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Riconoscimento facciale, niente spesa al supermercato e addio privacy per chi ha precedenti penali

Se avete precedenti penali le telecamere del supermercato lo rilevano subito e vi impediscono di entrare facendo scattare l’allarme per avvertire la polizia. Non sono scenari avveniristici, ma è ciò che accade già da qualche giorno in circa 40 supermercati spagnoli situati a Maiorca, Saragozza e Valencia.

Tecnologie di riconoscimento facciale al supermercato, a rischio la privacy dei consumatori


La Mercadona, catena della grande distribuzione che ha 1620 supermercati in Spagna con 85mila dipendenti e un fatturato annuo da 24,4 miliardi, ha infatti deciso di installare dei sistemi di telecamere intelligenti dotate di riconoscimento facciale che identificano il volto dei clienti raccogliendo una serie di dati biometrici che vengono confrontati con una banca dati, segnalando se chi desidera entrare a fare la spesa è un pregiudicato o ha altre restrizioni giudiziarie. In tal caso, scatta un allarme e il personale della sicurezza trattiene la persona alla reception mentre avverte la polizia.

A seguito delle indispettite reazioni dei clienti che hanno lamentato la violazione della loro privacy, la Mercadona ha affermato che il sistema è assolutamente legale, e che esso non conserva in memoria le immagini, mentre i dati personali dell’interessato vengono cancellati dopo soli 0,3 secondi. Quanto basta per sentenziare se il cliente sarebbe un criminale oppure no.

Già, perché ormai è attestato che i sistemi di riconoscimento facciale sono tutt’altro che infallibili, dato che non esiste ancora un sistema in grado di identificare perfettamente le persone.

Un supermarket della catena Mercadona

E le tecnologie di riconoscimento facciale attualmente disponibili confondono abbastanza spesso i neri o gli asiatici, senza contare che i margini di errore di identificazione aumentano notevolmente se una persona entra nel negozio con cappello o gli occhiali, oppure indossa la mascherina come dispositivo di sicurezza richiesto nel periodo d’emergenza sanitaria da Covid-19.

Basti pensare che nel 2018 Amazon ha testato i propri sistemi di riconoscimento facciale su 535 membri del Congresso degli Stati Uniti, confondendone 28 con i volti dei criminali presenti nel database.

Ma soprattutto, l’adozione di un sistema così invasivo, peraltro utilizzato per chi ha necessità di andare a fare la spesa e non per chi deve accedere ai caveau della Federal Reserve, sembra andare a ledere in modo evidente i diritti fondamentali e le libertà delle persone fisiche, esponendole a rischio di pregiudizi e forti discriminazioni.

E se è vero che quando un trattamento di dati personali prevede l'uso di nuove tecnologie il Gdpr permette al titolare di fare autonomamente una valutazione d’impatto per verificarne la liceità, d’altra parte quando, nonostante l’adozione di tutte le misure di sicurezza, il trattamento presenta comunque rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati, ai sensi dell’art. 36 del Regolamento UE 2016/679 prima di procedere il titolare deve preventivamente consultare l'autorità di controllo, alla quale spetta di stabilire se tale trattamento viola o no la normativa sulla protezione dei dati personali. E questo a prescindere dal fatto che i dati vengano elaborati e subito cancellati entro una frazione di secondo.

Ma nel caso delle telecamere intelligenti installate nei supermercati, il garante per la privacy spagnolo (AEPD) ha affermato di aver appreso della loro esistenza solo attraverso i media, ed ha perciò annunciato che sta avviando un’indagine.

Note Autore

Nicola Bernardi Nicola Bernardi

Presidente di Federprivacy. Consulente del Lavoro. Consulente in materia di protezione dati personali e Privacy Officer certificato TÜV Italia, Of Counsel Ict Legal Consulting, Lead Auditor ISO/IEC 27001:2013 per i Sistemi di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni. Twitter: @Nicola_Bernardi

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