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Se il data protection officer è inadeguato il titolare del trattamento viene sanzionato
L’autorità lussemburghese ha recentemente indicato che, per realtà di trattamento dati complesse, un DPO adeguato dovrebbe avere almeno tre anni di esperienza professionale. L’indicazione è stata resa nell’ambito di una attività ispettiva, in seguito alla quale una società lussemburghese veniva sanzionata dal Garante Privacy nazionale (CNPD) per aver nominato un DPO inadeguato.
Se il dirigente o l'amministratore della PA sono negligenti devono pagare di tasca propria la sanzione del Garante per la Privacy
Dirigenti e amministratori pubblici alla cassa per pagare il conto delle sanzioni privacy irrogate all’ente di appartenenza. Se, a causa della loro negligenza, il Garante ha comminato una sanzione pecuniaria alla P.A., scatta la responsabilità erariale e, quindi, la condanna del responsabile da parte della Corte dei Conti a rimborsare l’ente pubblico.
Se il titolare del trattamento trascura il riscontro al diritto d'accesso ai dati personali incorre nella sanzione anche se l'istanza è complessa
Incorre in sanzioni il titolare del trattamento che trascura l'istanza di accesso proposta ai sensi del regolamento europeo sulla protezione dei dati. Anche se la domanda è complessa perché l'interessato chiede pure copia dei documenti conservati. Lo ha evidenziato il Garante privacy con l'ordinanza ingiunzione n. 236 del 16 giugno 2022.
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Se l'incarico di Dpo è affidato a una società il suo referente non deve essere per forza un dipendente
Quando la funzione di Data Protection Officer è assegnata ad una persona giuridica, il referente dalla stessa designato a svolgere le attività non deve essere necessariamente un suo dipendente. Lo ha specificato il Garante per la protezione dei dati personali con una nota di chiarimenti (protocollo n. 16763 del 6 maggio 2020), rivolta a una azienda sanitaria locale piemontese. Questa Asl ha bandito una gara per l’affidamento della funzione di Dpo e, nel corso del procedimento, ha escluso una società partecipante, la quale ha indicato un avvocato come designato a svolgere le relative funzioni.
Se la violazione della privacy deriva da un errore umano può non scattare la sanzione
Niente sanzioni privacy in caso di violazione occasionale lieve dovuta a un errore umano. È questo il principio applicato dal Garante della privacy nel provvedimento n. 441/2024, con il quale a una società di autonoleggio non è stata applicata nessuna misura correttiva.
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Se le fototrappole non rispettano la privacy il comune che le installa rischia di passare da controllore a controllato sanzionato
Il comune che attiva il servizio di contrasto dell'abbandono dei rifiuti deve valutare bene anche tutti gli aspetti sulla protezione dei dati. Perché altrimenti rischia di passare da controllore a controllato sanzionato. Lo ha chiarito il Garante l'ordinanza ingiunzione del 18 luglio 2023 a carico del comune di Modica.
Se le violazioni della sicurezza dipendono da scelte del fornitore esterno è a lui che vanno applicate le sanzioni previste dal Gdpr
Il fornitore di servizi informatici responsabile in proprio in caso di data breach: se le violazioni alla sicurezza dipendono da scelte del fornitore esterno, a quest'ultimo, infatti, vanno applicate le sanzioni previste dal Gdpr.
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Se l’algoritmo boccia la richiesta della carta di credito, la banca deve fornire al cliente spiegazioni chiare e trasparenti
Se la decisione automatizzata dell’algoritmo respinge la richiesta della carta di credito, la banca deve fornire al cliente le informazioni ed i criteri che hanno originato il diniego in modo chiaro e trasparente.
Secondo il Tribunale di Udine non ci fu violazione della privacy sui vaccini da parte dell'Asufc: accolto il ricorso e annullata la sanzione
Secondo il Tribunale di Udine non ci fu violazione della privacy dall’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale sulle vaccinazioni, e per questo ha accolto integralmente il ricorso presentato da dall’azienda sanitaria contro l’ordinanza ingiunzione emessa dal Garante per la protezione dei dati personali, annullando la sanzione di 55mila euro.
Senza alcun preavviso l'azienda blocca l'accesso della lavoratrice al suo account di posta elettronica, interviene il Garante Privacy
Il lavoratore va sempre informato in maniera esaustiva sul trattamento dei suoi dati e il datore di lavoro deve rispettarne i diritti, le libertà fondamentali e la reputazione professionale. Questo il principio ribadito dal Garante, che, a seguito di un reclamo, ha imposto ad una società la sanzione di 50.000 euro per aver gestito l’account di posta aziendale di una collaboratrice esterna in violazione delle norme sulla privacy.
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Privacy Day Forum 2025: il servizio dell'Ansa
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