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La prima relazione della Commissione europea sullo stato del decennio digitale, pubblicata il 27 settembre 2023, presenta un'analisi globale dei progressi compiuti verso la realizzazione di una trasformazione digitale volta a rafforzare la sovranità digitale, la resilienza e la competitività dell'UE.

Secondo una fonte consultata da Reuters, la Commissione Europea sta indagando sul modo in cui Google raccoglie e gestisce i dati dei propri utenti, in vista di possibili nuovi provvedimenti nei confronti di Alphabet, la holding che controlla il motore di ricerca più utilizzato al mondo.

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L’app europea per la verifica dell’età era stata presentata appena pochi giorni fa, ma è già finita al centro delle polemiche dopo che alcuni esperti di cybersicurezza hanno dimostrato quanto sia facile aggirarne i meccanismi di protezione.

Il 24 giugno 2025 la Commissione Europea ha presentato una roadmap che definisce la propria tabella di marcia per garantire che le forze dell'ordine nell'UE abbiano un accesso effettivo e legale ai dati. La tabella di marcia è un importante risultato nell’ambito di “ProtectEU”, la strategia di sicurezza interna dell’UE, che la Commissione ha presentato ad aprile di quest’anno.

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La Commissione UE ha pubblicato il modello per la rendicontazione sulle tecniche di profilazione dei consumatori e l'audit indipendente di tali relazioni. I gatekeeper sono tenuti a presentare i rapporti alla Commissione come parte dei loro obblighi ai sensi dell'articolo 15 del Digital Services Act. (DMA)

La Commissione europea ha reso nota la lista di 19 grandi piattaforme digitali che saranno sotto la lente dell’UE a partire dal prossimo 25 agosto, con 4 mesi di tempo per adeguarsi al Digital Services Act. Lo ha annunciato il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, avvertendo che le big tech "dovranno cambiare i loro comportamenti se vorranno continuare a operare in Europa".

Un'indagine a tappeto della Commissione Europea svolta in collaborazione con le autorità nazionali per la tutela dei consumatori ha controllato 399 siti web di shopping online, ed è emerso che 148 di essi contengono “Dark Pattern”, cioè quelle pratiche di manipolazione scorrette che spesso spingono gli utenti a compiere scelte che non necessariamente sarebbero nel loro interesse.

C’è l’accordo politico sul Digital Service Act e sembrerebbe che l’accordo in questione preveda tra l’altro che i dati dei bambini non si potranno più utilizzare per fare profilazione.È una bellissima notizia. Peccato che il destino abbia voluto che sia rimbalzata sui giornali di mezzo mondo negli stessi giorni nei quali il Consiglio d’Europa ha reso noto in un rapporto che i bambini europei entrano per la prima volta nei siti pornografici – che sarebbero ovviamente riservati ai maggiorenni – in media a undici anni e che i gestori di questi siti, con poche eccezioni, si limitino a chiedere loro di confermare con un click di avere almeno diciotto anni.

Pubblicata la seconda relazione della Commissione Europea sullo stato di applicazione del regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) che permette di avere un quadro aggiornato delle varie situazioni, presenti nei vari paesi europei.

Una campagna pubblicitaria della Commissione europea è al centro di una polemica per la presunta violazione del Gdpr.  Il Centro europeo per i diritti digitali (Noyb) guidato dall'avvocato Max Schrems, ha presentato una denuncia al Garante europeo per la protezione dei dati per il modo con cui la Commissione ha selezionato gli utenti su X.

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