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Se in casa avete un assistente digitale, e pensate di riuscire a mantenere il controllo della vostra privacy tra le mura domestiche, probabilmente non siete al corrente che i cosiddetti “smart speaker” possono attivarsi non solo quando date loro un esplicito comando vocale, ma anche quando pronunciate espressioni che hanno una certa assonanza con le parole chiave predefinite, rischiando così per finire di essere ascoltati varie volte durante una giornata, e anche quando non ne siete affatto consapevoli.

Fino a qualche tempo fa, il semplice chiudere a chiave la porta di casa poteva bastare come misura di sicurezza per evitare intrusioni all’interno delle proprie mura. Con l’avvento di Internet e degli assistenti virtuali come Alexa o Cortana, però, le misure di sicurezza cd. fisiche non sono più sufficienti. Dal televisore al frigorifero, dal campanello al microonde, quasi tutti gli oggetti di uso quotidiano possono venire connessi ad internet aprendo nuovi orizzonti e criticità. Ma, come sempre, il passaggio dall’analogico al digitale ci pone davanti a problematiche legate alla privacy e alla sicurezza informatica.

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La fregatura al momento è riservata agli utenti americani, ma se l’esperimento dovesse mai “funzionare” c’è da aspettarsi che la soluzione arrivi anche da noi. Si chiama “Sidewalk” ed è la funzione che l’8 giugno verrà abilitata automaticamente sui dispositivi di Amazon rientranti nella gamma di prodotti in cui figurano Alexa, Echo, Ring Video Doorbells, Ring Floodlight Cams e Ring Spotlight Cams. A cosa serve? A condividere una parte della connessione WiFi con chi abita a fianco o – come dice il nome stesso dell’invenzione – si trova sul “marciapiede” antistante.

“Gli assistenti digitali possono raccogliere e memorizzare una grande quantità di dati personali, non solo relativi all’utilizzatore diretto, ma a chiunque si trovi nello stesso ambiente”. Lo spiega il Garante della Privacy sul proprio sito istituzionale con un vademecum contenente una serie di consigli per un “uso informato e consapevole” di questi strumenti, “per tutelare in modo adeguato i nostri dati personali e quelli di tutte le persone che entrano, volontariamente o meno, nel campo di azione degli assistenti digitali”.

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Una notizia che scuote il mondo della smart home, anche se non stupisce i più paranoici, ha appena fatto il giro del mondo: Google ha ammesso che Assistant registra l’audio degli utenti anche quando non chiamato in causa dalla hotword “Ok Google”. Stando a quanto condiviso da IndiaToday, dei portavoce di Google avrebbero affermato di fronte ad un comitato del governo indiano che i dipendenti dell’azienda ascoltano le conversazioni degli utenti con Google Assistant.

Martedì, 07 Gennaio 2020 06:41

Smart assistant: testimoni di un crimine

Il 25 Maggio del 2018 è entrato in vigore il GDPR in materia di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali. Il legislatore ha voluto ben evidenziare l‘esigenza, più che necessaria, di far fronte ai continui e potenziali rischi derivanti dall’uso non responsabile di tecnologie che oggi invadono l’ambiente reale, oltre che digitale.

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Sabato, 02 Gennaio 2021 14:29

Taci! Il nemico ti ascolta

Una ricerca della Ruhr-Universität Bochum e Max Planck Institute for Security and Privacy ha messo in evidenza i pericoli associati agli assistenti vocali (AV) tipo Alexa, Siri, Google Assist che oramai sono di ampia diffusione: Amazon nel 2019 ha dichiarato di aver venduto più di 100 milioni di dispositivi che integrano Alexa.

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Presentazione del volume Risposte Privacy - Roma, 24 giugno 2022

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