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Si chiama Giggle, l’app tutta al femminile che promette di mettere in collegamento, in maniera sicura, donne con donne che condividano gli stessi interessi, che vogliano fare lo stesso viaggio o semplicemente condividere, al riparo da rischi al maschile, un passaggio per il lavoro. Buona l’intenzione, utile l’idea, indovinata la campagna di marketing. C’è, però, un “ma”.

Sono passati più di sei mesi da quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il Covid-19 come pandemia. Da allora, il nostro modo di vivere e di lavorare è sicuramente stato trasformato. E uno dei settori che sicuramente ha avvertito di più questo cambiamento è stato quello della Cyber Security. Un cambiamento forzato dalla distribuzione forzata dei lavoratori in remoto. 

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Mercoledì, 25 Settembre 2019 13:50

È imparziale un Giudice “amico” su Facebook?

Il Giudice deve essere imparziale, equidistante tra le parti. È un principio universale del giusto processo declinato in maniera diversa in tutti gli ordinamenti dei Paesi democratici. E, naturalmente, se il Giudice chiamato a decidere una causa è amico di una delle parti tale imparzialità va a farsi benedire o, almeno, l’apparenza è che tale imparzialità vada a farsi benedire e tanto basta per minare alla radice la credibilità del giudice e con esso del giudizio.

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Stante all’ultimo rapporto “Digital Economy and Society Index 2019 (DESI 2019)”, l’Italia si colloca al 24simo posto (su 28 paesi membri dell’Unione Europea, prima della Brexit) in materia di digitalizzazione; ciascun paese é valutato in base al valore di cinque indicatori che contribuiscono a determinarne la posizione in “classifica”.  L’indicatore n.2 fa riferimento al “Capitale umano” ed è suddiviso in due sotto-indici: “competenze digitali di base" e "competenze avanzate in ICT”. Rispetto a questo indice, l’Italia si colloca al 26simo posto in classifica, prima delle ultime due, Romania e Bulgaria.

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Sono cresciuto nell’erronea convinzione che nei casi di emergenza occorra snellire i processi decisionali. Un comandante, qualche stretto collaboratore con specifiche comprovate competenze, il coraggio di assumersi le responsabilità, la capacità di sopportare le conseguenze di eventuali errori. Nelle condizioni di necessità e di urgenza un manipolo di soggetti deve capire, scegliere, decidere. Li si dovrebbe contare sulle dita di una mano, pochi, pochissimi, quasi fossero supereroi.

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Dal Garante Europeo della protezione dei dati (Edps, European data protection supervisor) arrivano utili strumenti per l’attività del responsabile della protezione dei dati e del consulente della privacy. La relazione annuale per il 2019 dell’Edps mette in fila, a consuntivo, una serie di strumenti che vanno al di là degli stretti compiti istituzionali del Supervisor europeo (garantire che le istituzioni e gli organi dell'UE rispettino il diritto protezione dei dati) e sfociano in veri e propri tool per chi deve applicare la protezione dei dati in azienda e negli enti pubblici.

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“La privacy è come la democrazia, un mito”, è un’allusione che ciclicamente si ripropone ogni volta che i fatti spingono questi due concetti – democrazia e privacy – al loro limite, oltre il quale c'è il pericolo per le libertà dei cittadini. A questo giro tocca alla privacy e il tono un po' disfattista della battuta andrebbe declinato in favore del Covid-19, ulteriore occasione per “lasciare a terra” una fetta del diritto alla protezione dei nostri dati personali.

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La privacy è un cantiere ancora aperto. Anzi, non sono state ancora completate le fondamenta. Si potrà ribattere che tempo ce n’è e che non ci sono termini perentori da rispettare. Ma è oggettivo che il RGPD è del 2016, che è diventato operativo nel 2018 ed altrettanto incontestabile è che non ci sono ancora le previste regole ad hoc, ad esempio, per la sanità o per le piccole e medie imprese.

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Martedì, 14 Aprile 2020 16:32

Lotta al virus, non alla privacy

Tra le molte divisioni nella comunità scientifica e ancor più tra i governi sul metodo più efficace per contrastare la pandemia, una delle poche certezze è costituita dall'uso delle tecnologie di tracciamento per coniugare la sicurezza delle persone con una ripresa delle attività economiche che non può attendere ancora molto. La diffusione massiva degli smartphone, dotati di apparati radio e sistemi di geolocalizzazione precisi e affidabili, rende infatti possibile creare sistemi potentissimi per ricostruire gli spostamenti a livello individuale e aiutare così a contenere la diffusione del virus.Un'esigenza che si scontra però con quella della privacy, tutelata a livello normativo ed essenziale da garantire per fare in modo che gli strumenti messi a disposizione siano davvero efficaci, in quanto utilizzati senza timore da parte di milioni di utenti sempre più attenti all'importanza dei dati personali.

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Qualche mese fa il Garante Privacy italiano ha pubblicato un’indagine conoscitiva sui Big Data, dove è emerso in sintesi, che circa 6 utenti su 10 non solo sono consapevoli di generare, con le loro attività online, dati utilizzabili per attività di profilazione, ma anche che essi appaiono informati dell’elevato grado di pervasività dei sistemi di raccolta (es. geo-localizzazione, accesso a funzionalità come la rubrica, il microfono e la videocamera) e della possibilità di sfruttamento dei dati da parte delle imprese.

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Presentazione libro Privacy, protezione e trattamento dei dati personali

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