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Il principio di “comply or explain” (in italiano “soddisfa o spiega”) è un elemento centrale della maggior parte dei regolamenti aziendali, in particolare di matrice anglosassone. È una soluzione estremamente valida per evitare un approccio rigido e fine a se stesso alle regole aziendali, promuovendo al contempo la responsabilizzazione dei collaboratori aziendali a tutti i livelli.

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Tra i problemi che giornalmente all’interno delle aziende gli “addetti alla privacy” (DPO, Privacy Officer e consulenti), devono affrontare e risolvere, ci sono sistematiche incomprensioni, divergenze e disaccordi con i “non addetti alla privacy”. Capita, infatti, che talvolta detti professionisti, quando forniscono le giuste indicazioni ed istruzioni per risolvere problemi organizzativi o contrattuali, vengano inopinatamente osteggiati da colleghi o clienti che non comprendono la fondatezza, la validità e l’utilità di tali istruzioni/indicazioni.

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Una forte crittografia end-to-end è una parte essenziale di un Internet sicuro e affidabile. Ci protegge ogni volta che effettuiamo una transazione online, quando condividiamo informazioni mediche o quando interagiamo con amici e familiari. La crittografia avanzata protegge anche i bambini: consente loro di comunicare in tutta sicurezza con amici e familiari fidati e consente ad altri di segnalare abusi e molestie online in modo confidenziale. Mantiene i nostri dati personali come “personali” e le nostre conversazioni private come “private”.

La privacy è un cantiere ancora aperto. Anzi, non sono state ancora completate le fondamenta. Si potrà ribattere che tempo ce n’è e che non ci sono termini perentori da rispettare. Ma è oggettivo che il RGPD è del 2016, che è diventato operativo nel 2018 ed altrettanto incontestabile è che non ci sono ancora le previste regole ad hoc, ad esempio, per la sanità o per le piccole e medie imprese.

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Agli americani la privacy non interessa più di tanto. Non a tutti naturalmente. Ma da qui si deve partire. Un nuovo studio del Pew Research Center ha rilevato che sono sempre meno i cittadini a stelle strisce che vogliono più regolamenti per le aziende Big Tech. Più nel merito: il 44% degli americani è favorevole a una maggiore regolamentazione del governo. Lo scorso anno erano addirittura al 56% , quindi oggi sono meno della metà. Peraltro, sono sia repubblicani che democratici quindi non c’è una discriminante politica.

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Venerdì, 08 Aprile 2022 09:34

La privacy non blocca la lotta alla criminalità

La privacy non blocca la lotta alla criminalità. Certo stoppa le schedature di massa, ma la repressione dei reati ammette la conservazione mirata, in base a categorie di persone o per aree geografiche, dei tabulati telefonici e telematici. Lo ha confermato la Corte di Giustizia Ue, che, con la sentenza del 5 aprile 2022, resa nella causa C-140/20, ha ammesso anche la conservazione a tappeto degli indirizzi IP e dei dati identificativi degli utenti che acquistano Sim prepagate e, infine, la conservazione rapida (quick freeze) dei dati relativi al traffico e all'ubicazione.

Già nel 1997, con la sentenza Reno v. Aclu, la Corte suprema americana, nel definire Internet "mezzo unico e completamente nuovo di comunicazione umana in tutto il mondo", coglieva la prima promessa della rete: il potenzialmente illimitato pluralismo, la democratizzazione dell'informazione. Nulla come la rete, infatti, ha liberalizzato l'accesso alle fonti informative e, al contempo, ha consentito a ciascuno di esercitare la libertà di manifestazione del pensiero: pietra angolare della democrazia, come affermò la Consulta italiana sin dal 1965.

Paige Bartley, analista senior sull’intelligenza artificiale, sostiene che “le organizzazioni devono concentrarsi sui punti in comune e sui principi fondamentali prima di concentrarsi sui requisiti specifici del regolamento [sulla protezione dei dati] in stile checklist”. La teoria della legittimità e quella degli stakeholder aiutano le organizzazioni a focalizzare l’attenzione su alcuni punti cruciali.

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Martedì, 14 Aprile 2020 16:32

Lotta al virus, non alla privacy

Tra le molte divisioni nella comunità scientifica e ancor più tra i governi sul metodo più efficace per contrastare la pandemia, una delle poche certezze è costituita dall'uso delle tecnologie di tracciamento per coniugare la sicurezza delle persone con una ripresa delle attività economiche che non può attendere ancora molto. La diffusione massiva degli smartphone, dotati di apparati radio e sistemi di geolocalizzazione precisi e affidabili, rende infatti possibile creare sistemi potentissimi per ricostruire gli spostamenti a livello individuale e aiutare così a contenere la diffusione del virus.Un'esigenza che si scontra però con quella della privacy, tutelata a livello normativo ed essenziale da garantire per fare in modo che gli strumenti messi a disposizione siano davvero efficaci, in quanto utilizzati senza timore da parte di milioni di utenti sempre più attenti all'importanza dei dati personali.

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Qualche mese fa il Garante Privacy italiano ha pubblicato un’indagine conoscitiva sui Big Data, dove è emerso in sintesi, che circa 6 utenti su 10 non solo sono consapevoli di generare, con le loro attività online, dati utilizzabili per attività di profilazione, ma anche che essi appaiono informati dell’elevato grado di pervasività dei sistemi di raccolta (es. geo-localizzazione, accesso a funzionalità come la rubrica, il microfono e la videocamera) e della possibilità di sfruttamento dei dati da parte delle imprese.

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Caffè Privacy: Cos'è un dato personale?

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