Software spia installati su 40mila computer dei magistrati italiani: nuova inchiesta di Report
La trasmissione di Sigfrido Ranucci, nella prossima puntata di domenica 25 gennaio su Rai3, è pronta a far esplodere un nuovo caso mediatico che stavolta tocca la privacy dei magistrati con un sistema di sorveglianza digitale occulto che interesserebbe l’intero apparato giudiziario nazionale.

Al centro del caso c’è un presunto programma informatico di Microsoft, denominato ECM/SCCM, che sarebbe operativo su decine di migliaia di postazioni di lavoro distribuite in tutto il sistema giudiziario italiano, ovvero circa 40.000 dispositivi utilizzati quotidianamente da personale amministrativo, funzionari, giudici e pubblici ministeri.
La particolarità di questo strumento risiede nella sua natura: originariamente sviluppato per ambienti commerciali a bassa criticità, si ritrova invece installato su computer che gestiscono procedimenti penali e indagini top secret.
Ciò che rende esplosiva la questione sono le capacità tecniche del software: secondo quanto anticipa l’inchiesta televisiva, il programma permetterebbe a chi possiede i giusti privilegi di accesso di visualizzare da remoto ciò che accade sui monitor dei magistrati, potenzialmente spiando ogni loro attività professionale.
E la parte più allarmante sta nel fatto che questa sorveglianza potrebbe avvenire in modalità “invisibile” senza lasciare alcuna traccia e senza generare log o registrazioni che documentino l’intrusione.
Sebbene per impostazione standard tale funzione risulti disabilitata di default, basterebbe l’intervento di un amministratore di sistema per attivarla segretamente, trasformando ogni postazione in un potenziale bersaglio di spionaggio istituzionale.
L’installazione massiccia risalirebbe a cinque anni fa, quando – stando alle informazioni raccolte da Report – i responsabili tecnici del dicastero avrebbero disseminato il software attraverso l’intera rete giudiziaria nazionale. L’operazione sarebbe stata condotta senza informare il vertice politico dell’epoca, dall’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Una testimonianza raccolta dall’inchiesta descrive uno scenario da Grande Fratello giudiziario: magistrati che credono di lavorare in totale riservatezza mentre elaborano sentenze o conducono inchieste delicate, ignari della possibilità che qualcuno possa osservare ogni loro movimento digitale dall’alba al tramonto.
Secondo gli elementi in possesso del programma televisivo, nell’anno appena trascorso una Procura della Repubblica avrebbe sollevato il velo su questa situazione anomala, innescando una reazione a catena. Tuttavia, sempre secondo le fonti dell’inchiesta, vertici ministeriali avrebbero agito per contenere la questione, su sollecitazione che proverrebbe direttamente da Palazzo Chigi.
Report afferma di possedere materiale documentale e registrazioni che contraddicono le versioni ufficiali fornite dalle istituzioni coinvolte, promettendo di renderle pubbliche nella puntata di domenica.
L’anticipazione del servizio giornalistico ha già innescato reazioni veementi nel dibattito parlamentare, e l’attuale Guardasigilli Carlo Nordio, ha respinto le accuse cercando di scaricare ogni eventuale responsabilità sul suo predecessore: “Accuse surreali in merito alle anticipazioni su Report; l’infrastruttura usata negli uffici giudiziari è lo stesso sistema di gestione e sicurezza dei pc già in funzione dal 2019, come certamente potranno confermare i Ministri che mi hanno preceduto".






