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A poco più di una settimana dall’attacco hacker che ha colpito Facebook e messo a rischio almeno 50 milioni di profili, i dati frutto di quel bottino sono già in vendita sul dark web e a prezzi bassi. A fare la scoperta il sito The Independent, che ha notato nei mercati sotterranei del web – una parte di Internet accessibile solo con determinati software – annunci che offrono agli acquirenti i dati personali degli utenti di Facebook per un minimo di 3 dollari.

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Nell'ambito dell'istruttoria aperta nelle settimane scorse sul caso Cambridge Analytica, il Garante per la privacy italiano ha ricevuto le prime informazioni da Facebook, ma intende raccogliere ulteriori elementi per una piena valutazione del caso che ha visto coinvolti migliaia di cittadini italiani. Lo ha riferito all'Ansa l'Autorità guidata da Antonello Soro, dopo che è emerso il coinvolgimento di oltre 214 mila italiani nella vicenda.

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Mark Zuckerberg si compra intere pagine di giornale per scusarsi e rassicurare gli utenti di Facebook. Chi si è commosso per il beau geste, freni le lacrime e pensi che le vistose e costose inserzioni pubblicitarie sono state pagate con i soldi guadagnati mettendo a frutto le informazioni che abbiamo direttamente o indirettamente riversato su quel social network.

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Non costituisce condotta diffamatoria l'utilizzo di una chat riservata ai componenti di una organizzazione sindacale su Facebook per scambiare valutazioni e giudizi di contenuto anche pesantemente negativo relativi alla società a cui i lavoratori appartengono e al suo amministratore.

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L'amministratore di una fanpage su Facebook è responsabile assieme a Facebook del trattamento dei dati dei visitatori della sua pagina. Questo l’esito della sentenza emessa dalla Corte Ue nella causa C-210/16. L'autorità per la protezione dei dati dello Stato membro in cui tale amministratore ha la propria sede può agire, in forza della direttiva 95/46 , sia nei confronti di quest'ultimo sia nei confronti della filiale di Facebook stabilita in tale medesimo Stato.

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Un'altra app inguaia Facebook: stando a quanto riporta New Scientist, per ben quattro anni avrebbe lasciato esposti i dati di oltre tre milioni di utenti. Come l'app scandalo di Cambridge Analytica, si tratta sempre di un quiz della personalità sviluppato da alcuni docenti della Cambridge University, David Stillwell e Michal Kosinski. Si chiama MyPersonality e ha raccolto informazioni sensibili dei fruitori del social che l'hanno utilizzata - come età, sesso, localizzazione e post in bacheca - per poi metterle a disposizione di terzi su un sito non sicuro.

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Non c’è pace per Facebook: prima lo scandalo Cambridge Analytica, poi gli hacker che rubano le chiavi di 30 milioni di account, ora i pirati informatici che vendono online i messaggi privati. Lo ha rivelato la BBC, che ha scoperto un forum dove erano in vendita a 10 centesimi l’uno i log delle chat di almeno 81.000 account Facebook. Stavolta il social network non è stato violato, ma sono stati compromessi i browser con i quali gli utenti accedono a Facebook .

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I tuoi soldi o i tuoi dati. Il concetto chiave che tiene in piedi molti servizi offerti dai big californiani della tecnologia è diventato, negli anni, un mantra assai diffuso a certe latitudini. Se di mezzo c’è Facebook, poi, il disegno sembra sempre molto chiaro. E le ultime vicende (leggere alla voce Cambridge Analytica) lo raccontano benissimo. Ma la storia, a quanto pare, è tutt'altro che chiusa. E la tutela dei dati personali, nel nuovo mondo dei social network, sembra un concetto molto labile.

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"Mister Zuckerberg, lei dove ha dormito questa notte?", chiede, tagliente, il senatore al giovane padrone di Facebook. L'altro, sorpreso, replica: «Scusi, non è una notizia rilevante per il nostro incontro!». Ma il senatore insiste: "E con quale carta di credito ha pagato il conto?". "Questi non sono affari suoi!", sbotta il re di Menlo Park, l'uomo che fino a pochi mesi fa si sentiva unto dal signore e predestinato alla Casa Bianca ed ora è nell'angolo. E fa male a spazientirsi, perché il senatore (durante l'audizione pubblica a Washington sullo scandalo delle mail dei visitatori vendute alla società di persuasione politica occulta Cambridge Analytics) lo infilza come un tordo: "Infatti, mister Zuckerberg. Lei non vuol dirmi queste cose, ma tutti gli utenti di Facebook, senza volerlo, a lei gliele dicono!".

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Il terremoto che ha colpito Facebook non si ferma. Dopo lo scandalo legato allo sfruttamento dei dati personali di oltre 50 milioni di utenti da parte della società Cambridge Analytica per veicolare messaggi pubblicitari mirati durante la campagna elettorale americana, ora emerge un nuovo caso, che riguarda gli smartphone Android e le app di Messenger e Facebook Lite. Applicazione che registrerebbero tutte le telefonate e i messaggi inviati e ricevuti attraverso i telefoni con sistema operativo di Google.

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Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, intervistati a Kudos su Rai 4

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