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L’autorità per la protezione dei dati del Lussemburgo ha proposto una multa di oltre 425 milioni di dollari (circa 350 milioni di euro) contro Amazon.com. Il caso è quello riguardante la protezione dei dati degli utenti nell’Unione europea, che potrebbe terminare con la più alta sanzione inflitta per la violazione del GDPR, il regolamento Ue sulla privacy.

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Mercoledì, 17 Aprile 2019 15:50

Amazon, Alexa sa dove sei. E non tiene il segreto

La scusa è quella di migliorare le performance di Alexa. Il prezzo? La nostra riservatezza. L’ultima novità ha connotazione geografica. Se incautamente nessuno si è preso la briga di preoccuparsi delle intrusioni domestiche di Amazon e non ha dato alcun peso al fatto che gli scudieri di Jeff Bezos spiano le chiacchiere entro le nostre mura domestiche, adesso ci dovrà essere qualcuno che finalmente si indigna. Il personale del colosso americano del commercio elettronico non si accontenta di ascoltare quel che diciamo a casa nostra, ma ha possibilità di localizzarci con precisione goniometrica e di ricavare in modo dettagliato la nostra posizione.

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Nuovi guai per Google e Amazon in Europa. Questa volta i due colossi sono finiti nel mirino della Cnil (Commission nationale de l’informatique et des libertés), l’equivalente francese del nostro garante della privacy, per aver violato le norme sull’uso dei cookies di tracciamento online.

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Gli assistenti virtuali di Google e Amazon sono finiti nuovamente sotto i riflettori per un problema legato al funzionamento delle app di terze parti, in grado di acquisire password e dati personali degli utenti a loro insaputa. Dopo i numerosi casi su presunte o reali violazioni della privacy segnalati nei mesi scorsi, a lanciare questa volta l’allarme è l’azienda tedesca Security Research Labs che dopo aver sviluppato una serie di app dedicate ad Alexa e Google Assistant ha dimostrato come le stesse siano state abili nell’effettuare veri e propri tentativi di phishing accedendo così a dati sensibili.

Sta venendo il giorno in cui quella specie di sorriso giallo che appare nel logo non coinciderà con lo stato d’animo degli utenti. Parliamo di Amazon, quella che poco alla volta si è guadagnata le simpatie di chi vuol fare acquisti online nonostante il trattamento riservato ai dipendenti fosse diametralmente opposto a quello concepito da Adriano Olivetti o dai tanti altri personaggi che nel mondo tecnologico hanno equilibrato il profitto aziendale con il rispetto (e, perché no?, l’amore) per i lavoratori.

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Fino a qualche tempo fa, il semplice chiudere a chiave la porta di casa poteva bastare come misura di sicurezza per evitare intrusioni all’interno delle proprie mura. Con l’avvento di Internet e degli assistenti virtuali come Alexa o Cortana, però, le misure di sicurezza cd. fisiche non sono più sufficienti. Dal televisore al frigorifero, dal campanello al microonde, quasi tutti gli oggetti di uso quotidiano possono venire connessi ad internet aprendo nuovi orizzonti e criticità. Ma, come sempre, il passaggio dall’analogico al digitale ci pone davanti a problematiche legate alla privacy e alla sicurezza informatica.

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La competente autorità di controllo per la protezione dei dati ha comminato una multa record da 746 milioni di euro ad Amazon per violazioni della privacy correlate alle sue pratiche pubblicitarie. Si tratta della sanzione più alta in assoluto da quando è stato introdotto il Gdpr, che da sola ammonta a più del doppio dei 307 milioni di euro di sanzioni che erano state complessivamente irrogate lo scorso anno. 

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La fregatura al momento è riservata agli utenti americani, ma se l’esperimento dovesse mai “funzionare” c’è da aspettarsi che la soluzione arrivi anche da noi. Si chiama “Sidewalk” ed è la funzione che l’8 giugno verrà abilitata automaticamente sui dispositivi di Amazon rientranti nella gamma di prodotti in cui figurano Alexa, Echo, Ring Video Doorbells, Ring Floodlight Cams e Ring Spotlight Cams. A cosa serve? A condividere una parte della connessione WiFi con chi abita a fianco o – come dice il nome stesso dell’invenzione – si trova sul “marciapiede” antistante.

Apple ha sospeso su scala globale il programma di controllo qualità per Siri, la sua assistente vocale, perché tale programma rischia di violare le norme sulla privacy. Stessa decisione per Google, che ha messo in stand-by in Unione europea i controlli sul funzionamento di Assistant.

Amazon registra e colleziona dati dei bambini senza il consenso dei genitori con il dispositivo Echo Dot Kids Edition, la versione per ragazzi del suo speaker. E' la denuncia presentata alle autorità federali da alcune associazioni per la tutela della privacy dei minori.

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