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Diminuisce l'uso dei social media per la fruizione delle notizie, complice la privacy, le fake news e il "linguaggio tossico". Lo dice il Digital News Report 2018 di Reuters: solo il 23% degli utenti si fida delle notizie sui social, rispetto al 44% della fiducia nelle notizie in genere. Per la fruizione di news, aumenta l'uso di piattaforme alternative come WhatsApp, soprattutto tra i giovani. "La sfida per gli editori è ora assicurare che il giornalismo sia davvero rilevante e di qualità", spiega Rasmus Kleis Nielsen, uno degli autori del rapporto condotto su 74mila persone di 37 Paesi, tra cui l'Italia, dal Reuters Institute for the Study of Journalism e dall'Università di Oxford, insieme a YouGov.

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Da tempo ormai il tema delle fake news e dell’influenza dei social network sui più importanti processi della democrazia occidentale, in primo luogo elezioni e referendum, è diventato centrale nel dibattito europeo. E per contrastare questo fenomeno e proteggere il diritto alla privacy dei dati si è fatto molto in Europa negli ultimi anni. Tuttavia non bisogna abbassare la guardia.

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“Berlusconi in galera, abbiamo fornito le prove ai magistrati”. Questa ‘l’ultima ora” che apriva il sito de Il Giornale la mattina del 22 aprile. Dopo liberoquotidiano.it, infatti, gli hacker di AnonPlus hanno colpito anche il sito de Il Giornale pubblicando questa falsa notizia in homapage, alle 6.39 di domenica scorsa. A febbraio, gli stessi pirati informatici avevano hackerato la banca dati del Pd.

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Le fake news entrano per la prima volta nelle sentenze, che sdoganano ufficialmente il termine. A fare da apripista il tribunale di Torino e di Catania in due cause civili per diffamazione. Al centro le varie sfumature della verità che incidono sull’esito dei processi e sulla vita delle parti coinvolte. Se sono tollerati errori marginali, non possono essere accettate inesattezze determinanti sulla realtà fattuale, in grado di ledere la reputazione dei soggetti interessati. Via libera allora alla verità putativa, se il giornalista ha fatto tutto il possibile per verificare le fonti e ciononostante sia caduto in errore, mentre viene punita la verità soggettiva, dietro la quale si cela sempre l’insidia delle fake news ovvero quelle «notizie false, altrimenti dette bufale».

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Sostituire la risposta vera con una inventata, citare un messaggio in un gruppo attribuendolo a una persona che non fa nemmeno parte del gruppo, inviare un messaggio a un membro di un gruppo, sotto forma di messaggio di gruppo, ma che di fatto viene inviato solo a un destinatario con l’obiettivo di generare una risposta a più persone non coinvolte. Si fanno sempre più raffinate le tecniche degli hacker ed è Whatsapp a finire nel mirino.

Pubblicità su misura in televisione con la "Addressable TV", occhio alla privacy

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