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Un tribunale condanna Meta a risarcire 5.000 euro a un utente per «sorveglianza pressoché permanente della vita privata» da parte di Facebook

Secondo i giudici tedeschi, gli strumenti di profilazione di Facebook che raccolgono e analizzano sistematicamente i dati personali degli utenti comporterebbero “gravi violazioni della normativa europea sulla protezione dei dati” commesse dall’azienda attraverso le sue pratiche commerciali.

Il tribunale ha stabilito che questa pratica violerebbe la privacy dell’utente ai sensi del diritto dell’Unione Europea, perché porta a una “sorveglianza pressoché permanente della vita privata” anche quando gli utenti non hanno effettuato l’accesso ai propri account Facebook o Instagram, sottolineando che “ogni utente è identificabile individualmente da Meta in qualsiasi momento non appena si sposta su siti web di terze parti o utilizza un'app, anche se non ha effettuato l'accesso ai social.”

La Corte critica in particolare il fatto che la sede centrale europea dell’azienda statunitense trasferisca dati privati degli utenti in paesi terzi, inclusi gli Stati Uniti, dove vengono analizzati “in misura sconosciuta all’utente“.

Ciò che colpisce in particolare della sentenza del Tribunale regionale di Lipsia del 4 Luglio 2025, è che i giudici non si sono basati sulle normative nazionali in materia di protezione dei dati, bensì esclusivamente sul diritto europeo secondo quanto previsto dall’articolo 82 del GDPR, secondo cui “chiunque subisca un danno materiale o immateriale causato da una violazione del … regolamento ha il diritto di ottenere il risarcimento del danno”, il che significa che gli stessi criteri utilizzati per il riconoscimento del diritto al risarcimento possono essere potenzialmente replicati in ogni altro Paese dell’UE, Italia compresa.

Nelle motivazioni la corte ha apertamente ammesso che con questa decisione si è “consapevolmente” assunta il rischio di incoraggiare numerosi utenti di Facebook a intentare cause legali “senza dover dimostrare alcun danno individuale specifico “.

I giudici hanno giustificato il risarcimento di 5.000 euro con l’utilizzo massiccio, globale e non trasparente dei dati personali da parte di Meta, nonché con l’elevato valore economico degli stessi dati degli utenti, sottolineando che l’azienda americana genera miliardi di profitti con il suo modello di business basato sulla pubblicità personalizzata.

In tal modo, il tribunale regionale di Lipsia segue la linea della Corte di Giustizia Europea, che ha già valutato criticamente l’ammissibilità degli strumenti aziendali di Meta in casi analoghi.

Ora Meta ha naturalmente la possibilità di dire la sua presentando ricorso contro il verdetto dei giudici tedeschi per cercare di disinnescare un eventuale effetto a catena da parte di altri utenti che potrebbero presentare richieste di risarcimento analoghe presso i tribunali dei vari Paesi dell'UE.

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