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Generalmente quando nelle aziende si verificano delle ingenti perdite di dati il primo pensiero va alle sanzioni che possono comportare le violazioni del Gdpr, ma il caso che ha recentemente coinvolto il gruppo di cosmesi francese Yves Rocher impone una riflessione su altre gravi conseguenze a cui possono andare incontro le società che si imbattono in un data breach.

Legittimo il licenziamento per giusta causa della dipendente di banca quando consegna - con modalità del tutto clandestine - documentazione riservata all'ex direttore implicato in procedimenti penali. Lo chiarisce la Cassazione con la sentenza 26023/19.

Martedì, 04 Settembre 2018 22:58

Doppia protezione per il know how aziendale

Il decreto legislativo 11 maggio 2018 n. 63, in vigore dal 22 giugno, ha innovato il codice della proprietà industriale, incidendo in modo significativo sulla tutela del segreto commerciale. Le modifiche si adeguano alla recente direttiva comunitaria, volta a uniformare un sistema squilibrato, con livelli di protezione difformi e più blandi in alcuni Stati, di ostacolo alla leale concorrenza e alla competitività imprenditoriale.  

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È condannato il lavoratore che, passando da un’azienda a un’altra, trasferisce informazioni riservate di titolarità della prima società. Ma viene condannata anche l’azienda che lo ha assunto se le informazioni vengono scaricate sul pc aziendale e vengono utilizzate per svolgere attività in favore di quest’ultima. Così ha deciso il tribunale di Milano, sezione specializzata impresa, con la sentenza 8246/2019 in un contenzioso che ha visto contrapposto due società e due lavoratori transitati da una all’altra.

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I brevetti sono a rischio causa fatturazione elettronica. Non sono tanto i dati sensibili quanto piuttosto i segreti commerciali e industriali a essere più vulnerabili. A pochi giorni di distanza dalla netta presa di posizione assunta in materia dal Garante della privacy, che attraverso un apposito provvedimento sottolineava forti preoccupazioni sotto il profilo dell'utilizzabilità da parte di terzi di numerosi dati sensibili, sul banco degli imputati c'è sempre la e-fatturazione.

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Adozione di protocolli e prassi aziendali da parte delle imprese ed estensione ai comportamenti colposi del divieto di acquisire, rivelare o utilizzare in modo abusivo i segreti commerciali. Dal 22 giugno sono in vigore le modifiche alla normativa sulla tutela del know how e delle informazioni commerciali riservate, contenuta nel Codice della proprietà industriale (Dlgs 30/2005) e introdotte dal decreto legislativo 11 maggio 2018 n. 63.

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La pirateria informatica che svela il know-how aziendale diventa un'aggravante del reato di rivelazione di segreti scientifici o commerciali, punito dall'articolo 623 codice penale: articolo riscritto dal decreto legislativo, approvato definitivamente dal consiglio dei ministri di ieri, che attua la direttiva (Ue) 2016/943 sulla protezione del know-how riservato e delle informazioni commerciali riservate (segreti commerciali) contro l'acquisizione, l'utilizzo e la divulgazione illeciti. L'obiettivo è la tutela dei valori immateriali, intervenendo a tutto campo, sia civile sia penale. Vediamo alcuni passaggi significativi dell'articolato.

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Rivelazione di segreti industriali per i meccanici che, prima lavoravano presso una grande azienda e che successivamente creando una srl, si sono messi in concorrenza con la vecchia impresa costruendo prodotti con caratteristiche simili. Questo il principio espresso dalla Cassazione penale con la sentenza n. 16975/20.

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Gli hacker di Sodinokibi REvil, specializzati nelle attività criminali tramite il ransomware REvil, hanno annunciato di essersi infiltrati nella rete di Quanta Computer, società con sede a Taiwan che è un fornitore chiave di Apple nella produzione di Macbook e Apple Watch, riuscendo a carpire una quantità imprecisata di dati che conterrebbero documenti e progetti del colosso tecnologico di Cupertino, e chiedendo alla stessa Apple di pagare un riscatto di 50 milioni di dollari per evitare che i pirati diffondano i segreti industriali nel dark web.

Manager condannato a risarcire 4,5 milioni di euro alla società - una multinazionale tedesca - di cui era stato “ad” e dipendente. Interessante sentenza del tribunale di Ancona - sezione specializzata in materia di impresa - in tema di violazione di segreti industriali, sia per il metodo di calcolo del danno, sia per le ulteriori prescrizioni contro il convenuto (tra cui 100mila euro di penale per ogni violazione dell’inibitoria). I fatti di causa, che verosimilmente occuperanno l’autorità giudiziaria per altri gradi, risalivano al 2012, dopo che l’amministratore della collegata italiana aveva lasciato la multinazionale.

Umberto Rapetto: più tutelati con Gdpr ma non bisogna abbassare la guardia

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