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L’atteggiamento italiano verso la privacy europea lo si può forse capire dall’andamento degli iscritti al registro del responsabile dei dati (Dpo) tenuto dal Garante. Agli inizi di luglio risultano presenti nell’archivio circa 35.300 di quei profili, oltre 21mila dei quali hanno inviato la comunicazione all’Autorità a ridosso del d-day, ovvero quel 25 maggio in cui in tutta la Ue sono diventate operative le nuove regole sulla tutela dei dati.

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Gli enti locali devono valutare con particolare attenzione se, in base alla normativa, possono rendere pubblici i dati personali, spesso anche particolarmente riservati, contenuti in delibere e in altri documenti. Lo ha ribadito il Garante per privacy in alcuni provvedimenti sanzionatori adottati il 2 luglio 2020 nei confronti di una Regione, di due Comuni e di un’Unione di Comuni.

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Nella pubblica amministrazione stop alla incetta di nomine di Dpo (Responsabile della protezione dei dati); freno alla nomina in questo ruolo di fornitori esterni di information technology (It) e di avvocati che difendono l'ente; illegittimo riservare le gare per sceglierlo a chi ha un particolare titolo (laurea, certificazione, iscrizione a un albo). Sono alcune delle indicazioni fornite dal Garante della privacy con il «Documento di indirizzo su designazione, posizione e compiti del Responsabile della protezione dei dati in ambito pubblico», che tutte le p.a. sono obbligate a nominare (art. 37 regolamento Ue n. 2016/679 o Gdpr). Il documento, allegato al provvedimento del Garante n. 186 del 29/4/2021, dà molte indicazioni pratiche, ma numerosi aspetti rimangono ancora a carico dei singoli enti, che devono valutare il da farsi caso per caso.

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato a Roma Capitale il pagamento di una sanzione di 500mila euro per illecito trattamento di dati personali di utenti e dipendenti, effettuato attraverso il sistema di prenotazione degli appuntamenti "TuPassi".

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La polizia potrà utilizzare le telecamere indossabili in caso di operazioni critiche con conservazione dei dati allungata a sei mesi. Ma con la massima costante attenzione al corretto trattamento dei dati personali ed in particolare al perimetro della sicurezza informatica e senza fare mai ricorso al riconoscimento facciale. Lo ha chiarito il Garante per la protezione dei dati personali con il provvedimento n. 290 del 22 luglio 2021.

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Prorogatio per i protocolli d'intesa antimafia, stipulati tra prefetture e associazioni di imprese, utilizzati per appalti e contratti pubblici e privati. Ma devono circolare solo dati sintetici («sì» o «no») rispetto alla esistenza di notizie negative sui contraenti, non le informazioni di dettaglio. Pur con qualche ritocco per adeguarli al regolamento Ue sulla privacy n. 2016/679 (Gdpr), i protocolli possono andare avanti. È questo il parere del Garante n. 284 del 22/7/2021 (in Gazzetta Ufficiale n. 204 del 26/8/2021).

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Via libera del Garante per la protezione dei dati personali alle regole che disciplinano l’accesso telematico ai servizi della Pubblica amministrazione, anche attraverso l’uso della App IO. L’Autorità ha espresso parere favorevole sullo schema di Linee guida predisposte dall’Agenzia per l’Italia digitale (AgID). Il documento definisce le modalità di realizzazione e di funzionamento del punto di accesso telematico per consentire alle pubbliche amministrazioni e ad altri soggetti erogatori di rendere disponibili agli utenti i propri servizi (avvisi di scadenze, pagamenti, certificazioni, ecc.).

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Il Garante per la privacy richiama l'attenzione sulle regole di una corretta comunicazione attraverso la posta elettronica. Con un provvedimento ha dichiarato illecito l'invio da parte di un'articolazione della Provincia di Trento di una e-mail destinata, contemporaneamente e con gli indirizzi in chiaro, a sedici genitori di bambini non in regola con l'obbligo delle vaccinazioni.

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General Data Protection Regulation (Gdpr): porta questo nome il regolamento portatore di una rivoluzione sugli obblighi delle imprese sul fronte della protezione dei dati personali, in vigore da venerdì 25 maggio. Fra i soggetti che dovranno vedersela con una serie di nuovi adempimenti ci sono proprio i siti web, anche se la strada per l’adeguamento alle nuove norme europee (regolamento Ue 2016/679) sembra ancora lunga. “A parte la maggioranza delle grandi aziende che hanno affrontato per tempo il tema del Gdpr”, ha dichiarato il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi, in un evento romano dedicato al tema, “per pmi e pubbliche amministrazioni saranno necessari diversi mesi prima che si possa auspicare di vedere un livello di conformità accettabile e, come nel caso dell’euro, occorre un loro cambio di mentalità”.

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Alla pubblica amministrazione non serve il consenso per trattare i dati. Ma la nomina del responsabile della protezione dei dati è d'obbligo sempre. E per la valutazione di impatto privacy i casi in cui un ente pubblico non è tenuto si conteranno sulle dita di una mano. Il conto alla rovescia per l'adeguamento al Regolamento generale Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679 (Gdpr), operativo dal 25 maggio 2018, è cominciato anche per le pubbliche amministrazioni.

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