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La politica è ormai lanciata nella corsa a chi la spara più grossa in tema di privacy e Coronavirus, e non passa giorno che non si registri una richiesta di rimozione o sospensione della norme in vigore. In pratica, qualche politico vuole farci credere che la soluzione al Coronavirus sia lì, a portata di mano, ma l’ostacolo sarebbe invece costituito da questo set di norme misteriose che ci viene ricordato nei momenti più disparati della giornata, dalla registrazione in un albergo ai test di intelligenza (o di stupidità, a seconda del punto di vista) su social. Evidentemente la realtà circa la lotta al Coronavirus è differente e ben più complessa, ma tuttavia nei momenti di crisi (e di audience) alla politica piace molto giocare sulla semplificazione.

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Sì alla ricetta medica elettronica inviata al paziente per e-mail. Con il parere n.58 del 19/3/2020, il Garante della privacy ha dato l'ok al decreto del Mef che estende la disciplina del dm 2/11/2011 sulle ricette dematerializzate. Lo schema di decreto interviene, in particolare, sulle modalità di consegna all'assistito del promemoria dematerializzato da parte del medico, sia nel periodo di emergenza Covid-19 sia a regime.

In tutto il mondo, compresa l'Italia, i paesi si stanno dotando di un'app di tracciamento del contagio del coronavirus e si è aperto un dibattito sulla privacy e la sicurezza. E proprio in questi giorni, una delle applicazioni proposte al governo olandese, Covid19 Alert!, ha subito un 'data breach', cioè una esposizione di dati. Mentre il Liechtenstein sperimenta anche un braccialetto elettronico.

La Circolare 4-2020 contenente il kit per la gestione dei dati in azienda durante la fase 2 dell’emergenza Covid-19, corredato da modelli e formule utili per assicurare la tutela della riservatezza dei dipendenti, ha registrato in pochi giorni oltre 5.000 download. Proseguono così le attività di Federprivacy a supporto di professionisti e imprese che hanno il compito di gestire correttamente i dati personali durante il periodo d’emergenza sanitaria da Coronavirus in conformità al DPCM del 26 aprile 2020 e al Protocollo condiviso di regolamentazione negli ambienti di lavoro integrato lo scorso 24 aprile. 

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Il medico competente non comunica al datore di lavoro una specifica patologia del lavoratore. Neanche al tempo del Coronavirus, il datore di lavoro può rilevare la temperatura corporea di dipendenti, fornitori, clienti all'ingresso della propria sede, ma non può rendere nota l'identità di un lavoratore contagiato ai colleghi. Non spetta, poi, alla scuola comunicare alle famiglie degli alunni l'identità dei parenti di studenti risultati positivi al Covid-19. E gli enti locali non possono pubblicare i dati dei destinatari dei benefici economici.

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Per i furbetti del Green Pass non c’è bisogno di andare nel Dark Web o su qualche canale Telegram di truffatori per procurarsi un valido QR Code pagando centinaia di euro, perché si può comprare con pochi click a 9,99 euro su Alamy, noto sito di vendita online di immagini in stock.

Il tampone rapido all'ingresso e il tracciamento dei passeggeri per verificare che si sottopongano alle prescrizioni della regione sono legittimi. Perché il diritto alla salute è prevalente rispetto a quello alla privacy. L'ha deciso il Tar, decisione 18 marzo n. 156, sul ricorso cautelare di due avvocati cagliaritani per conto del Comicost, Comitato per le libertà costituzionali, e 79 cittadini, quasi tutti di fuori regione. "Proprio la classificazione della Sardegna come zona bianca giustifica la previsione di strumenti precauzionali come quelli introdotti dalla Regione", scrivono i giudici, presidente Dante D'Alessio, estensore Tito Aru, consigliere Gianluca Rovelli.

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Sono stati quasi trecento i partecipanti al webinar “Privacy, controlli e trasferimento dei dati personali al tempo del Coronavirus” organizzato dall’Università di Padova con il patrocinio di Federprivacy, a cui sono intervenuti esperti della materia e il Dott. Francesco Modafferi, dirigente dell’Autorità Garante.

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Considerata la grave emergenza sanitaria da Covid-19 che ha colpito il nostro Paese, il Consiglio Direttivo di Federprivacy ha deciso di non stare passivamente ad aspettare, effettuando una raccolta fondi che ha visto tutti i delegati provinciali in prima linea per sostenere le attività di prevenzione e contenimento della diffusione del Coronavirus nella "Fase 2". Al termine dell'iniziativa, Federprivacy ha provveduto a rendicontare l'attività, inviando alla Protezione Civile una donazione di 5.000 euro.

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Nel bel mezzo della pandemia di coronavirus in corso, la tecnologia di riconoscimento facciale viene adottata a livello globale come strumento per tracciare la diffusione del virus. Ma nella fretta di implementare una misura efficace di tracciamento della diffusione del COVID-19, le questioni importanti e radicate intorno alla raccolta e all'archiviazione dei dati, al consenso dell'utente e alla sorveglianza sono state un po’ messe in secondo piano.

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