TikTok aggiorna l’informativa sulla privacy e dichiara di raccogliere dati sensibili come status di transgender o non binario e origine razziale
L’ennesimo aggiornamento dei termini di servizio di TikTok è arrivato con una semplice notifica di poche righe da scorrere, e un pulsante da accettare per continuare a usare l’app. Ma questa volta, negli Stati Uniti, quel passaggio apparentemente automatico ha innescato un acceso dibattito con proteste e timori per la privacy, nonché nuove tensioni politiche attorno al social network più discusso degli ultimi anni.

L’aggiornamento riguarda sia i termini di utilizzo sia l’informativa sulla privacy e si inserisce in una fase particolarmente delicata per TikTok. Da tempo la piattaforma è infatti sotto osservazione da parte delle autorità statunitensi, che accusano la società madre cinese ByteDance di esercitare un’influenza indebita sulla gestione dei dati degli utenti americani. In questo contesto, la revisione dei documenti legali non è quindi solo un aggiornamento burocratico, ma un tassello di una più ampia riorganizzazione pensata per rispondere alle pressioni normative e politiche dell’amministrazione Trump.
Nella privacy policy aggiornata, TikTok chiarisce in modo più esplicito quali informazioni possono essere raccolte e come possono essere utilizzate. Si parla di dati legati all’uso dell’app, di informazioni tecniche e di geolocalizzazione, ma anche di contenuti e dati personali che gli utenti scelgono di condividere sulla piattaforma. Tra questi rientrano dati sensibili, come l’identità di genere, l’orientamento sessuale (come lo status di transgender o non binario), "origine razziale o etnica", le convinzioni religiose, la cittadinanza o lo status di immigrazione, ed anche diagnosi di salute mentale o fisica.
I termini aggiornati dettagliano inoltre l’impiego dei dati per la pubblicità personalizzata, anche al di fuori dell’ecosistema di TikTok, attraverso partner commerciali.
Un altro elemento nuovo è il riferimento più esplicito all’intelligenza artificiale. I termini aggiornati introducono regole sull’uso di strumenti di AI, sulla moderazione dei contenuti e sull’obbligo di segnalare materiali generati o alterati artificialmente. Secondo TikTok, molte di queste pratiche erano già in vigore e l’aggiornamento servirebbe soprattutto a rendere il linguaggio legale più chiaro e conforme alle normative statunitensi, come il Consumer Privacy Act della California, che richiede alle aziende di accettare di rivelare ai consumatori quali "informazioni sensibili" vengono raccolte.
Eppure, le rassicurazioni non sono bastate a placare le critiche degli utenti della piattaforma, la maggior parte dei quali sono giovani dai 13 anni in su, e sui social e nei forum americani molti hanno reagito con preoccupazione, accusando TikTok di normalizzare una raccolta dei dati sempre più estesa e invasiva. A irritare non è solo il contenuto dei nuovi termini, ma anche la modalità con cui vengono imposti: accettarli è una condizione necessaria per continuare a usare l’app, senza reali possibilità di scelta o personalizzazione del consenso. Il timore diffuso è che, al di là delle riformulazioni legali, permangano zone d’ombra difficili da verificare dall’esterno.
In questo clima, molti utenti hanno scelto di cancellare il proprio account come gesto di protesta, mentre altri invocano regole più stringenti e una maggiore tutela dei diritti digitali. La vicenda dell’aggiornamento dei termini di TikTok diventa così qualcosa di più di una questione contrattuale: è l’ennesimo capitolo di una discussione più ampia su chi controlla i dati, su come vengono utilizzati e su quanto potere abbiano davvero gli utenti di fronte alle grandi piattaforme tecnologiche.
Fonte: TechCrunch






