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Francesco Pizzetti

Professore ordinario di diritto costituzionale a Torino e docente alla Luiss. Presidente Autorita' Garante per la protezione dei dati personali dal 18 aprile 2005 al 17 giugno 2012.

Il 5 maggio 2022, lo European Data Protection Supervisor (EDPS) e lo (European Data Protection Board) EDPB hanno pubblicato un parere, adottato congiuntamente dalle due autorità, sul Data Act suscitando l’immediata attenzione degli interessati che comunque ancora attendono di conoscere il contenuto dell’accordo raggiunto qualche giorno fa tra il Consiglio e il Parlamento UE sulla proposta di Regolamento UE.

Come abbiamo detto più volte anche nelle pubblicazioni di Federprivacy, l’Unione Europea è impegnata ormai da anni in una sfida a tutto campo per conquistare la sovranità digitale e competere a livello globale con gli ecosistemi USA e Cina. È ovvio però che in questo quadro la figura del DPO, pur senza che il GDPR sia modificato, è destinata a cambiare.

Il 23 aprile 2022 la Presidente van der Leyen ha annunciato, con un twitt già ormai storico, che dopo quasi un anno e mezzo di trattative tra il Parlamento e il Consiglio, è stato raggiunto l’accordo tra le istituzioni europee sul Digital Services Act (DSA), la proposta di regolazione dei servizi digitali e, in particolare, dei servizi offerti dalle grandi piattaforme digitali USA che, insieme al Digital Market Act (DMA), sul quale già si era trovato un accordo il tra Consiglio e Parlamento il 28 marzo 2022, costituisce il Digital Services Act Package presentato dalla Commissione fin dal 15 dicembre 2020, in adesione al programma elettorale della Presidente della Commissione.

Nella società digitale la possibilità di acquisire informazioni personali e utilizzarle illecitamente per discriminare i cittadini è continuamente dietro l’angolo, tanto più con l’intelligenza artificiale che necessita di essere attentamente regolata non solo da norme giuridiche, ma anche da principi etici di base, che sono indispensabili per evitare scenari finora riservati agli incubi e, purtroppo, anche ai fantasmi della storia passata.

Nei giorni scorsi il Ministro Colao ha dedicato un lungo intervento in Conferenza Unificata a illustrare il progetto governativo di attuazione del PNRR nel quadro dell’amministrazione locale e, più in generale, della Pubblica Amministrazione. Lo stesso ha fatto il Ministro Brunetta in una Conferenza stampa tenuta a Bruxelles il 28 marzo a seguito del suo incontro col Vicepresidente della Commissione Dombrovskis, nella quale, oltre a dare conto dello stato di attuazione del PNRR da parte dell’Italia, ha sviluppato anche il profilo legato alla evoluzione dell’amministrazione pubblica digitale italiana, mettendo giustamente in luce lo stretto rapporto che sussiste fra gli obiettivi italiani e quelli europei in materia di evoluzione della società digitale.

Una delle conseguenze ancora meno evidenti dell’esperienza pandemica è l’idea, che sembra vada diffondendosi in alcuni comuni italiani, di offrire ai cittadini di scaricare app, predisposte dal Comune stesso o in house o avvelandosi di servizi di terzi, che consentano di registrare, anche col consenso esplicito del cittadino, i comportamenti di ciascuno con riferimento al rispetto delle prescrizioni comunali. Di tale registrazione resta traccia sullo smartphone o sul computer che ospita la applicazione e la relativa verifica, tramite modalità assai simili a quelle usate per il controllo del possesso e della validità del green pass.

All’ultimo vertice Nato tenutosi a Bruxelles il 25 marzo 2022, con la partecipazione di Biden la guerra in Ucraina è stata ovviamente in primo piano. Questo ha portato il vertice a concentrarsi anche sui temi della cyber security che già avevano formato oggetto di una particolare attenzione al vertice del 2014, dando l’avvio alla cooperazione tra i Paesi Nato in tema di difesa dagli attacchi cyber e, per la UE, alla accelerazione e alla attuazione della Direttiva Nis, pezzo essenziale anche della difesa integrata cyber sia nel quadro europeo che in quello Nord Atlantico.

App di credito sociale e rischi privacy per i cittadini

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