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Mercoledì, 13 Settembre 2017 22:01

Saranno 50 i DPO che si specializzeranno al CNR di Pisa

Corso di formazione manageriale per DPO, fino a 100 le candidature al vaglio di Federprivacy, ma saranno solo la metà i partecipanti ammessi al percorso di 124 ore che inizierà a gennaio 2018 con esame finale il 30 marzo. Bernardi: "Per formare adeguatamente i Data Protection Officer secondo previsioni del GDPR serve ben più di un corso concentrato di quattro o cinque giorni". Dal 25 maggio 2018 sanzioni fino a 10 milioni di euro o fino al 2% del fatturato per p.a. e aziende rientranti nell'obbligo che non ottemperano.

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Cambiano le regole della privacy con il Regolamento UE 2016/679, e entro il 25 maggio 2018 tutte le pubbliche amministrazioni e tutte le aziende che monitorano gli utenti in modo regolare e sistematico o che trattano dati sensibili su larga scala dovranno essersi dotate di un “responsabile della protezione dei dati”, che ai sensi dell'art.37 del nuovo testo deve essere “designato in funzione delle qualità professionali, in particolare della conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia di protezione dei dati”.

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I Dpo invocano la legittima autodifesa. Sì, proprio così, i Dpo hanno bisogno di autodifendersi per riscoprire il loro posto nel grande quadro della privacy.  Autodifendersi significa riscoprire le proprie identità, fare pace con se stessi e non cadere nella depressione da multipolarità congenita. La legittima autodifesa non è solo un diritto dei Dpo, ma anche un loro cogente dovere, così da compiere l’intero tracciato del circolo virtuoso: solo, con la legittima autodifesa, i Dpo potranno fare del bene a loro stessi e, contestualmente, ai titolari del trattamento. Al contrario, senza la reazione della legittima autodifesa i Dpo faranno del male a loro stessi e ai titolari del trattamento.

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L’autorità lussemburghese ha recentemente indicato che, per realtà di trattamento dati complesse, un DPO adeguato dovrebbe avere almeno tre anni di esperienza professionale. L’indicazione è stata resa nell’ambito di una attività ispettiva, in seguito alla quale una società lussemburghese veniva sanzionata dal Garante Privacy nazionale (CNPD) per aver nominato un DPO inadeguato.

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Quando la funzione di Data Protection Officer è assegnata ad una persona giuridica, il referente dalla stessa designato a svolgere le attività non deve essere necessariamente un suo dipendente. Lo ha specificato il Garante per la protezione dei dati personali con una nota di chiarimenti (protocollo n. 16763 del 6 maggio 2020), rivolta a una azienda sanitaria locale piemontese. Questa Asl ha bandito una gara per l’affidamento della funzione di Dpo e, nel corso del procedimento, ha escluso una società partecipante, la quale ha indicato un avvocato come designato a svolgere le relative funzioni.

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Di recente sul Wall Street Journal è apparso un articolo di Angus Loten intitolato “Financial Technology Firms Tap AI to Reach More Borrowers”, in cui viene sottolineato come sia sempre più diffuso il ricorso a tecnologie di Intelligenza Artificiale per aiutare le fintech companies operanti nel settore della concessione di prestiti per aiutare imprese e anche singole persone, in primo luogo gli studenti, a reperire denaro da prestatori professionali e non per sostenere le loro attività di impresa o comunque orientate a implementare le capacità dei destinatari dei prestiti e quindi anche il valore delle loro attività presenti o future.

Il Tar Friuli Venezia Giulia interviene sui requisiti che deve rivestire il DPO nel contesto del nuovo Regolamento europeo sulla privacy e sul ruolo delle certificazioni ai fini della selezione da parte delle pubbliche amministrazioni di questo ultimo ruolo. Il ruolo del Dpo ( data protection officer) e’ eminentemente giuridico, secondo l’organo giurisdizionale amministrativo.

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Esauriti i posti disponibili per il Corso di autodifesa per DPO in programma il 25 marzo con iscrizioni chiuse in anticipo e una classe di ben 50 partecipanti. Specialmente nel periodo della pandemia, molti professionisti che sono Data Protection Officer si sono infatti resi conto che si tratta di un ruolo importante ma pieno di insidie e trabocchetti, e non a caso negli ultimi mesi questo corso organizzato da Federprivacy ha visto la partecipazione di oltre 500 addetti ai lavori.

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Mentre il Gdpr sta per compiere un anno, una nuova ricerca della International Association of Privacy Professionals (Iapp) indica che in tutta Europa sono circa 500.000 le organizzazioni che hanno dichiarato di aver nominato un Data Protection Officer.

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A quattro anni dalla entrata in vigore del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), un grande percorso è stato fatto con l’impegno di tutti gli attori dell’ecosistema privacy. I legislatori nazionali sono intervenuti con norme collaterali e/o applicative al GDPR, da ultimo in Italia con le innovazioni del Decreto “Capienze” ( D.L. 139 / 2021 convertito nella L. 205 /2021) per gli aspetti attinenti alla privacy nel comparto della pubblica amministrazione. e altre potranno e saranno emanate in linea con il carattere in progress della privacy anche in relazione all’innovazione tecnologica e delle forme di business.

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Caffè Privacy: i diritti dell'interessato

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