NEWS

Mercati digitali, privacy e dati personali entrano nel perimetro dell’intervento Antitrust

Da anni sentiamo dire che “se un prodotto è gratis, allora il prodotto sei tu”, a rimarcare che sempre più spesso nel mercato digitale il prezzo è rappresentato dai nostri dati personali.

(Nella foto: Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy)

È su questo terreno che la data economy sta intrecciando sempre di più i ruoli delle varie autorità di vigilanza, ridefinendo anche quello dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), oggi chiamata a intervenire in ambiti che fino a pochi anni fa sembravano riservati al Garante per la protezione dei dati personali.

Se nel capitalismo delle piattaforme il valore non si misura soltanto in euro, ma anche nella capacità di raccogliere, analizzare e sfruttare le informazioni degli utenti, nell’era digitale l’Antitrust non si limita più a vigilare sui prezzi, ma “invade” il perimetro della privacy. Ad evidenziarlo, è l’ultima relazione annuale di AGCM presentata alla Camera dei Deputati lo scorso 14 aprile, occasione in cui il presidente Roberto Rustichelli ha tracciato un bilancio delle attività svolte durante il suo mandato, che ha visto l’adozione di diversi provvedimenti di rilievo proprio nei confronti delle Big Tech.

Tra le varie decisioni assunte dall’Antitrust nei confronti dei colossi tecnologici, emblematica è la sanzione da oltre 100 milioni di euro inflitta a Google per abuso di posizione dominante nel caso Google Shopping, dove l’Autorità ha contestato l’esclusione di un’app concorrente nel mercato dei servizi per la ricarica dei veicoli elettrici. Un intervento che, pur formalmente antitrust, ruota attorno al controllo dei dati e degli ecosistemi digitali.

Non meno significativo è il procedimento dello scorso dicembre in cui AGCM ha imposto una sanzione di circa 100 milioni di euro ad Apple per aver ostacolato l’acquisizione del consenso necessario alla profilazione degli utenti da parte degli sviluppatori di app, mediante l’imposizione di condizioni non oggettive, non trasparenti e non proporzionate all’esigenza di garantire il rispetto della normativa in materia di privacy.

Ma è soprattutto sul fronte della tutela del consumatore che l’AGCM ha iniziato a presidiare in modo più diretto l’uso dei dati personali, come nel caso della sanzione da 7 milioni di euro inflitta a Meta (all’epoca Facebook), in cui l’Autorità ha contestato pratiche ingannevoli legate alla presentazione dei servizi come “gratuiti”, senza adeguata informazione sul valore economico dei dati ceduti dagli utenti, assumendo una posizione che segna un passaggio culturale importante, perché riconosce esplicitamente il dato personale come controprestazione alla stregua del denaro.

Il filo rosso che lega questi interventi è evidente: la protezione dei dati personali non è più solo una questione di diritti fondamentali, ma entra a pieno titolo negli strumenti di regolazione del mercato.

Il Garante per la protezione dei dati personali cede quindi il passo all’Antitrust quando l’asimmetria informativa sul trattamento dei dati altera la libertà di scelta del consumatore, o quando il controllo dei dati rafforza posizioni dominanti difficilmente contendibili. In questo scenario, il confine tra competenze dell’AGCM e quelle del Garante per la privacy diventa però sempre più sottile.

Se quest’ultimo continua a presidiare la liceità del trattamento dei dati, l’Autorità antitrust si concentra sugli effetti economici e competitivi del loro utilizzo, dando vita a una forma di convergenza regolatoria che appare destinata a rafforzarsi. Il punto di svolta è ormai evidente: nei mercati digitali non si può più mirare soltanto e tutelare la riservatezza dell’individuo, ma occorre anche garantire che l’uso dei dati non alteri il funzionamento del mercato.

Questo cambio di paradigma che caratterizza il digitale apre sicuramente nuove opportunità di tutela, ma anche interrogativi sul coordinamento tra autorità e sulla necessità di evitare sovrapposizioni, e per questo lo scorso anno AGCM e Garante Privacy hanno firmato un protocollo di collaborazione reciproca. E l’evoluzione non è solo italiana. Il quadro europeo, con il Digital Markets Act e il Digital Services Act, va nella stessa direzione: limitare il potere delle grandi piattaforme intervenendo anche sui meccanismi di raccolta e utilizzo dei dati.

Tuttavia, l’esperienza dell’AGCM mostra come già oggi, anche in assenza di strumenti settoriali pienamente operativi, sia possibile utilizzare il diritto della concorrenza e la tutela del consumatore per incidere su questi fenomeni. Perché se è vero che nei mercati digitali i dati personali sono denaro, allora la loro protezione non può più restare confinata alla privacy, ma diventa una questione di equilibrio competitivo.

di Nicola Bernardi, Presidente di Federprivacy (Fonte: Economy)

Sei già socio Federprivacy? effettua il login e leggi online il numero integrale del mensile Economy di Maggio 2026

Note sull'Autore

Nicola Bernardi Nicola Bernardi

Presidente di Federprivacy. Consulente del Lavoro. Consulente in materia di protezione dati personali e Privacy Officer. @Nicola_Bernardi

Prev Tracking pixel nelle e-mail: il banco di prova del consenso digitale nelle Linee guida del Garante
Next Router domestici e dati invisibili, la privacy si gioca anche sul terreno dei metadati e delle infrastrutture

Tavola rotonda su privacy e intelligenza artificiale nel mondo del lavoro

Mappa dell'Italia Puglia Molise Campania Abruzzo Marche Lazio Umbria Basilicata Toscana Emilia Romagna Calabria

Rimani aggiornato gratuitamente con la nostra newsletter settimanale
Ho letto l'Informativa Privacy