Sanzionato dal Garante della privacy il medico che registra i dialoghi con i suoi pazienti per tutelarsi da minacce e offese
Una sanzione da 7 mila euro per essersi tutelata è stata inflitta a una dottoressa finita nel mirino del Garante per la protezione dei dati personali per aver registrato alcune conversazioni con i pazienti durante le visite ambulatoriali.

Il provvedimento contesta alla professionista, medico di base della Ulss Vicenza, la violazione dei principi di trasparenza e degli obblighi informativi, oltre al mancato riscontro iniziale a una richiesta di informazioni dell’Autorità.
La vicenda - Secondo quanto riferito dalla dottoressa, la registrazione delle visite non nasce però da una leggerezza sulla normativa in materia di privacy. «Dall’estate 2021 svolgo l’attività di medico di base per conto dell’Usl Vicenza» si legge nelle memorie difensive. «Si erano verificate una serie di fatti spiacevoli con i pazienti: offese nei miei confronti, anche molto pesanti, aggressioni verbali, minacce di denuncia e valanghe di segnalazioni all’ufficio relazioni con il pubblico». Una situazione che avrebbe prodotto un perenne stato di ansia e relativi problemi di salute, tanto da arrivare a valutare le dimissioni prima di scegliere una soluzione che le consentisse di lavorare «con maggiore sicurezza».
È in questo contesto che matura la decisione di utilizzare, dopo essersi consultata con i suoi legali, un registratore, una garanzia difensiva in caso di contestazioni. Una delle pazienti, pur avendo dato il suo consenso alla registrazione, si è rivolta però al Garante. Quest’ultimo, lo scorso luglio, ha ritenuto che la registrazione non fosse necessaria alle finalità di cura e che mancasse un’adeguata informativa formale ai pazienti. La dottoressa (che può fare ricorso) ha tuttavia sostenuto di aver sempre avvisato verbalmente chi entrava in ambulatorio, e di aver sempre avuto il loro assenso. Una modalità che, secondo lei, era sufficiente proprio alla luce dei pareri legali ricevuti. Nelle memorie difensive la professionista ha precisato che «i dati raccolti sono totalmente tutelati», in quanto archiviati dentro a un Mac portatile protetto da password che solo lei conosce.
La sanzione - Nessuna diffusione, nessuna comunicazione a terzi, ma materiale coperto dal segreto professionale. Il punto centrale della sanzione comminata dall’Autorità con provvedimento n. 388 del 10 luglio 2025 non sembra essere la volontà di ledere la riservatezza dei pazienti, quanto l’interpretazione delle regole in un contesto di crescente conflittualità tra medici e utenza. In un’epoca in cui le aggressioni al personale sanitario sono in aumento, la scelta di documentare quanto accade in ambulatorio può apparire, almeno sul piano umano, come una forma di autotutela più che una violazione consapevole. L’Autorità ha comunque riconosciuto l’assenza di precedenti violazioni e ha imposto come misura correttiva la predisposizione di un’informativa adeguata entro sessanta giorni.
Solidarietà dall'Ordine - Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri del Veneto, Francesco Noce: «Esprimo la mia solidarietà nei confronti della collega. Se aveva comunicato al paziente della registrazione, quest’ultimo aveva la possibilità di rifiutarsi. Trovo che la sanzione sia eccessiva. Il rapporto di fiducia tra medico e paziente sta alla base della cura».
Fonte: Il Corriere della Sera






