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Sono ancora pochi i data protection officer ed i professionisti specializzati in materia di privacy rispetto al fabbisogno del marcato. Tanti i giovani attratti dalle nuove opportunità con il GDPR, ma necessari percorsi strutturati e bagaglio di esperienza iniziale per svolgere il ruolo di DPO o proporsi come consulenti. Realizzato un progetto per l'erogazione di borse di studio per il sostegno alla formazione grazie ai contributi di Ferrero e BNP Paribas. Bernardi: "Stabilito un filo diretto con numerose aziende disponibili ad ospitare giovani particolarmente meritevoli per dare opportunità di uno stage."

Diffusa l'idea tra migliaia di professionisti che certificazione basata su Norma UNI 11697 sia obbligatoria, il Garante risponde alla richiesta di chiarimenti di Federprivacy. Certificazione competenze DPO non rientra tra quelle disciplinate dall'art. 42 del GDPR, quindi non può essere approvata dall'Autorità. Esclusa anche ipotesi certificazione comune. Partecipazione a lavori in Uninfo di esperti del Garante quale "attore esterno, imparziale e competente sulla materia". Bernardi: "Certificazioni volontarie costituiscono comunque un elemento di accountability".

Rilasciata a quasi 500 professionisti, per ottenere la certificazione TÜV di Privacy Officer è necessario partecipare ad un corso riconosciuto o sostenere un test preliminare. Solo 5 le opzioni rimaste nel 2019 per i percorsi propedeutici con un'edizione del Master Privacy Officer a novembre, e quattro corsi organizzati da Wolters Kluwers nelle città di Milano, Bologna, Napoli, e Verona. Rigoroso anche il processo di mantenimento e rinnovo della certificazione. Validi per l'aggiornamento dei professionisti certificati la "Master Class GDPR Update" organizzata da CPL Concordia a Milano, e due edizioni del "Corso pratico di specializzazione per consulenti Data Protection" organizzato da Privacy365 a San Marino.

Martedì, 08 Gennaio 2019 23:08

Chi è e cosa fa il Privacy Officer?

Il privacy officer (in inglese, "agente della privacy") è una figura professionale con competenze giuridiche, informatiche e gestionali, la cui responsabilità principale è osservare, valutare e organizzare la gestione del trattamento di dati personali (e dunque la loro protezione) all'interno di un'organizazione, affinché questi siano trattatati in modo lecito e pertinente, nel rispetto delle normative vigenti.

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Chiedere lumi al Dpo fa sempre bene al titolare del trattamento. Anche solo per abbassare l’importo della sanzione per violazione della normativa sulla protezione dei dati. Ma qual è il ruolo del Data Protection Officer? A ben vedere, in effetti, il Dpo si mette sempre in gioco e rischia, al di là di quanto gli competa, di diventare una posizione di garanzia o, altrimenti detto, un parafulmine. Sullo sfondo, il Considerando 77 del Gdpr, neppure tanto di sottecchi, ormai allunga la sua ombra: un “Considerando” che dota il Dpo di super poteri, ma che poi lo colloca su un piedistallo scivoloso; un “Considerando” che mette l’acceleratore a una priorità assoluta e cioè avere un repertorio delle “indicazioni del Dpo” per specifici settori.

Giovedì, 11 Ottobre 2018 12:56

Come scegliere il Data Protection Officer?

Le pubbliche amministrazioni, così come i soggetti privati, dovranno scegliere il Responsabile della protezione dei dati personali (RPD) con particolare attenzione, verificando la presenza di competenze ed esperienze specifiche. Non sono richieste attestazioni formali sul possesso delle conoscenze o l’iscrizione ad appositi albi professionali.

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Chi si occupa di privacy fin dall'entrata in vigore della prima normativa, ormai venticinque anni fa, sa che il principale problema per tutti i soggetti economici che si sono adeguati alle prescrizioni obbligatorie in questi anni è sempre stato quello di dare continuità a quanto fatto. In moltissimi casi le aziende si sono armate di buona volontà, hanno adottato gli adempimenti obbligatori con diligenza, facendosi supportare magari da professionisti di qualità e poi però hanno seppellito tutto quanto fatto in un cassetto, fino a che una nuova esigenza specifica non si fosse ripresentata.

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Straordinari per i consulenti privacy e i Dpo (responsabili della protezione dei dati) delle pubbliche amministrazioni, delle società partecipate pubbliche e delle public utility. È una semplificazione con il trabocchetto quella varata dal decreto legge 139/2021 (il cosiddetto decreto Capienze), convertito dalla legge 205/2021 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 291 del 7 dicembre 2021, in vigore dall'8 dicembre 2021), che pure ha ripreso l'impostazione vigente dal 1996 al 2018, affrancando le pubbliche amministrazioni dalla necessità di avere una legge o un regolamento ad hoc per ogni trattamento (situazione, peraltro, impossibile da realizzare in concreto).

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Dopo una maratona full-immersion di 124 ore con 23 docenti noti esperti della materia, è terminato il percorso specialistico per data protection officer organizzato da Federprivacy con il patrocinio del CNR di Pisa. Bernardi: "Soddisfatti di aver trasmesso know-how e competenze specialistiche preziose per cinquanta partecipanti motivati dall'inizio fino all'esame finale per conseguire l'attestato di competenza." Già in cantiere una seconda edizione.

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Federprivacy ha patrocinato il Corso di perfezionamento in materia di protezione dei dati personali organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino sotto la direzione del Prof. Sergio Foà e del Prof. Francesco Pizzetti.

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Caffè Privacy: il data breach

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