Il Belgio ferma lo scambio dei dati fiscali con gli Usa
Il Belgio blocca lo scambio di dati fiscali con gli Stati Uniti, perchè il il Fatca violerebbe la privacy. Ora la questione potrebbe arrivare alla Corte di Giustizia dell'Ue con un potenziale blocco dello scambio in tutta l’Unione Europea.

Una nuova decisione dell’Autorità belga pubblicata il 25 aprile 2025 riapre così il fronte di tensione tra Unione europea e Stati Uniti sul terreno della cooperazione fiscale.
Secondo il garante del Belgio (Gegevensbeschermingsautoriteit), i trasferimenti di informazioni effettuati nell’ambito del Foreign Account Tax Compliance Act (Fatca), il meccanismo di scambio automatico voluto dagli Stati Uniti, violerebbero i diritti fondamentali alla protezione dei dati sanciti dal Gdpr.
La decisione si inserisce in un contesto già acceso: non è la prima volta che l'autorità interviene sulla questione. Già nel 2023 aveva sollevato le stesse criticità, bloccando la trasmissione di dati fiscali verso l’Irs, l’Agenzia delle entrate statunitense. Il governo belga, tramite il Servizio pubblico federale Finanze (Fps Finance), aveva impugnato quella decisione.
Ora, con la nuova decisione, l’Autorità per la protezione dei dati torna a esprimersi nel merito, adottando un’interpretazione restrittiva delle condizioni in cui gli Stati membri dell’Unione possono trasferire dati fiscali verso paesi extra-Ue.
Il rischio, per Bruxelles, è che si riapra un fronte di tensione con Washington: una nuova impugnazione da parte delle autorità belghe potrebbe portare, questa volta, a un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea, con conseguenze rilevanti per l’intera Unione europea.
Il punto critico resta il trattamento riservato agli “americani accidentali”, ovvero cittadini nati negli Stati Uniti, magari da genitori in viaggio o residenti temporanei, ma senza alcun legame concreto con il paese.
Secondo le regole Fatca, questi soggetti vengono comunque considerati fiscalmente residenti negli Usa e obbligati a dichiarare i loro conti, con tutti gli oneri che ne derivano. Le banche europee, da parte loro, sono tenute a identificare e comunicare i loro dati all’Irs. Una pratica che, secondo i garanti della privacy, viola il principio di proporzionalità previsto dal Gdpr.






