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Eurostat: nel 2025, il 76,9% degli utenti di Internet dell'Unione Europea si è infatti adoperata per proteggere la propria privacy online adottando misure per gestire l'accesso ai propri dati personali, con un aumento del 3,7% rispetto al 2023 (73,2%).

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Lunedì, 02 Febbraio 2026 19:34

Data Breach in aumento del 22%

Lo scorso anno si sono registrate in Europa una media di 443 violazioni dei dati personali al giorno, in aumento del 22% rispetto alle 363 del 2024. L’incremento dimostra da un lato la costante attenzione delle autorità di vigilanza, dall’altro indica che i data breach continuano a essere una minaccia quotidiana per privati, enti e imprese.

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Violazioni di dati in aumento: il Data Breach Investigations Report 2025 di Verizon lancia un allarme globale, con l’area EMEA tra le aree più colpite. Le intrusioni di sistema sono quasi raddoppiate nell’ultimo anno (+53%) e cresce anche il ruolo delle vulnerabilità sfruttate dai cybercriminali, in uno scenario sempre più complesso e imprevedibile.

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Secondo un'indagine di Eurostat, l'Italia è uno dei Paesi dell'Unione Europea che dimostra meno attenzione alla privacy online. I finlandesi, invece, si dimostrano tra i più attenti d'Europa.

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La privacy è diventata una vera e propria esigenza per i consumatori: oltre il 75% dei consumatori non acquisterebbe prodotti da un’azienda di cui non si fida. Ad evidenziarlo, è il Consumer Privacy Survey 2024, lo studio annuale pubblicato da Cisco sulle percezioni e sui comportamenti dei consumatori in relazione alla privacy.

Un nuovo studio di Kaspersky ha fatto luce sui principali falsi miti e superstizioni digitali degli italiani: il 36% di essi è erroneamente convito che attivare modalità di navigazione in incognito li renda completamente invisibili online. Inoltre, il 19% è disposto a cliccare su link sconosciuti nei messaggi, con il rischio di compromettere la propria sicurezza.

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Secondo il rapporto dello studio “Data Privacy Benchmark” di Cisco, quasi un terzo delle organizzazioni (27%) stanno limitando ai propri dipendenti l’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa (come ad esempio ChatGPT) a causa delle preoccupazioni legate alla privacy e alla sicurezza dei dati.

Secondo una nuova ricerca di ISACA, nonostante i progressi compiuti nei team che si occupano della protezione dei dati, i professionisti della privacy si sentono sempre più stressati sul posto di lavoro alle prese con un complesso quadro di conformità e rischi da gestire.

Secondo una ricerca condotta da Usercentrics solo un terzo delle aziende italiane (33 %) si dichiarano totalmente certe di rispettare le normative vigenti in materia di protezione dei dati personali.

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In Italia l’aumento degli adempimenti previsti dalle normative in materia di cybersicurezza può impattare in maniera significativa sulla competitività aziendale: a incidere sono principalmente gli investimenti tecnico-organizzativi necessari alla compliance nonché la molteplicità degli oneri burocratici e amministrativi richiesti, oltre che l’innalzamento delle barriere all’ingresso.

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Il Presidente di Federprivacy a Settegiorni su Rai Uno

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