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In un mondo interconnesso e in una realtà immateriale come quella della rete, "la barriera territoriale appare sempre più anacronistica", afferma il presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro, da novembre 2014 alla guida di un gruppo di lavoro che riunisce le authority per la privacy dei Paesi europei. Il quale esorta a leggere in controluce la sentenza della Corte di giustizia Ue del Lussemburgo che da ragione a Google in materia di diritto all'oblio:

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L'informazione di essere stato amministratore di una società fallita non si può cancellare, invocando la legislazione sulla privacy, anche se è una notizia negativa per la reputazione. Non cala l'oblio sul registro delle imprese tenuto dalle camere di commercio. È la Cassazione, sezione prima, a dirlo, con un'ordinanza adottata dopo avere interessato la Corte di giustizia Ue, per avere la corretta interpretazione della normativa italiana rispetto alla disciplina europea sul trattamento dei dati personali.

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Google non dovrà applicare il diritto all'oblio su scala globale: il motore di ricerca non sarà obbligato a rimuovere i link a contenuti che alcuni utenti non vorrebbero più far vedere in nome del diritto all'oblio, fuori dall'Unione europea. La decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea farà sì che i contenuti che in Europa sono considerati "dimenticabili" potranno essere in ogni caso visibili nei risultati di ricerca di Google all'esterno dell'Unione.

Dopo la sentenza “Costeja” della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) del 13 maggio 2014, le autorità di controllo hanno registrato un aumento del numero di segnalazioni o reclami concernenti proprio fattispecie specifiche del tutto simili a quella relativa alla nota sentenza summenzionata.

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La permanenza in rete di notizie di cronaca giudiziaria non aggiornate può rappresentare un ostacolo al reinserimento sociale di una persona. Il diritto all’oblio va riconosciuto anche a chi è stato riabilitato dopo una condanna. Il principio è stato affermato dal Garante privacy, che ha ordinato a Google la rimozione di due Url che rimandavano ad informazioni giudiziarie non più rappresentative della attuale situazione di un imprenditore.

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Paese che vai, storia che trovi. È questo più o meno il senso delle conclusioni con le quali l’avvocato generale della Corte di giustizia Maciej Szpunar ha suggerito ai giudici europei di decidere che quando Google disindicizza un contenuto in accoglimento di una richiesta di “oblio”, il contenuto in questione deve divenire inaccessibile, via Google, dall’Europa ma non anche dal resto del mondo.

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Giovedì, 17 Maggio 2018 20:16

In cosa consiste il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio può essere definito come il diritto di un individuo ad essere dimenticato, o più precisamente, a non essere più ricordato per fatti che lo riguardano e che in passato sono stati oggetto di cronaca. Il suo presupposto è che l’interesse pubblico alla conoscenza di un certo fatto è racchiuso in quello spazio temporale necessario ad informarne la collettività, e che con il trascorrere del tempo diminuisce progressivamente fino a scomparire.

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Dopo la storica sentenza della Corte di Giustizia Europea nel caso Google Spain contro Google, la Corte torna ad occuparsi del diritto all’oblio nell’ambito di una controversia iniziata dall’Autorità Garante francese (CNIL) contro Google Inc. e lo scorso 24 settembre 2019, si è pronunciata con una sentenza che sembra offrire nuove prospettive per l’affermazione del diritto all’oblio.

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Lunedì, 30 Settembre 2019 09:16

Limitare il diritto all’oblio è un rischio

La Corte di giustizia ha adottato una decisione molto attesa sui limiti territoriali dell’ordine di deindicizzazione dei link lesivi del diritto all’oblio, emerso quale “nuovo” diritto nell’era digitale nella ormai leggendaria decisione Google Spain dell’aprile del 2014. In quell’occasione si aveva avuto modo di sostenere sul Sole24Ore che la sentenza del 2014 aveva almeno due punti deboli. Da una parte, il fatto che i giudici europei avessero di fatto attribuito un ruolo para-costituzionale al motore di ricerca, vero e proprio arbitro dei conflitti tra diritti fondamentali.

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Il diritto all'oblio può essere invocato - in casi particolari - anche partendo da dati presenti sul web che non siano il nome e il cognome dell'interessato, nel caso in cui essi lo rendano comunque identificabile, anche in via indiretta.

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