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Fiducia, equità e trasparenza: l’AI come nuovo patto tra banca e cliente

Nel 2026 l’intelligenza artificiale è diventata infrastruttura critica del settore bancario. Dal credit scoring alla prevenzione delle frodi, fino ai processi HR, l’AI non è più un elemento sperimentale ma inizia ad essere parte integrante dei processi decisionali.


Parallelamente, il quadro regolatorio europeo, AI Act in primis, spinge verso un modello di utilizzo dell’AI basato su responsabilità, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali.

In questo scenario, la sfida per il mondo bancario non è scegliere tra innovazione e compliance: è costruire un ecosistema in cui l’AI generi valore economico rafforzando la fiducia dei clienti e dei regolatori.

La fiducia del cliente nell’AI: il nuovo capitale reputazionale delle banche - La trasformazione portata dall’intelligenza artificiale nel settore bancario non riguarda solo l’efficienza. Con l’AI Act, la relazione tra banca e cliente cambia in profondità: la fiducia diventa un vero asset competitivo.

E qui non dobbiamo dimenticare un elemento fondante del settore finanziario: il valore fiduciario della relazione banca cliente. Una banca non offre solo servizi, ma prende decisioni che possono avere “effetti giuridici che riguardano la persona o incidere in modo analogo sulla sua vita”, per richiamare la formulazione dell’art. 22 del GDPR sulle decisioni basate su trattamenti automatizzati.

Questo principio, già presente nel GDPR, diventa ancora più centrale nell’era dell’AI: il cliente deve poter confidare che le decisioni che lo riguardano, che si tratti di credito, antifrode, onboarding, valutazioni interne o, ancora, sistemi conversazionali basati su AI siano comprensibili, controllabili e contestabili.

Il regolatore introduce obblighi di trasparenza, qualità dei dati, tracciabilità, verificabilità e supervisione umana, che non sono meri adempimenti tecnici, ma condizioni per garantire equità e responsabilità.

Non basta più implementare modelli rapidi e performanti. Serve poter spiegare perché un sistema propone una decisione, mostrarne la correttezza, e assicurare che non produca effetti discriminatori. La vera metrica competitiva non è più la velocità del modello, ma la credibilità del processo decisionale.

(Nella foto: Daniela Donati, speaker al Privacy Symposium 2026 nel panel di Federprivacy)

Tre elementi diventano cruciali:

- trasparenza percepita. Il cliente vuole capire come e perché viene presa una decisione che lo riguarda (es. merito creditizio). La trasparenza è anche comunicazione chiara;
- verificabilità. Modelli misurabili, auditabili e tracciabili: la banca deve poter dimostrare l’assenza di errori sistemici, distorsioni o bias. La fiducia nasce dalla capacità di “mostrare le prove”;
- qualità dei dati e responsabilità del trattamento. Una banca che gestisce correttamente i dati, attraverso misure tra cui minimizzazione, finalità chiare e filiere controllate, trasmette valore e affidabilità.

L’AI come asset reputazionale - Un algoritmo opaco genera sospetto. Un algoritmo spiegabile, controllato e stabile genera fiducia. Nel banking, questa dinamica è amplificata: il cliente accetta decisioni da parte della propria banca solo se percepisce che:

- esiste una supervisione umana reale;
- la decisione è comprensibile e contestabile;
- il sistema è progettato per proteggere i suoi diritti.

L’AI diventa quindi un elemento di reputazione, come la sicurezza informatica, la privacy, o la solidità finanziaria.

Le banche che sapranno usare l’AI con responsabilità, trasparenza e equità saranno più competitive nel lungo periodo.

Explainability come diritto e vantaggio competitivo - L'AI Act richiede spiegazioni comprensibili per i sistemi high risk. Le banche devono introdurre standard interni di explainability, rendendo le decisioni leggibili anche ai non esperti. La trasparenza diventa parte dell’esperienza cliente.

La supervisione umana deve essere effettiva, non simbolica, i clienti la richiedono già oggi. Risulta quindi necessario garantire capacità di intervento; competenze adeguate; responsabilità definite e monitoraggio continuo del comportamento dei modelli.

L’oversight efficace è un fattore di robustezza operativa.

Il nuovo ruolo del DPO e delle funzioni etiche - La governance dell’AI richiede competenze ibride e una profonda evoluzione dei ruoli di controllo. In questo scenario, il Data Protection Officer e le funzioni di risk management stanno assumendo sempre più una natura etica oltre che tecnica. Non sono più soltanto garanti della conformità o custodi dei processi: diventano funzioni etiche a tutti gli effetti, chiamate a valutare non solo la correttezza normativa, ma anche l’equità, la trasparenza e l’impatto sociale delle decisioni algoritmiche.

Il loro ruolo evolve su tre direttrici:

- Consulenza strategica - Supportano business, IT e innovazione nell’integrare criteri etici e di responsabilità sin dalle prime fasi di sviluppo dei modelli, contribuendo a orientare scelte architetturali e metodologiche.

- Presidio etico e di accountability - Diventano il punto di raccordo tra AI Act, GDPR, Linee Guida EBA, principi di fairness e controlli sui modelli. Non verificano solo la conformità formale, ma la capacità del modello di tutelare la persona e rispettare diritti fondamentali.

- Ponte tra innovazione, compliance e risk management - Richiedono collegamenti rafforzati tra diverse aree: Model Risk, IT Risk, Compliance, Data Governance, Legal, fino alle funzioni HR quando l’AI tocca processi di selezione o valutazione.

Il loro contributo permette di tradurre principi astratti in requisiti operativi sostenibili.

In questo senso, la figura del DPO e quella delle funzioni di risk management si stanno trasformando: da ruoli prevalentemente tecnici o normativi a ruoli di governance etica, capaci di interpretare rischi nuovi, promuovere cultura e guidare l’adozione responsabile dell’AI nel sistema bancario.

Conclusione: la tecnologia convince, la trasparenza fidelizza - La performance tecnica attrae; la trasparenza, la correttezza e la capacità di garantire decisioni affidabili, invece, fidelizzano.

L’AI Act non rallenta l’innovazione: ne orienta la qualità. Ma allo stesso tempo ci ricorda che tutte le dimensioni analizzate in questo articolo, fiducia del cliente, equità dei modelli, explainability, qualità dei dati, supervisione umana, responsabilità etica, governance interfunzionale, rappresentano sfide enormi per l’intero sistema finanziario.

Superarle non richiederà soltanto nuove competenze e formazione: richiederà ingenti capitali, necessari sia per l’acquisizione delle tecnologie sia per la profonda trasformazione organizzativa che il nuovo panorama comporta.

Inoltre, le banche devono presidiare un tema spesso sottovalutato: bilanciare la trasparenza con la necessità di preservare il proprio vantaggio competitivo e i criteri di sicurezza.

La chiarezza verso i clienti non può tradursi nella divulgazione di politiche interne, logiche proprietarie o strategie di modellizzazione che sono parte integrante del business. La sfida è trovare un equilibrio credibile tra disclosure significativa e tutela del know how: essere trasparenti senza rinunciare alla competitività.

Le banche che sapranno integrare responsabilità, equità e spiegabilità nei propri modelli, gestendo questo equilibrio con intelligenza, costruiranno un vantaggio competitivo duraturo.

Perché un AI affidabile, capace di tutelare la persona anche nei casi in cui le decisioni possono incidere significativamente sulla sua vita, sarà sempre più un fattore identitario e reputazionale, la base del nuovo patto di fiducia tra banca e cliente.

Note sull'Autore

Daniela Donati Daniela Donati

Data Governance & Protection Expert di ING Italia - Certificata DPO UNI 11697:2017

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