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Usa, proposta di un Gdpr a stelle e strisce

Un’agenzia federale per la privacy. Centrata su regole-fotocopia del Gdpr europeo, e con valore per tutti gli Stati. Lo prevede la storica proposta di legge lanciata da Anna Eshoo e Zoe Lofgren (partito democratico), membri della Camera dei rappresentanti della Silicon Valley, California. L’agenzia ha già un nome: Digital Privacy Agency (Dpa).

Nelle intenzioni delle due donne politiche avrà il potere di emanare regolamenti e far rispettare le norme. Già previsto l’organico: 1.600 funzionari, come la Federal Communications Commission che già regola in larga parte la privacy negli Usa, ma che riserva solo una piccola percentuale di dipendenti al controllo delle violazioni. La nuova agenzia potrebbe imporre multe fino a 42mila dollari. “Nella Ftc manca personale, competenze e cultura adatte per svolgere questo ruolo” ha detto Eshoo.

l disegno di legge creerebbe un “marcato cambio di passo” per il modo in cui aziende come Facebook fanno business. Proprio il Ceo del social, Mark Zuckerberg, aveva sollecitato i leader del Congresso a portare avanti normative federali. Uno “standard unico”, prevalente sulle leggi nazionali, più semplice da rispettare per le aziende tecnologiche che operano in una pluralità di aree.

Il tema privacy tocca in questo modo negli Usa il suo apice. All’indomani dello scandalo Facebook Cambridge Analytica, i legislatori delle due formazioni politiche avevano colto l’occasione per elaborare una legge federale sulla privacy, ma pochi di queste proposte sono state trasformate in legge, tranne a livello “locale”. Per esempio in California vige il Consumer Act (Ccpa), uno dei codici più rigidi in materia.

La nuova legge sarà ancora “più forte della legge della California”, dicono le due politiche: “L’obiettivo è farlo diventare lo standard per tutti gli Stati Uniti”.

La legge sulla privacy cavalca il privacy bill of rights for users voluta quest’anno da Nancy Pelosi, in particolare per quanto riguarda i diritti degli utenti sulle modalità in cui i loro dati vengono raccolti e trattati dalle società tecnologiche. Consentirebbe agli utenti di accedere, correggere, eliminare e trasferire i propri dati. Inoltre agli utenti verrebbe data la possibilità di gestire i propri dati nei sistemi che utilizzano l’apprendimento automatico o algoritmi di AI. Ancora, la misura darebbe agli utenti la possibilità di gestire l’uso di algorithmic news feed.

Le aziende non potranno divulgare o vendere i dati degli utenti senza il consenso esplicito e saranno banditi modelli “opachi” per ottenere il consenso. “Il nostro paese ha urgente bisogno di un quadro giuridico per proteggere i consumatori dalle sempre crescenti industrie di raccolta e condivisione dei dati – ha detto Lofgren -. La privacy per i consumatori online finora è stata inesistente: è il momento di dare agli utenti il controllo dei loro dati personali”.

Fonte: Corriere delle Comunicazioni

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