Immagini intime e chat private visionate dagli operatori di Meta: le accuse sulla privacy degli occhiali intelligenti finiscono in tribunale
Meta sta affrontando una nuova causa per le accuse sulla privacy, questa volta relative ai suoi occhiali dotati di intelligenza artificiale.

La vicenda nasce da un’indagine condotta da due quotidiani svedesi, Svenska Dagbladet e Göteborgs-Posten, secondo cui alcuni dipendenti di un subappaltatore di Meta con sede in Kenya avrebbero esaminato filmati privati registrati dagli occhiali utilizzati dai clienti.
Al centro della controversia ci sono contenuti particolarmente sensibili: tra i materiali visionati ci sarebbero video e immagini che includono nudità, utilizzo del water, rapporti sessuali, messaggi privati e chat, e persino informazioni personali come dati bancari.
L’Autorità per la privacy del Regno Unito, (Information Commissioner’s Office, ha così deciso di avviare un'indagine sulla questione, che ha poi portato a una causa negli Stati Uniti (Caso 3:26-cv-01897 presentato il 04 marzo 2026) avviata presso il tribunale del distretto settentrionale della California, divisione di San Francisco, da parte dei querelanti Mateo Canu della California e Gina Bartone del New Jersey (USA), rappresentati dallo studio legale Clarkson, specializzato in casi di interesse pubblico.
La causa, avviata negli Stati Uniti, accusa Meta di pubblicità ingannevole e di non aver rispettato le leggi sulla privacy.
Secondo i ricorrenti, la società avrebbe promosso i propri dispositivi con slogan rassicuranti, come l’idea che siano “progettati per la privacy” e “controllati dall’utente”, inducendo così i consumatori a credere che i loro dati e i momenti privati restassero al sicuro.
Tuttavia, i termini di servizio dell’IA di Meta nel Regno Unito menzionano effettivamente la possibilità che vi siano interventi umani per la revisione dei contenuti, e una versione di tale policy che si applica anche agli Stati Uniti afferma: “In alcuni casi, Meta esaminerà le tue interazioni con le AI, incluso il contenuto delle tue conversazioni o messaggi alle IA, e questa recensione potrebbe essere automatizzata o manuale" (umana).
Sempre secondo l’accusa, non sarebbe stato chiarito in modo adeguato che i contenuti registrati potevano essere visionati anche da operatori umani. Nella causa viene coinvolta anche Luxottica of America, partner nella produzione degli occhiali.
Meta, da parte sua, afferma che la revisione dei contenuti da parte di personale umano può essere necessaria per migliorare l’esperienza d’uso e le prestazioni dei sistemi di intelligenza artificiale, e perciò i lavoratori subappaltati a volte avrebbero bisogno di rivedere i contenuti dei clienti, comprese immagini e video, per migliorare l'esperienza degli occhiali intelligenti.
La società sostiene inoltre che le immagini vengano generalmente trattate con tecniche come la sfocatura dei volti, anche se alcune testimonianze raccolte dai giornali svedesi mettono in dubbio l’efficacia costante di queste misure. Un lavoratore coinvolto nella revisione dei contenuti ha dichiarato: “Vediamo tutto, dai soggiorni ai corpi nudi”.
Il caso riaccende così il dibattito sulla gestione dei dati nei sistemi basati sull’intelligenza artificiale, soprattutto quando si tratta di dispositivi in grado di registrare la vita quotidiana in modo continuo.
Da parte sua, il gigante tecnologico sostiene di prendere molto sul serio la privacy dei propri clienti.
Fonte: Euronews






