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Nicola Bernardi

Presidente di Federprivacy. Consulente del Lavoro. Consulente in materia di protezione dati personali e Privacy Officer. @Nicola_Bernardi

Mentre in Europa si continua a discutere di nuove regolamentazioni per mettere un freno al telemarketing selvaggio e per rafforzare le tutele sulla privacy, negli Usa la California ha sfoderato un’iniziativa legislativa che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui i cittadini esercitano il diritto alla cancellazione dei propri dati.

Se il timore che gli hacker riescano ad accedere abusivamente ai sistemi informatici rubando tutti i dati è stato finora uno dei rischi che ha tenuto maggiormente in apprensione le aziende, adesso con l’intelligenza artificiale il pericolo arriva anche dal “fuoco amico” delle proprie risorse umane.

Per anni il tema della privacy è stato affrontato nelle imprese soprattutto come una questione di mera compliance, e specialmente con le sanzioni previste dal GDPR che possono arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo, la domanda ricorrente nei consigli di amministrazione è sempre la stessa: "Quanto rischiamo di pagare se sbagliamo?"

Negli ultimi mesi il Garante sembra aver adottato una linea più intransigente del solito, sfoderando una raffica di multe milionarie senza precedenti nel panorama Ma nessuna delle maxi sanzioni inflitte dall'Autorità da inizio di quest’anno è stata realmente pagata, perché le aziende hanno fatto opposizione per vantare le proprie ragioni nelle aule dei tribunali.

Le frodi "deepfake" sono diventate la principale preoccupazione di sicurezza per le banche, con i criminali che ne sfruttano le potenzialità, e gli stessi lavoratori del settore finanziario vengono manipolati da truffatori che clonano voce e sembianze del loro CEO. Ma i danni causati da tali crimini informatici possono avere ripercussioni su qualsiasi altro ambito. 

Che un’autorità amministrativa sanzioni un’agenzia governativa è un fatto assai insolito, specialmente se il destinatario si chiama AgID, ente a cui il Governo italiano ha affidato un ruolo centrale nella regolamentazione, promozione e adozione dell’Intelligenza Artificiale nel nostro Paese, e tanto più se l’infrazione riguarda la protezione dei dati personali.

Da rapporti autorevoli emerge che solo il 23% dei consumatori si fida delle aziende che utilizzano l’IA per gestire i propri dati, e solo il 16% afferma di comprendere chiaramente come le aziende raccolgono e utilizzano le loro informazioni personali. E l’82% degli utenti ha abbandonato almeno un brand nell’ultimo anno.

Le multe stradali sono ormai diventate una miniera d’oro per le casse di molti Comuni italiani, che adottano sempre più diffusamente nuove tecnologie e AI per sanzionare automobilisti e motociclisti che infrangono le regole del Codice della Strada, ma a quanto pare le stesse amministrazioni locali non sono altrettanto ligie nel rispettare le normative vigenti, comprese quelle in materia di hashtag#privacy

Qualora un’azienda pretenda che il dipendente utilizzi il proprio dispositivo personale per svolgere attività lavorative, entra nel cosiddetto modello BYOD (“Bring Your Own Device”), che però comporta diverse criticità che richiedono di rispettare i limiti posti dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori e le regole del GDPR. Società di NCC sanzionata per 200.000 euro.

Negli Usa molti consumatori sono preoccupati per la diffusione delle tecnologie di surveillance pricing, e per contrastare gli abusi lo stato del Maryland ha appena approvato il “Protection From Predatory Pricing Act”, una legge che vieta ai supermercati e ai servizi di consegna alimentare di utilizzare dati personali per determinare prezzi individualizzati. 

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Il furto d'identità con l'intelligenza artificiale

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