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La materia è delicata, ma inevitabile “non possiamo tornare ai pizzini e ai volantini, non possiamo tornare alla carta perché non investiamo abbastanza in sicurezza”. Le domande al Garante europeo per la Protezione dei Dati, in occasione della presentazione del rapporto annuale del suo ufficio, scivolano rapidamente verso i problemi di trasparenza legati alla prossima campagna elettorale europea, e Giovanni Buttarelli al suo ultimo anno di mandato quinquennale (ma non è ancora detto che non si ricandidi) non si tira indietro.

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Il testo attualmente sul tavolo del Consiglio non va bene, ma non c'è più tempo da perdere per il varo delle nuove norme europee sull'e-privacy destinato a tutelare gli utenti di strumenti di comunicazione come Whatsapp, Skype e Messenger. Questo in sintesi il messaggio lanciato in un'intervista all'ANSA da Wojciech Wiewiórowski, garante aggiunto e principale candidato per il posto che fu di Giovanni Buttarelli - recentemente scomparso - quale Garante europeo della protezione dei dati (Edps).

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Il 16 marzo 2022 l'European Data Protection Board (EDPB) e il Garante Europeo per la Protezione dei Dati (EDPS) hanno adottato un parere congiunto sulle proposte della Commissione Europea di prorogare di 12 mesi l'attuale Regolamento sul certificato digitale Covid dell'UE e di modificare alcune disposizioni, come l'ampliamento delle tipologie di test accettati nell'ambito dei viaggi all'interno dell'UE e chiarendo che i certificati di vaccinazione dovrebbero contenere il numero di dosi somministrate al titolare, indipendentemente dallo Stato membro in cui sono state somministrate.

La presenza o meno di sanzioni penali nel nuovo contesto giuridico di protezione della privacy è stato oggetto di un acceso confronto al dibattito promosso da Assonime sull’imminente entrata in vigore del regolamento europeo in materia (Gdpr) Ad aprire le ostilità, intervenendo per telefono da Washington, è stato il Garante europeo della privacy (EDPS), Giovanni Buttarelli che si è detto "profondamente deluso" della bozza di decreto legislativo, approvata nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri, e che accompagnerà l’avvio della regolamentazione europea.

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Da tempo ormai il tema delle fake news e dell’influenza dei social network sui più importanti processi della democrazia occidentale, in primo luogo elezioni e referendum, è diventato centrale nel dibattito europeo. E per contrastare questo fenomeno e proteggere il diritto alla privacy dei dati si è fatto molto in Europa negli ultimi anni. Tuttavia non bisogna abbassare la guardia.

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Il Garante europeo della protezione dei dati (Edps) ha pubblicato un documento strategico volto a monitorare la conformità delle istituzioni, degli organi e degli organismi europei (IUE) alla sentenza "Schrems II" che lo scorso luglio ha invalidato il Privacy Shield in relazione ai trasferimenti di dati personali verso paesi terzi, e in particolare negli Stati Uniti.

L’Europol dovrà cancellare un’enorme quantità di dati sui cittadini europei dai suoi archivi. A ordinarlo è stato il garante europeo della protezione dei dati. Dai documenti pubblicati il 10 gennaio emerge che l’agenzia dell’Unione che si occupa di contrastare il crimine nei Paesi membri conserva illegalmente dati su persone non sospette e ora dovrà rimediare a questo problema.

Prima l’allarmismo, poi le maniere forti. Dopo essere stato oggetto di contestazione in quella che è probabilmente la più grande azione di lobbying nella storia dell’Unione europea, alla fine di maggio il regolamento generale sulla protezione dei dati è divenuto pienamente applicabile.

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Il 5 maggio 2022, lo European Data Protection Supervisor (EDPS) e lo (European Data Protection Board) EDPB hanno pubblicato un parere, adottato congiuntamente dalle due autorità, sul Data Act suscitando l’immediata attenzione degli interessati che comunque ancora attendono di conoscere il contenuto dell’accordo raggiunto qualche giorno fa tra il Consiglio e il Parlamento UE sulla proposta di Regolamento UE.

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Da circa 10 ore la riforma è entrata in piena applicazione in tutta Europa, e vogliamo essere pronti fin dal primo giorno a svolgere i compiti che sono demandati ai regolatori indipendenti. Oggi è un giorno di partenza e non un giorno di arrivo. L’Italia con un certo affanno si accinge a pubblicare il decreto legislativo che crea delle opportunità e ha qualche pecca, che speriamo possa essere corretta. Io penso che le norme italiane che accompagnano questa importante riforma europea debbano essere oggetto di una rivisitazione più profonda”. Lo ha detto Giovanni Buttarelli, european data protection supervisor, nel videomessaggio d’apertura del settimo Privacy day Forum, organizzato da Federprivacy e in corso a Roma proprio nel primo giorno d’applicazione della general data protection regulation negli Stati UE.

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Presentazione del volume Risposte Privacy - Roma, 24 giugno 2022

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