalla conservazione nell’archivio della procura della Repubblica, in quanto luogo protetto.

Anche una sola mail ingiuriosa ad un condomino può far scattare la diffamazione ai danni dell'amministratore

Anche una sola mail ingiuriosa ad un condomino può far scattare la diffamazione ai danni dell'amministratore

Scatta la condanna per diffamazione per il condomino che con una e-mail indirizzata ad un altro proprietario insinua la non correttezza dell'operato dell'amministratore dello stabile. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza n. 12186/2022, respingendo il ricorso di un uomo condannato dal Tribunale di Torino a 700 euro di multa per aver inviato tre e-mail ad un altro condomino in cui sollevava sospetti sui conti presentati dall'amministratore definendoli "fasulli".

Tavola rotonda su privacy e intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

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