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Sarà il Tribunale dell'UE a decidere sulla multa di 225 milioni di euro a Whatsapp per violazioni della privacy

La Corte di Giustizia dell'Ue ha rinviato al Tribunale Ue la causa relativa alla violazione delle norme sulla privacy da parte di WhatsApp, valse alla società di messaggistica sanzioni per un totale di 225 milioni di euro.

Il caso risale al dicembre 2018 quando il garante della privacy irlandese, la Data Protection Commission (Dpc) aveva aperto un'indagine su presunti trattamenti non trasparenti di dati personali da parte di WhatsApp.

Due anni dopo, il garante ha deferito la questione al Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) perché dopo aver chiesto pareri alle altre autorità di controllo nazionali sul progetto di decisione, non ha ottenuto consenso su taluni aspetti. L'EDPS aveva stabilito che Whatsapp aveva violato il Gdpr e aveva ordinato al Garante irlandese di modificare le conclusioni del progetto e di rivedere le sanzioni in aumento.

Dublino aveva quindi adottato la sua decisione finale, infliggendo a Whatsapp sanzioni pecuniarie da 225 milioni di euro. La società ha presentato ricorso di annullamento contro la decisione del board europeo, ma il 7 dicembre 2022 il Tribunale dell'Ue ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il provvedimento dell'EDPB, secondo i giudici europei, è una misura intermedia non impugnabile direttamente, per cui WhatsApp aveva la possibilità di contestare la decisione del Garante irlandese solo dinanzi a un giudice nazionale.

Con la sentenza sulla causa C-97/23 del 10 febbraio 2026, la Corte UE ha adesso rimandato la questione al Tribunale, dichiarando ricevibile il ricorso della società.

La Corte di giustizia constata quindi che una decisione vincolante del Comitato europeo per la protezione dei dati che risolve una controversia tra diverse autorità nazionali di controllo sulla questione se un titolare del trattamento abbia violato il GDPR e se sia, eventualmente, necessario modificare le misure correttive previste nei suoi confronti costituisce un atto impugnabile dinanzi ai giudici dell’Unione. In effetti si tratta di decisione che proviene da un organo dell’Unione europea e che dispiega effetti giuridici nei confronti di terzi.

Fonte: Ansa

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