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Privacy VS Security: è falsa dicotomia?

Privacy VS Security: è falsa dicotomia?

La pandemia ha dimostrato quanto siano diventati centrali i social media, le piattaforme di messaggistica e collaborazione durante la vita quotidiana delle persone. Tuttavia, non abbiamo ancora capito il compromesso tra la sicurezza e la privacy offerte da queste piattaforme e i costi reali del loro utilizzo. Per esempio, siamo abituati a sentirci dire che la privacy è equiparabile ad una merce, ma nessuno è davvero sicuro di ciò che viene venduto, o quale sia il prezzo reale.

La pandemia ci ha insegnato che fare il DPO è più complicato di quanto pensavamo

La pandemia ci ha insegnato che fare il DPO è più complicato di quanto pensavamo

Quando negli anni '90 sorse la necessità per le grandi società americane di tutelarsi dalle crescenti preoccupazioni che i consumatori nutrivano riguardo l’utilizzo dei loro dati personali man mano che si sviluppava il mondo digitale, fu istituita la figura del “Privacy Officer”, che fu concepita come difensore delle aziende.

Accountability: misure reattive e proattive

Accountability: misure reattive e proattive

L’accountability, come ormai ampiamente condiviso, porta a definire, sulla base della valutazione dei rischi, le misure che servono alla mitigazione degli stessi, agendo sulle leve di gravità, probabilità e rilevabilità. Le misure sono definite dal Titolare del trattamento sulla base della valutazione dei rischi, che può essere condotta secondo approcci diversi. Il risultato della valutazione è l’IRP - indice di priorità del rischio/risk priority number, che deve essere confrontato con il livello di priorità stabilito sulla base del superamento di una determinata soglia di intervento. 

Professionisti della privacy, l'analisi del 2021 per comprendere le tendenze del 2022

Professionisti della privacy, l'analisi del 2021 per comprendere le tendenze del 2022

Che anno è stato il 2021 per i professionisti della privacy? E quali sono le tendenze per i prossimi mesi? A tali domande offre risposta l’edizione di quest’anno del “Privacy Governance Report”, la ricerca prodotta dall’International Association of Privacy Professionals (IAPP) in collaborazione con EY e EY Law.

Se una pubblica amministrazione sceglie il Dpo al proprio interno dovrebbe nominare un dirigente o un funzionario di alta professionalità

Se una pubblica amministrazione sceglie il Dpo al proprio interno dovrebbe nominare un dirigente o un funzionario di alta professionalità

Come noto l'art. 37, par. 1, lett. a), del Regolamento UE 679/2016 (RGPD) prevede che i titolari e i responsabili del trattamento designino un RPD (DPO nell’accezione inglese) «quando il trattamento è effettuato da un'autorità pubblica o da un organismo pubblico, eccettuate le autorità giurisdizionali quando esercitano le loro funzioni giurisdizionali».
Ne segue che a titolo esemplificativo sono tenuti alla individuazione e designazione gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le Regioni e gli enti locali, le università, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, le aziende del Servizio sanitario nazionale, le autorità indipendenti ecc.

Il costo occulto per stare sui social

Il costo occulto per stare sui social

In questa rubrica ci siamo fatti anche noi portatori della “modesta proposta” (per dirla alla Jonathan Swift) di rendere i social a pagamento al fine di poterne contenere l'abuso. Il tema è aperto in vari Paesi del mondo (non da noi in realtà, principalmente in Usa e in Francia) dove se ne discutono i pro e i contro e la concreta fattibilità. In questo dibattito si è aperto un interessante tema collaterale: si parte dall'assunto che oggi i social sono gratuiti, ma lo sono davvero? Per rispondere bisogna partire da una precisazione: gli utenti (cioè tutti noi) non sono i veri clienti dei social; i veri clienti sono invece le aziende che pagano la pubblicità e quelle che pagano per avere i (nostri) dati sulla rete.

Il furto d'identità con l'intelligenza artificiale

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