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Stalking con il drone: quando il pedinamento tecnologico va oltre la violazione della privacy

L’evoluzione tecnologica non modifica solo il modo in cui lavoriamo o comunichiamo: cambia anche il modo in cui vengono commessi alcuni reati. Tra questi, lo stalking sta assumendo forme sempre più invasive, sfruttando strumenti di sorveglianza facilmente reperibili sul mercato. I droni rappresentano uno degli esempi più evidenti di questo fenomeno.

Una recente vicenda riportata dal Tg2 della Rai dimostra quanto la tecnologia possa trasformarsi in un mezzo di persecuzione.

Il caso: perseguitata dall’ex anche con un drone - Secondo quanto riportato dalla cronaca, un uomo di 31 anni è stato denunciato per aver perseguitato la sua ex compagna per circa due anni, arrivando a monitorarne gli spostamenti anche tramite un drone. La donna aveva notato più volte il velivolo sorvolare i luoghi da lei frequentati abitualmente, sospettando di essere controllata.

Le indagini dei carabinieri hanno portato al sequestro del drone e dei dispositivi elettronici dell’uomo: nella memoria del velivolo sono state trovate numerose fotografie scattate all’insaputa della vittima, alcune delle quali erano state perfino condivise con amici e conoscenti. All’indagato è stato imposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa e l’obbligo di presentazione quotidiana alle autorità.

Non è un caso isolato - Il ricorso ai droni come strumento di controllo o persecuzione non è più episodico. Poche settimane prima, a Napoli, un altro episodio aveva attirato l’attenzione delle cronache. Un uomo di 28 anni aveva fatto decollare un drone per spiare l’ex compagna, cercando di posizionarlo davanti al balcone dell’abitazione della donna per controllarne la vita privata. Il piano si era però concluso in modo imprevisto: il velivolo si è schiantato contro la finestra dell’appartamento, e la vittima aveva quindi allertato i carabinieri. L’uomo è stato successivamente arrestato con l’accusa di atti persecutori.

Questi episodi mostrano come lo stalking stia assumendo una dimensione sempre più tecnologica, in cui strumenti nati per scopi ricreativi o professionali vengono trasformati in mezzi di controllo ossessivo.

Non è solo una violazione della privacy - Quando si parla di droni che riprendono o fotografano persone senza consenso, il primo tema che viene in mente è quello della privacy. In realtà, nei casi di persecuzione la questione giuridica è molto più ampia.

Il problema non è solo l’acquisizione illegittima di immagini, ma l’effetto di sorveglianza costante e intimidazione che tali condotte producono sulla vittima.

Lo stalking, disciplinato dall’art. 612-bis del codice penale, punisce infatti chi, con condotte reiterate, provoca nella vittima un perdurante e grave stato di ansia o paura, un fondato timore per la propria incolumità, oppure la costringe a modificare le proprie abitudini di vita.

Il pedinamento mediante drone può aggravare questi effetti perché rende la sorveglianza difficile da individuare, consente di controllare luoghi privati o semi-privati dall’alto, e produce una sensazione di controllo permanente, anche quando l’autore non è fisicamente presente.

In altre parole, il drone può trasformare lo stalking in una forma di sorveglianza remota continua, molto più invasiva di un semplice pedinamento.

Le possibili responsabilità penali - Chi utilizza un drone per controllare o perseguitare una persona contro la sua volontà può esporsi a diverse responsabilità penali, che possono concorrere tra loro, come:

1. Atti persecutori (art. 612-bis c.p.) - È il reato principale nei casi di persecuzione reiterata. In questi casi la pena prevista è la reclusione da 1 a 6 anni e 6 mesi, con aggravanti se il fatto è commesso contro l’ex partner o tramite strumenti informatici o telematici.

2. Interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.) - Se il drone viene utilizzato per riprendere o fotografare persone in luoghi di privata dimora (abitazioni, terrazzi, giardini), può configurarsi anche questo reato. La pena prevista è la reclusione da 6 mesi a 4 anni.

3. Diffusione illecita di immagini o dati personali - La condivisione delle immagini con terzi, come avvenuto nel caso friulano, può integrare ulteriori ipotesi di reato, oltre a violazioni della normativa sulla protezione dei dati personali.

4. Violazioni delle norme sull’uso dei droni - L’utilizzo di droni è soggetto a regole precise previste dalle normative aeronautiche europee e nazionali. Volare sopra persone o proprietà private senza autorizzazione può comportare sanzioni amministrative e, in alcuni casi, ulteriori responsabilità penali.

Lo stalking “tecnologico”: una sfida crescente - La diffusione dei droni, insieme a strumenti come tracker GPS, spyware o telecamere miniaturizzate, sta ampliando le possibilità di controllo illecito sulle persone.

Per questo motivo sempre più giuristi parlano di “stalking tecnologico” o “tech-enabled stalking”, una forma di persecuzione che sfrutta dispositivi digitali per monitorare e intimidire la vittima.

Il rischio è che strumenti progettati per finalità lecite – fotografia aerea, ispezioni tecniche, attività ricreative – diventino mezzi per esercitare un controllo invisibile e continuo sulla vita altrui.

Tecnologia e responsabilità - I casi recenti dimostrano che il pedinamento con drone non è una semplice curiosità tecnologica, ma una condotta che può avere conseguenze penali molto serie.

Quando l’uso di questi dispositivi si trasforma in un mezzo per controllare, intimidire o perseguitare qualcuno, non siamo più di fronte a una semplice violazione della privacy: siamo nel campo della violenza psicologica e della persecuzione penalmente rilevante.

Ed è proprio questo il punto cruciale: la tecnologia può cambiare gli strumenti, ma non cambia la natura del comportamento. Quando il controllo diventa ossessione, anche un piccolo drone può trasformarsi in un potente strumento di stalking.

Note sull'Autore

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