NEWS

Condannata Facebook per non aver rimosso i post dal contenuto diffamatorio

Condannata Facebook per non aver rimosso i post dal contenuto diffamatorio

Facebook deve rimuovere i post del cui contenuto diffamatorio è pienamente consapevole. In caso contrario deve essere sanzionata sul piano pecuniario. A questa conclusione approda il Tribunale di Milano, Prima sezione civile, con sentenza con la quale Facebook è condannata al risarcimento danni nei confronti di Snaitech per non avere tempestivamente cancellato una serie di contenuti diffamatori pubblicati nelle pagine «Truffa Snaitech» e «Snaitech Truffa».

Se la testata online non rimuove la notizia non aggiornata può scattare il risarcimento

Se la testata online non rimuove la notizia non aggiornata può scattare il risarcimento

La Cassazione, sentenza n. 6116-2023, detta le regole per il risarcimento del danno in caso di mancata rimozione, da un giornale online, di una notizia non aggiornata relativa ad un procedimento penale. Una notizia, in ipotesi, causa di possibili danni reputazionali per la persona citata. Per la Terza sezione civile, che su questo afferma un principio di diritto, deve ritenersi che "la persistenza nel sito web di una testata giornalistica della risalente notizia del coinvolgimento di un soggetto in un procedimento penale - pubblicata nell'esercizio legittimo del diritto di cronaca, ma non aggiornata con i dati relativi all'esito di tale procedimento - non integra, di per sé, un illecito idoneo a generare una pretesa risarcitoria".

I tabulati delle chat sono documenti e non intercettazioni

I tabulati delle chat sono documenti e non intercettazioni

Un’interessante sentenza per gli esperti di informatica è la n. 6363/2023 della Corte di Cassazione, emessa a seguito del ricorso presentato contro un provvedimento con cui il Tribunale del riesame ha confermato la decisione del Gip che ha applicato la sanzione cautelare della custodia in carcere nei confronti di un soggetto nei cui confronti sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza in relazione all'omicidio di un soggetto grazie alla messaggistica o Chat ricondotta all'ID dell'indagato.

Un disservizio dell'email può costituire un data breach e violare il GDPR

Un disservizio dell'email può costituire un data breach e violare il GDPR

Posta elettronica da mantenere sempre funzionante: un disservizio delle e-mail (con il ritardo nel ricevimento delle comunicazioni elettroniche) viola la privacy. Potrebbe essere anche un data breach (violazione dei dati personali).

In Italia il numero di incidenti informatici supera quello degli attacchi stessi

In Italia il numero di incidenti informatici supera quello degli attacchi stessi

Il numero di incidenti informatici in Italia, ossia gli attacchi andati a buon fine, ha superato nel 2022 quello degli attacchi stessi. Ciò è stato provocato dal crescente lasso di tempo intercorso tra il momento dell'attacco stesso e l'incidente, dalle tecniche sempre più sofisticate usate dagli hacker e dalla poca consapevolezza sui rischi legati alla rete da parte di imprese e cittadini. Uno scenario che evidenzia, pertanto, un drastico peggioramento dello stato della sicurezza informatica.

Decreto Trasparenza, da definire il perimetro degli obblighi di informazione

Decreto Trasparenza, da definire il perimetro degli obblighi di informazione

I nuovi obblighi informativi per l’attivazione dei rapporti di lavoro (non solo subordinato, ma anche per le collaborazioni), disposti dal decreto legislativo 104/2022, che è la trasposizione nel nostro ordinamento della direttiva 2019/1152 sul lavoro trasparente, hanno finito per imporre alle imprese, nei fatti, di riprodurre per iscritto il contenuto (quasi) integrale delle regole che governano il rapporto di lavoro.

Tavola rotonda su privacy e intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

Mappa dell'Italia Puglia Molise Campania Abruzzo Marche Lazio Umbria Basilicata Toscana Emilia Romagna Calabria

Rimani aggiornato gratuitamente con la nostra newsletter settimanale
Ho letto l'Informativa Privacy