Privacy Day Forum 2026, appuntamento il 14 ottobre ad Arezzo
Una delle promesse del GDPR era quella di recare notevoli benefici per gli utenti, come maggiore controllo sui propri dati e più trasparenza sulle modalità con cui essi vengono utilizzati.

Eppure a distanza di ormai 8 anni dall’introduzione del Regolamento europeo sulla protezione dei dati la realtà odierna è ben diversa, e molte aspettative sono state tristemente disattese, perché la maggior parte delle aziende ha mantenuto un approccio burocratico perlopiù finalizzato ad evitare le sanzioni con informative lunghissime e spesso scritte in gergo legale che sono difficili da comprendere.
Anche i consensi vengono in molti casi carpiti senza la reale consapevolezza degli interessati, che poi si trovano loro malgrado vessati da invasive campagne di marketing contro cui non sono neanche messi in condizione di esercitare agevolmente i loro diritti come prevederebbe la normativa.
A peggiorare ulteriormente la situazione, hanno contribuito l’estesa diffusione di pratiche ingannevoli e subdoli stratagemmi come “dark pattern” e “privacy fatigue”, utilizzati da piattaforme senza scrupoli per indurre gli utenti ad accettare policy che celano cavilli legali studiati ad arte per legittimare il massimo sfruttamento dei dati personali senza preoccuparsi realmente del rispetto della sfera privata delle persone.
Questa logica, ha però prodotto conseguenze negative che si ripercuotono direttamente sulla sostenibilità della nuova civiltà digitale, che specialmente con l’intelligenza artificiale necessita assolutamente della fiducia degli utenti, i quali devono poter affidare i loro dati nelle mani di aziende che li proteggano dai crescenti rischi cibernetici e rispondano anche alle loro aspettative di vedere tutelata la loro riservatezza.
Tutte le più recenti statistiche evidenziano infatti un generalizzato aumento della diffidenza su cui organizzazioni pubbliche e private non possono più fare finta di niente.
Ad esempio, uno studio condotto da NielsenIQ mostra che per il 69% dei consumatori la percezione di un corretto trattamento dei dati personali è un fattore determinante per affidarsi a un’azienda, e 7 italiani su 10 dichiarano di aver evitato almeno una volta l’accesso a un sito o a una app per non condividere le proprie informazioni.
Le aziende che devono mantenersi competitive sul mercato devono quindi ripensare le loro strategie sulla protezione dei dati: la compliance al GDPR rimane ovviamente un pilastro fondamentale, ma per conquistare la fiducia degli utenti occorre abbandonare concetti di mera conformità burocratica, e soprattutto fare del reale rispetto della privacy un valore strategico da cui derivino veri benefici per i clienti, i quali mostrano sempre più avversione nei confronti di escamotage legalistici che si rivelano sempre più controproducenti, inducendoli a cercare altrove soluzioni alternative che diano loro maggiori garanzie di riservatezza.
Per supportare i manager d’impresa in questo cambio di paradigma, i professionisti della protezione dei dati sono i primi a dover adottare una visione al passo con i tempi fatta da una governance dei dati basata sulla compliance normativa per scongiurare il rischio di pesanti sanzioni, ma rafforzata da nuove strategie per un concreto rispetto della privacy che possa diventare una potente leva di business nella società digitale.
Proprio con questi obiettivi, il Privacy Day Forum 2026 è stato specificamente intitolato “Compliance e rispetto della privacy come valori strategici per conquistare la fiducia nel mercato digitale”, e sono già oltre 300 le prenotazioni pervenute dagli addetti ai lavori per partecipare all'evento organizzato da Federprivacy per il 14 ottobre ad Arezzo.
(Guarda i momenti salienti della passata edizione)






