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Visualizza articoli per tag: data breach

Nuovi problemi sul fronte della privacy per Facebook. Alcuni post privati di 14 milioni di utenti del social media sono stati resi visibili a tutti per errore. Lo ha comunicato la società di Mark Zuckerberg proprio mentre sta faticosamente cercando di riconquistare la fiducia degli utenti persa con lo scandalo di Cambridge Analytca.

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Due nuove fughe di dati personali di Facebook sono state scoperte negli scorsi giorni e una di esse è veramente enorme: 540 milioni di record contenenti i dati di profili Facebook, infatti, sono stati scoperti dal team di Cyber Risk di UpGuard su un database accessibile a tutti. Il secondo leak, invece, interessa i dati di “soli” 20.000 utenti.

Milioni di numeri di telefono degli utenti di Facebook sono stati esposti in un database online aperto. L’azienda ha confermato l’ennesimo scivolone sulla privacy: secondo il sito tecnico TechCrunch, i numeri telefonici, insieme agli ID Facebook dei rispettivi proprietari, sarebbero stati memorizzati in un server online che non era protetto da password. Il set di dati includeva circa 133 milioni di record di utenti statunitensi, 18 milioni di quelli del Regno Unito e 50 milioni di utenti vietnamiti. Dopo la segnalazione di TechCrunch, il database è stato immediatamente messo offline, ma il danno ormai era fatto.

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A poche ore dall'annuncio dell'attacco hacker che ha compromesso 50 milioni di profili, mentre altri 40 milioni sono stati reimpostati a scopo cautelativo, Facebook fornisce maggiori dettagli tecnici. "La vulnerabilità è stato il risultato della combinazione di tre bug distinti", spiega Pedro Canahuati, Vice Presidente Engineering, Security e Privacy del social network che parla di "attori esterni", senza aggiungere altre informazioni.

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Una gravissima falla ha esposto le impronte digitali di più di 1 milione di persone, nonché le password non crittografate, informazioni sul riconoscimento facciale e altri dati personali. A fare la scoperta su Biostar 2, un sistema di biometria estremamente diffuso, adottato da moltissime banche, ma anche dalla polizia britannica e da altre aziende private del settore della sicurezza., sono stati due ricercatori di sicurezza israeliani di vpmentor, ‎ Noam Rotem e Ran Locar.

Non a tutti quelli che ricorrono al "ritocco" del chirurgo piace far sapere in giro il loro segreto, e per questo quando devono scegliere la struttura a cui affidarsi non guardano solo le credenziali del medico, ma anche il livello di riservatezza che garantisce la struttura. Quest'accortezza non è però bastata a migliaia di pazienti che si erano sottoposti a interventi di chirurgia estetica le cui fotografie non erano adeguatamente protette sul web e potenzialmente accessibili da chiunque.

Un devastante incendio verificatosi a Strasburgo ha distrutto uno dei datacenter più grandi d’Europa, quello di proprietà di Ovh, azienda di web hosting leader nel settore con 1,5 milioni di clienti nel mondo. Nella notte tra il 9 e il 10 marzo la società francese ha comunicato che le fiamme avevano colpito tre dei quattro edifici di sua proprietà. Anche se fortunatamente non ci sono state vittime, centinaia di siti sono andati in tilt, compresi anche molti di aziende e ed italiani che evidentemente si appoggiavano ai server ospitati negli edifici andati a fuoco.

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La sigla General data protection regulations (Gdpr) che identifica la nuova disciplina europea in materia di privacy è stata beffardamente reinterpretata. L’acronimo è stato rivisitato in “Generally disclosing pretty rapidly” che lascia intendere che i nostri dati personali sono destinati a diventare pubblici abbastanza rapidamente. E’ lo spiacevole caso dei 380 mila passeggeri di British Airways(in mezzo ci sono anche tanti nostri connazionali) che qualche giorno fa hanno appreso la triste sorte delle proprie informazioni – comprese quelle relative alla carte di credito – finite nelle mani di chissà chi.

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Quindici giorni per comunicare a tutti i diretti interessati le violazioni dei dati personali che si verificarono il primo aprile scorso, cioè nel click day, quando il sito dell'Inps venne preso d'assalto dai beneficiari delle misure di sostegno, previste dal Cura Italia. E' questo il termine che il Garante della Privacy ha ingiunto all'istituto di previdenza, con un provvedimento pubblicato sul sito dell'authority.

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Con riferimento ai dati di circa 36 milioni italiani, compresi in molti casi numeri telefonici e indirizzi mail, disponibili online a seguito di una violazione dei sistemi di Facebook, il Garante per la protezione dei dati personali ha chiesto al social network di rendere immediatamente disponibile un servizio che consenta a tutti gli utenti italiani di verificare se la propria numerazione telefonica o il proprio indirizzo mail siano stati interessati dalla violazione.

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Adnkronos, più tutele per i dati con il Gdpr

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