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Azienda chiude i battenti a causa del ransomware e licenzia 300 dipendenti

E' stato un inizio del nuovo anno amaro per trecento lavoratori che prima di Natale hanno ricevuto una lettera dalla direzione, che non voleva però fare i tradizionali auguri, bensì comunicare loro che dopo 61 anni di onorata attività l'azienda era costretta a chiudere i battenti a causa dei danni subìti a seguito di un attacco ransomware.

Tutto era cominciato lo scorso ottobre, quando "The Heritage Company", una società di telemarketing con sede nell'Arkansas (Usa), era stata colpita da un virus che aveva bloccato i server aziendali e preso in ostaggio tutti i dati, paralizzando così tutte le attività e lasciando di fatto i dipendenti con le mani in mano.

Anche se pur di tornare al più presto alla normalità la società aveva accettato suo malgrado di pagare il cospicuo riscatto che gli era stato richiesto dagli hacker per riottenere la disponibilità dei dati, in realtà le operazioni di restore, inizialmente stimate in una settimana, si complicavano in modo imprevisto e neanche tutti gli sforzi fatti durante il periodo delle festività natalizie davano i risultati sperati, così che quella che era sembrata essere la via d'uscita, si trasformava invece in un incubo che si trascinava per i successivi due mesi con perdite per l'azienda di centinaia di migliaia di dollari, fino alla drastica decisione di lasciare i dipendenti a casa.

E nemmeno ad anno nuovo pare si sia aperto qualche spiraglio di porre rimedio alle conseguenze del devastante "data breach", dato che alla hotline che era stata attivata da "The Heritage Company" per aggiornare gli ormai ex dipendenti, risponde un messaggio preregistrato di un dirigente che informa:

"Abbiamo lavorato diligentemente nelle ultime due settimane per riorganizzarci nel tentativo di riprenderci dall'incidente informatico, e anche se abbiamo fatto progressi, c'è ancora molto lavoro da fare. Con questo in mente, non vogliamo impedirti di cercare un altro lavoro. Per favore, abbi cura di te e dei tuoi cari, e buon anno."

Così, pare che in diversi si siano ormai rassegnati, con decine di dipendenti che hanno già presentato domanda di disoccupazione presso le istituzioni locali, e molti di loro hanno stanno perdendo la speranza che la società possa realmente riprendere le proprie attività.

Note Autore

Nicola Bernardi Nicola Bernardi

Presidente di Federprivacy. Consulente del Lavoro. Consulente in materia di protezione dati personali e Privacy Officer certificato TÜV Italia, Of Counsel Ict Legal Consulting, Lead Auditor ISO/IEC 27001:2013 per i Sistemi di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni. Twitter: @Nicola_Bernardi

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