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Antonio Ciccia Messina

Avvocato, autore di Italia Oggi e collaboratore giornali e riviste giuridiche e appassionato di calcio e della bellezza delle parole - Twitter: @antonio_ciccia

L’accountability richiede urgentemente un repertorio europeo sul Gdpr. Ci vuole un catalogo delle pronunce e dei provvedimenti, delle linee guida e dei codici di condotta. Si deve abbinare un massimario dei provvedimenti sanzionatori e degli atti di rilevanza generale. Bisogna costruire, e siamo già in ritardo, il digesto europeo del Gdpr o se si preferisce il data base europeo, indicizzato e di pronto utilizzo, in tutte le lingue dei paesi in cui si applica il Gdpr.

Corsa (teorica) contro il tempo per il nuovo registro delle opposizioni al telemarketing. Il vecchio registro sarà mandato in cantina dal regolamento che sostituirà il decreto del Presidente della Repubblica n. 178 del 7 settembre 2010. E, a dire il vero, la nuova versione del dPR è passata all’esame preliminare del Consiglio dei ministri già il 17 gennaio 2020, dando il via alla trafila della raccolta dei pareri. Tra questi quello del Consiglio di Stato, che si è pronunciato due volte e, in dettaglio, all’adunanza del 2 aprile 2020 e, poi, a quella del 9 luglio 2020, in aperto disaccordo con il Mise, ministero dello sviluppo economico, incaricato di predisporre il testo del provvedimento.

Sicurezza nazionale controllata. Le serie minacce all'ordine pubblico autorizzano raccolte generali o mirate di dati, compreso l'indirizzo IP degli apparati elettronici. Ma ci vogliono garanzie per i cittadini: tempi limitati e controllo giudiziario o di un'autorità amministrativa imparziale. A studiare il bilanciamento tra privacy e sicurezza è la Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza del 6/10/2020, resa nelle cause C-623/17, C-511/18, C-512/18 e C-520/18. La sentenza rappresenta un vademecum che risponde al quesito a quanta privacy il cittadino debba rinunciare per ottenere di vivere sicuro e protetto.

Il guazzabuglio della vicenda romana dei feti sepolti con i nomi delle mamme (e anche contro la volontà delle stesse) contiene oggettivamente un’accozzaglia di incompetenze ed anche di contraddizioni e di ipocrisie.  Non a caso il Garante per la protezione dei dati personali ha deciso di aprire un’istruttoria per fare luce su quanto accaduto e sulla conformità dei comportamenti, adottati dai soggetti pubblici coinvolti, con la disciplina in materia di privacy.

Il Gdpr detta uno statuto speciale del diritto dei minori alla privacy e alla protezione dei dati. Si tratta di un gruppo di norme, che compongono un corpo definito e specifico, finalizzato ad una maggiore protezione di questa particolare categoria di soggetti vulnerabili. La Circolare 5-2020 emanata da Federprivacy, riservata a soci e sostenitori dell’associazione, è specificamente dedicata alla tutela della privacy dei minori con il Gdpr per aiutare professionisti e imprese che devono trattare questa delicata tipologia di dati personali in conformità con la normativa vigente.

Nel limbo il traffico di dati personali verso gli Usa. Dopo la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea (Cgue) del 16 luglio 2020, che ha annullato l'accordo Ue/Usa sull'export di dati (accordo enfaticamente battezzato scudo privacy o Privacy Shield), non si sono viste immediate ripercussioni (secondo qualcuno sarebbero state catastrofiche), e i principali operatori interessati (sono nomi conosciuti da tutti perché interessano servizi di messaggistica, cloud, social network, distribuzione planetaria di prodotti) hanno, fino a oggi, tutt'al più modificato le loro schede informative sui loro siti internet.

Inps condannato per il software automatizzato usato nei controlli delle assenze per malattie. Il tribunale di Roma (sentenza 4609/2020) ha confermato l'ingiunzione 492 del 29/11/2018, con cui il Garante privacy aveva ordinato all'ente il pagamento di 40 mila euro. Il giudice ha respinto l'opposizione dell'Inps contro l'ingiunzione, accertando che lo stesso ha commesso plurime violazioni del Codice della privacy.

La privacy è un cantiere ancora aperto. Anzi, non sono state ancora completate le fondamenta. Si potrà ribattere che tempo ce n’è e che non ci sono termini perentori da rispettare. Ma è oggettivo che il RGPD è del 2016, che è diventato operativo nel 2018 ed altrettanto incontestabile è che non ci sono ancora le previste regole ad hoc, ad esempio, per la sanità o per le piccole e medie imprese.

Chiedere lumi al Dpo fa sempre bene al titolare del trattamento. Anche solo per abbassare l’importo della sanzione per violazione della normativa sulla protezione dei dati. Ma qual è il ruolo del Data Protection Officer? A ben vedere, in effetti, il Dpo si mette sempre in gioco e rischia, al di là di quanto gli competa, di diventare una posizione di garanzia o, altrimenti detto, un parafulmine. Sullo sfondo, il Considerando 77 del Gdpr, neppure tanto di sottecchi, ormai allunga la sua ombra: un “Considerando” che dota il Dpo di super poteri, ma che poi lo colloca su un piedistallo scivoloso; un “Considerando” che mette l’acceleratore a una priorità assoluta e cioè avere un repertorio delle “indicazioni del Dpo” per specifici settori.

Squarciato il velo sui Dpo. Il Gdpr in materia di Responsabile della protezione dei dati è un campo minato. Pieno di insidie. E gli interventi punitivi, seppure limitati a qualche unità, fanno scorgere tempeste all’orizzonte. Non è tanto il tabellino delle sanzioni già elevate che preoccupa, quanto la possibilità, illimitata, di sanzionare qualsiasi titolare o responsabile del trattamento per fatti od omissioni riguardanti il Data Protection Officer.

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