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Guido Scorza

Componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali. Twitter: @guidoscorza

I dati che rimbalzano da uno studio di Sensity sono allarmanti. Oltre 1000 deep fake caricati ogni mese sui più grandi siti internet porno del pianeta, pagine con visualizzazioni da record. Tanto per intenderci stiamo parlando di siti internet che, in termini di visitatori, nella classifica dei siti più frequentati al mondo sono secondi solo a Google, YouTube, Facebook, Twitter e Instagram. In alcuni casi hanno più visite di Wikipedia, Yahoo o Amazon.

Chantal Totti sarà anche la figlia di due personaggi pubblici il cui diritto alla privacy è affievolito – entro certi limiti peraltro – dal diritto di cronaca ma è prima di tutta una bambina, un’adolescente che come tale merita di essere trattata anche dai media. È per questo che la pubblicazione della foto del suo lato b sulla copertina di Gente accompagnata da un titolo che ne suggerisce la somiglianza con il lato b della mamma è odiosa, intollerabile, socialmente e culturalmente insostenibile e indifendibile.

Le discussioni di queste settimane, in italia, in Europa e, per fortuna, anche fuori dai confini del vecchio continente a proposito dell’esigenza di identificare la migliore possibile soluzione di compromesso tra l’utilizzo della tecnologia nella guerra alla pandemia e il rispetto della privacy dei cittadini ci hanno, probabilmente, consegnato l’illusione di un mondo nel quale i diritti fondamentali stanno recuperando il ruolo che meritano nella società.

Lascia a dir poco interdetti l’annuncio, rimbalzato negli ultimo giorni dal quartier generale della Porsche, secondo il quale gli acquirenti dell’ultimo modello della celebre 911 potranno richiedere alla casa automobilistica di stampare, in alta definizione, la gigantografia, in alta definizione, della propria impronta digitale sul cofano della macchina.

Si chiama Giggle, l’app tutta al femminile che promette di mettere in collegamento, in maniera sicura, donne con donne che condividano gli stessi interessi, che vogliano fare lo stesso viaggio o semplicemente condividere, al riparo da rischi al maschile, un passaggio per il lavoro. Buona l’intenzione, utile l’idea, indovinata la campagna di marketing. C’è, però, un “ma”.

In ogni rivoluzione c’è sempre una prima volta in cui accade qualcosa che sino al giorno prima nessuno avrebbe immaginato accadesse. E nella rivoluzione ormai imminente che porterà gli uomini a convivere con i robot di prime volte ce ne sono state e ce ne saranno tante. Qualche settimana fa, in Florida, è stata la prima volta nella quale Alexa, l’assistente vocale di casa Amazon, è stata chiamata – si fa per dire – a testimoniare in un processo per omicidio.

Quella con la quale la Federal Trade Commission USA, nei giorni scorsi, ha imposto una serie di regole rigorosissime a Retina X, società produttrice di app di successo per il monitoraggio e il tracking di smartphone e persone è una decisione che non basterà a risolvere il problema ma che ha il merito di imporlo all’attenzione mediatica e politica globale.

Mercoledì, 25 Settembre 2019 13:50

È imparziale un Giudice “amico” su Facebook?

Il Giudice deve essere imparziale, equidistante tra le parti. È un principio universale del giusto processo declinato in maniera diversa in tutti gli ordinamenti dei Paesi democratici. E, naturalmente, se il Giudice chiamato a decidere una causa è amico di una delle parti tale imparzialità va a farsi benedire o, almeno, l’apparenza è che tale imparzialità vada a farsi benedire e tanto basta per minare alla radice la credibilità del giudice e con esso del giudizio.

A poco più di due settimane dalla tragedia del turista francese morto in Cilento e dalle polemiche seguite al mancato tempestivo arrivo dei soccorsi a causa dell’impossibilità di identificare la posizione del ragazzo attraverso la sua chiamata al 112, rimbalza dal Lussemburgo una Sentenza della Corte di Giustizia con la quale i Giudici del Lussemburgo ricordano che tutti i Paesi membri dovrebbero aver implementato già da tempo un sistema che consente l’identificazione della posizione di chi chiede soccorso attraverso gli smartphone e che gli operatori telefonici sono obbligati dalla Direttiva sul servizio universale a porre a disposizione del servizio di pronto soccorso, gratuitamente, i dati relativi alla posizione di chi chiama il 112.

Lascia interdetti la notizia che rimbalza dalle colonne del “The Harward Crimson”, il quotidiano dell’Università di Harward, fondato del 1873. Uno studente palestinese che, nei prossimi giorni, avrebbe dovuto iniziare a seguire i corsi di uno dei più prestigiosi college americani è stato respinto alla frontiera americana, all’aeroporto di Boston dopo che gli agenti della dogana, navigando nei suoi profili social attraverso il suo smartphone, hanno trovato alcuni post critici contro la politica USA pubblicati da alcuni contatti del ragazzo.

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Paolo Balboni spiega gli scenari della privacy europea alla luce del Dgls 101/2018

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