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Privacy Day Forum 2023: video, slides, e interviste dell'evento

Oltre 1.000 addetti ai lavori in presenza e altrettanti 1.000 via streaming hanno partecipato al Privacy Day Forum, evidenziando così il desiderio e la necessità per i professionisti di tornare a incontrarsi in presenza. Il programma dell'evento ha visto un panel di quasi 50 interventi, di cui circa 15 speech nella plenaria e oltre 30 workshop in tre sale meeting del CNR di Pisa. Sono ora in corso di pubblicazione tutti i video degli interventi e le interviste nel canale YouTube di Federprivacy e nella Galleria Video dell'associazione, mentre le presentazioni dei relatori vengono messe a disposizione nell'area download.

(Nel video: i momenti salienti della giornata)

Nel giorno del quinto anniversario della storica introduzione del GDPR si è svolto il Privacy Day Forum, l'evento italiano per eccellenza della protezione dei dati organizzato da Federprivacy, che fin dal 2011 rappresenta un appuntamento da non perdere per Data Protection Officer, Privacy Officer, e tutti gli altri addetti ai lavori delle organizzazioni private e della pubblica amministrazione.

In questi ultimi anni i temi della protezione dei dati personali e della loro sicurezza hanno visto una crescente attenzione da parte del mercato e delle stesse autorità di controllo.

(Il videoclip di apertura dell'evento)

La sempre maggiore interconnessione dei sistemi, la potenza di analisi e di calcolo, lo sviluppo tecnologico caratterizzato da Intelligenza Artificiale, Big Data, Internet of Things, geolocalizzazione, social network e servizi cloud, offrono molte opportunità, ma anche numerose complicazioni normative e minacce derivanti da attacchi informatici, data breach, fake news, e dark pattern che traggono gli utenti in inganno.

Il Privacy Day Forum 2023 si svolgerà al CNR di Pisa

Il Privacy Day Forum 2023 si svolgerà al CNR di Pisa

Anche le recenti emergenze sanitarie e le tensioni geopolitiche hanno avuto notevoli ripercussioni sulla privacy dei cittadini, che vedono la tutela della loro sfera privata sempre più come un miraggio, e a rimetterci sono spesso i più svantaggiati, come ha rimarcato Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy:

"Ora è più urgente che mai che tutti i protagonisti  della transizione digitale non si limitino a lanciare solo degli slogan accattivanti, ma mettano davvero al centro del dibattito il rispetto del diritto alla protezione dei dati personali degli individui, compresi i minori e le altre categorie di soggetti vulnerabili, ragion per cui al Privacy Day Forum 2023 metteremo in evidenza come solo una società digitale realmente sostenibile ed inclusiva potrà consentirne un pieno sviluppo che premi quelle imprese che puntano sui valori etici e sulla responsabilità sociale."

Con 5 anni di GDPR alle spalle, esperti della materia e rappresentanti delle istituzioni si sono incontrati al Privacy Day Forum giovedì 25 maggio 2023 al CNR Area della Ricerca di Pisa per analizzare gli scenari attuali e farsi trovare pronti ad affrontare sia le sfide presenti che quelle future che sono dietro l’angolo.

(Nel video: lo speciale andado in onda su TV9)

Ad aprire l'evento dopo i saluti iniziali è stato Guido Scorza, componente dell'Autotirà Garante per la protezione dei dati personali, con l'intervento dal titolo "Privacy inclusiva nella nuova civiltà digitale", che ha tracciato il filo conduttore della giornata, all'insegna della protezione dei dati personali inclusiva e dello sviluppo sostenibile della società digitale.

Infatti, proprio sui temi dei dei diritti della persone svantaggiate, come bambini, detenuti, malati, anziani, LGBT, non vedenti, diversamente abili, senza tetto, extra-comunitari, e lavoratori della gig economy, l'Avv. Scorza ha pubblicato insieme a Eduardo Meligrana il libro "La Privacy degli Ultimi", in omaggio per gli associati a Federprivacy nel mese di aprile.

Guido Scorza, del Garante per la Privacy

(Nella foto: l'Avv. Guido Scorza, componente del Garante della Privacy)

Un altro campo in cui i diritti sulla privacy sono minacciati è il mondo del lavoro, dove tecnologie informatizzate e sistemi di Intelligenza Artificiale che comportano anche decisioni automatizzate stanno diventando sempre più invasivi per i lavoratori. Per questo è stato si particolare succeso l'intervento di Ginevra Cerrina Feroni, Vice Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, che ha affrontato i temi delle nuove sfide della tutela della privacy in ambito di lavoro.

Ginevra Cerrina Feroni, vice presidente del Garante per la protezione dei dati personali

(Nella foto: la Prof.ssa Ginevra Cerrina Feroni, vice presidente del Garante per la protezione dei dati personali)

Proprio la Prof.ssa Cerrina Feroni nei mesi scorsi ha rappresentato l'Autorità italiana al G7 delle Autorità di protezione dati, chiedendo che nel documento finale dei lavori venisse inserito “il rifiuto di un uso indiscriminato dell'Intelligenza Artificiale applicata ai dati personali che porti a forme di sorveglianza massiva con l'evidente scopo di controllare e manipolare i comportamenti degli individui a partire dai dati personali, raccolti, analizzati e incrociati in grandi quantità, varietà e velocità”.


Prof. Luciano Floridi

(Nella foto: il Prof. Luciano Floridi)

Nonostante il panel fosse completamente in lingua italiana, tra gli speaker d'eccezione che hanno dato uno spessore internazionale all'evento vi sono stati Luciano Floridi, professore ordinario di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford, dove dirige il Digital Ethics Lab, e Alessandro Acquisti, professore di Information Technology e Public Policy all'Heinz College della Carnegie Mellon University negli Stati Uniti, che ha presentato i risultati del suo nuovo studio sulla pubblicità comportamentale, di cui ha parlato recentemente anche il New York Times, mettendo in evidenza che, contrariamente a quanto si possa pensare, gli annunci personalizzati di offerte promozionali che gli utenti visualizzano mentre navigano online possono in realtà proporre loro prodotti più costosi e di qualità inferiore rispetto ad altri prodotti identici che essi troverebbero nei risultati di una semplice ricerca online.

Alessandro Acquisti, docente di Information Technology e Public Policy alla Carnegie Mellon University

(Nella foto: il Prof. Alessandro Acquisti, docente di Information Technology e Public Policy alla Carnegie Mellon University)

Riguardo la dilagante disinformazione che si propaga in modo estremamente veloce sul web, complici le condivisioni degli utenti sui social network, che spesso contribuiscono inconsapevolmente a farle diventare virali rilanciando frettolosamente notizie dal titolo sensazionalistico senza leggerne attentamente il contenuto o senza verificare la credibilità delle fonti da cui provengono, è intervenuto all'evento Guido Saraceni, professore di filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo, che a margine dela giornata ha spiegato:

“Utilizzando la tecnica del clickbaiting, qualcuno condivide su un social network il link a una notizia che si trova su un sito web che ospita annunci pubblicitari remunerati in base al numero di visualizzazioni. Le persone che vi cliccano per leggerla, faranno quindi inconsapevolmente guadagnare chi l’ha pubblicata. Dato che più la notizia richiama l’attenzione e più il sito guadagnerà, non c’è da sorprendersi che questi soggetti non si facciano troppi scrupoli nel pubblicare notizie false o fuorvianti che diventano facilmente virali sfruttando la curiosità degli utenti."

Guido Saraceni, professore di filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Teramo

(Nella foto: Guido Saraceni, professore di filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Teramo)

A mettere invece in guardia le aziende digitali dall’uso di Dark Pattern ed altre pratiche illecite come quelle di occultare informazioni importanti o presentarle agli utenti in modo non chiaro, è stato Andrea Chiozzi, Ceo di PrivacyLab, che intervistato in occasione dell'evento ha detto:

“Spesso i web designer progettano siti e piattaforme online per ottenere i massimi risultati nel modo più rapido possibile, ma poi in caso di mancato rispetto del GDPR l’azienda si trova esposta suo malgrado a pesanti sanzioni, e tra certi trabocchetti diffusi sul web vi sono anche i famigerati cookie banner, molti dei quali sono studiati per non far visualizzare distintamente importanti informazioni sul trattamento dei dati personali e le relative opzioni sul consenso, oppure la funzione per negarlo è addirittura imboscata nella grafica, così che gli utenti sono costretti a proseguire la navigazione senza reale possibilità di scelta. Di recente però i garanti europei hanno avviato una Cookie Banner Taskforce, e chi persiste in queste pratiche scorrette adesso rischia grosso”.

Andrea Chiozzi, Ceo di PrivacyLab

(Nella foto: Andrea Chiozzi, Ceo di PrivacyLab)

Nei prosismi giorni tutti i partecipanti che hanno registrato regolarmente la loro presenza riceveranno l'attestato di partecipazione in formato digitale, sarà valido per il riconoscimento di n.6 crediti formativi per gli avvocati, e n.6 crediti formativi per i professionisti certificati come "Privacy Officer e Consulente della Privacy" da TÜV Italia.

(Nel video: il trailer della giornata)

Sono in corso di pubblicazione tutti i video degli interventi e le interviste nel canale YouTube di Federprivacy e nella Galleria Video dell'associazione, mentre le presentazioni dei relatori vengono messe a disposizione nell'area download e anche in calce a questa pagina:

 (Nel video: lo streaming integrale dell'evento)

Note Autore

FederPrivacy FederPrivacy

Federprivacy è la principale associazione di riferimento in Italia dei professionisti della privacy e della protezione dei dati personali, iscritta presso il Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi della Legge 4/2013. Email: [email protected] 

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