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ARGOMENTO:

Protocollo misure contrasto COV-19 Luoghi lavoro 1 Anno 1 Mese fa #857

Propongo una risposta interlocutoria, al fine di contribuire ad un dibattito che è tutt'altro che fine a se stesso.
Forse occorre riflettere sulle disposizioni dal punto di vista 'teleologico', ovvero del fine a cui rispondono, in correlazione con la momentanea ed assai critica contingenza. L'art. 5 dello Statuto dei lavoratori intende prevenire condotte discriminatorie da parte del datore di lavoro, nonché assicurare l'obiettività degli accertamenti medici.
Nel Protocollo citato, la misura più delicata e discussa – quella da Lei citata – ha lo scopo di precludere l'accesso ai locali aziendali da parte di lavoratori che potrebbero ('potrebbero', non 'sono') essere contagiati. E' inevitabilmente una misura di grana grossa, per lo meno per due motivi: 1) non è detto che tutti coloro che superano la temperatura corporea indicata, siano per ciò contagiati da Covid-19; 2) per converso, non è detto che gli altri, quelli con temperatura sotto la soglia, non siano stati contagiati. Questo ci dice anche che: 1) l'unica informazione/dato personale accessibile al datore sarà quello sulla temperatura corporea dei singoli dipendenti, a prescindere dall'eventuale patologia, che nel caso sarà accertata mediante canali cui egli sarà dipoi necessariamente estraneo; 2) per quanto precede - proprio in virtù della 'neutralità' del parametro - è più difficile che attraverso queste misure possano essere attuate e perseguite condotte discriminatorie nel senso avversato dall'art. 5. Se, comunque, residuasse un contrasto con l'art. 5, esso potrebbe ritenersi superato dalla prevalenza di diritti, anche garantiti costituzionalmente, e interessi che una volta tanto vedono convergere tutti gli attori aziendali. I lavoratori, con il diritto alla salute e alla protezione attiva e non meramente teorica e/o statica della stessa; il datore di lavoro, con il dovere di tutelare l'integrità psico-fisica di tutti i lavoratori (e la propria, se concesso) e l'interesse alla continuità delle attività aziendali, in vista della quale deve/dovrà agire tempestivamente, con l'approntamento dei mezzi necessari a garantire l'igiene e sicurezza dei locali e delle attività lavorative, avvalendosi sul piano 'tecnico' del prezioso ausilio del medico competente.

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Ultima Modifica: da Paolo Marini.

Protocollo misure contrasto COV-19 Luoghi lavoro 1 Anno 1 Mese fa #856

Ritengo il Protocollo in parola particolarmente carente dal punto di vista tecnico-giuridico.
Anche non prendendo in considerazione il comunicato del 2 marzo u.s. del Garante, rilevo la mancanza totale di qualsiasi valutazione/disposizione che tenga in conto lo Statuto dei Lavoratori e nello specifico l'art. 5 dello stesso.
Il Protocollo autorizza (in alcuni casi esplicitamente, si veda l'art. 11) eventuali controlli diretti da parte del Datore di lavoro.
In termini pratici, la possibilità stessa di misurare la temperatura corporea all'ingresso dell'azienda (con impossibilità d'ingresso laddove la stessa superi i 37,5 gradi), è da ritenersi una misura che difficilmente potrà essere posta in essere direttamente dal medico competente (il quale dovrebbe essere fisicamente presente in azienda tutti i giorni e magari più volte al giorno in caso di turni!).
Insomma, appare un protocollo volto ad accontentare le istanze delle parti sociali e, in particolar modo dei lavoratori, con buona pace della normativa vigente.

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Protocollo misure contrasto COV-19 Luoghi lavoro 1 Anno 1 Mese fa #855

Riporto risposta fornita ad analogo quesito, salva qualche integrazione, sulla base di una riflessione tempestiva, suscettibile di affinamento. Per trasparenza e correttezza, la seguente risposta è personale e non impegnativa per Federprivacy.
Effettivamente pare riscontrabile una distonia, se non un contrasto, tra gli indirizzi rilevabili dai 2 documenti che Lei cita (Protocollo promosso dal Governo del 14 marzo [in virtù del Dpcm 11 marzo u.s.] e comunicato del Garante del 2 marzo u.s.). Anche se va rilevato che il Garante, alla fine, “invita tutti i titolari del trattamento ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e dalle istituzioni competenti per la prevenzione della diffusione del Coronavirus, senza effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti”. E' evidente allora che se il datore/Titolare attuerà il sopra detto Protocollo, verosimilmente non metterà in campo una iniziativa "autonoma", nella misura in cui le raccolte e i trattamenti dei dati non esonderanno dalle finalità di contenimento dell'emergenza e dei rischi ad essa connessi e dai paletti stabiliti dal provvedimento.
In questo senso la distonia (o contrasto) potrebbe dirsi superata/o o superabile.
Premesso poi che l'art. 2087 c.c. impone al datore di lavoro di “tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro” (si potrebbe qui aggiungere: 'di tutti' i prestatori di lavoro, quelli che potrebbero essere già contagiati e quelli che non lo sono), è verosimile ritenere che sia suo diritto-dovere in ogni caso non restare - come suol dirsi - 'con le mani in mano'. Ma qui si para un aspetto del ragionamento che si potrà sviluppare, più opportunamente, in altro contesto.
Si può aggiungere che sia sicuramente da valorizzare la professionalità del medico competente, il quale potrà fornire con la dovuta tempestività le necessarie indicazioni di dettaglio (rispetto alle articolate misure definite dal Protocollo) sulle misure di sicurezza anti-contagio (anche nel rispetto, per quanto possibile, delle esigenze di tutela della riservatezza, esigenze che questo professionista conosce del resto già molto bene) e sulle operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro.

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Protocollo misure contrasto COV-19 Luoghi lavoro 1 Anno 1 Mese fa #854

  • Enzo Castronuovo
  • Avatar di Enzo Castronuovo Autore della discussione
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Buongiorno,
mi ritrovo a dovervi sottoporre la necessità di capire come ben coordinare le Aziende in merito al Protocollo condiviso firmato il 14 Marzo 2020 (che allego ) in merito alle misure da adottare nelle aziende attive . Leggendo nel dettaglo il Documento al punto 2) sulle modalità di ingresso in Azienda , si indica che "il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea" richiamando in calce ,con una nota, i "suggerimenti "in merito al trattamento dati . Seguendo sia l'aspetto Sicurezza Lavoro che Privacy , devo inviare alle mie Aziende una circolare e vorrei capire come procedere nel modo più cauto , anche se mi auspicherei venga riconsiderato dal Garante quanto comunicato il 2 marzo 2020 ed in particolare in merito a come si esprime su "I datori di lavoro devono invece astenersi dal raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa. La finalità di prevenzione dalla diffusione del Coronavirus deve infatti essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato".
In questo delicato e difficile momento in cui vi è anche da parte dei lavoratori il malcontento nell'operare in condizioni di non sicurezza che non va trascurato , il consulente si trova in difficoltà nell'indirizzare correttamente i Datori di Lavoro tra le norme contrastanti ( GDPR , Dlgs 81/2008, Art. 2087 cc, Statuto dei lavoratori ) , chiedo un parere a codesta Federazione per fornire informazioni il più precise possibile , ovviamente nel limite del possbile considerata la confusione del momento
Grazie .
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Umberto Rapetto: più tutelati con Gdpr ma non bisogna abbassare la guardia

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