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Visualizza articoli per tag: dati sanitari

Dopo due settimane dall'attacco hacker, il gruppo criminale Cicada3301 che ha rivendicato l'attacco informatico che ha colpito l'Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) Rhodense, ha pubblicato online i dati dei pazienti, che includono molte informazioni personali, fra cui prescrizioni e referti medici.

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Un maxi risarcimento da 2,5 milioni di euro. È questo il contenuto della diffida stragiudiziale presentata contro la Asl 1 abruzzese dagli avvocati Marco Colantoni, del foro dell’Aquila, e Pier Luigi D’Amore, del foro di Avezzano.

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Rosebud, un’app per la salute mentale, nella sua sulla privacy policy afferma che le conversazioni acquisite vengono inviate simultaneamente a tre piattaforme di intelligenza artificiale: OpenAI, Anthropic e Groq. In pratica, un utente che digita pensieri sulla depressione o sui suoi traumi condivide contemporaneamente con tre entità separate le proprie confidenze.

Negli ultimi giorni è cresciuta l’allerta tra i cittadini italiani per una nuova campagna di truffe digitali che prende di mira la tessera sanitaria, utilizzando messaggi fraudolenti apparentemente inviati dal Ministero della Salute. La frode è particolarmente insidiosa tanto da poter indurre all’errore anche utenti attenti e normalmente cauti.

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Attenzione a numeri e sigle. Se solo richiamano aspetti sanitari, sono di per se stessi dati sanitari. Anche se non abbinati a una determinata persona. Lo ha imparato a proprie spese un liceo scientifico, colpevole di avere pubblicato sul sito internet un elenco del personale fruitore di permessi previsti dalla legge 104/1992 (legge-quadro per l'assistenza delle persone handicappate). Mera indicazione della cifra «104», errore umano della diffusione e natura riservata della pagina del sito non sono valse a evitare l'ingiunzione del Garante della privacy di pagamento di 4 mila euro (provvedimento n. 290 del 1° settembre 2022).

Di recente sono state pubblicate la relazione della Cassazione riguardante la giurisprudenza civile e la relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali. Un’occasione per imparare e non ripetere gli errori nei quali sono incappati medici e strutture sanitarie nella comunicazione dei dati.

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La tutela del dato sensibile prevale sulla trasparenza amministrativa. La Corte di cassazione (sentenza 9382) ha accolto il ricorso del Garante della privacy, contro la sentenza del Tribunale che aveva “salvato” la provincia di Foggia sanzionata dall'Authority per 20 mila euro, per aver diffuso notizie sullo stato di salute di un dipendente. Inutile per l'amministrazione chiarire che per l'illecito, nel caso ci fosse stato, rispondeva il dirigente del servizio.

Le certificazioni rilasciate in occasione della fruizione di prestazioni sanitarie rientrano a pieno titolo nell’esigenza di disegnare by design e by default il trattamento dei dati sanitari.

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Il personale medico di un centro ospedaliero universitario è stato costretto ad abbandonare i computer per una settimana perchè un attacco ransomware li aveva resi inutilizzabili. Ma pur registrando "ritardi molto lunghi nelle cure", i sanitari non si sono dati per vinti e hanno proseguito le loro attività tornando al vecchio metodo "carta e matita", fino a quando i problemi tecnici non sono stati progressivamente risolti.

Le strutture sanitarie devono adottare tutte le misure tecniche e organizzative necessarie per evitare che i dati dei loro pazienti siano comunicati per errore ad altre persone. Lo ha ricordato il Garante per la privacy nel sanzionare due ospedali e una Asl per le violazioni di dati personali causati non da attacchi informatici esterni, ma da procedure inadeguate e da semplici errori materiali del personale.

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Il presidente di Federprivacy al TG1 Rai

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