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Federprivacy

Gli hacker che tengono in ostaggio digitale la città di Baltimora hanno pubblicato su Twitter, tramite un loro account, dei documenti pubblici sottratti durante l’attacco. Secondo quanto riportato dal Baltimore Sun (possibile limitazione a causa del Gdpr), l’account sarebbe stato sospeso immediatamente dopo che questo aveva pubblicato i dettagli della cartella clinica di una donna deridendo il sindaco della città, Bernard C. “Jack” Young.

Email degli uffici pubblici chiuse, nessun accesso dei servizi ai cittadini compresi quello dei pagamenti delle bollette, tasse e parcheggi. La città di Baltimora, negli Stati Uniti, è ko da settimane dopo che 10mila computer della pubblica amministrazione sono stati bloccati dagli hacker con un ransomware, quel virus che prende in ostaggio un computer e per riavere i dati bisogna pagare un riscatto.

Venerdì, 07 Giugno 2019 07:00

Diffamazione su Facebook, Corte Ue in panne

Facebook potrebbe essere costretta a individuare tutte le informazioni «identiche» a un commento diffamatorio di cui sia stata accertata l’illiceità, e anche «equivalenti» se provenienti dallo stesso utente, e a rimuoverle. Lo afferma l’avvocato generale Maciej Szpunar nelle conclusioni presentate alla causa C-18/18. Il condizionale è d’obbligo, dato che il diritto dell’Unione non disciplina la questione.

Via libera del Garante per la privacy allo schema di decreto del Ministero della salute che istituisce la banca dati nazionale delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) - comunemente dette anche “testamento biologico” - che consentono alla persona di stabilire in anticipo i trattamenti sanitari ai quali intende essere sottoposta nel caso di sopravvenuta incapacità ad autodeterminarsi.

Titolari dei trattamenti ormai di fronte alle contestazioni privacy: difendersi, conciliare o tutte e due. Terminato, il 19 maggio 2019, il periodo di prima applicazione del Regolamento Ue 2016/679 (Gdpr) è necessario studiare come gestire un procedimento in cui si imputa di avere violato la privacy. A fronte della contestazione di una violazione di una norma del Gdpr o del codice della privacy ci sono sia opportunità difensive sia opportunità conciliative.

Il Regolamento UE 2016/679 è entrato definitivamente in vigore il 25 maggio 2018, e qualche mese più tardi anche il Codice sulla Privacy italiano è stato armonizzato al GDPR attraverso il Dlgs 101/2018. Ormai il quadro normativo in materia di protezione dei dati personali è definito da tempo, eppure uno studio condotto nel 2019 indica che buona parte delle pubbliche amministrazioni stentano ancora ad adeguarsi. Federprivacy ha edito un nuovo libro scritto dall'Avv. Antonio Ciccia Messina per gli addetti ai lavori che hanno il compito di curare un percorso di adeguamento negli enti pubblici.

Negli ultimi anni il nostro modo di usare la tecnologia è cambiato notevolmente e nuovi tipi di dato si sono resi disponibili. Basti pensare alle tracce generate dai dispositivi mobili che la maggior parte di noi porta sempre con sé e alle nostre relazioni e interazioni sociali descritte nei social network. Data la loro natura particolare questi dati si sono guadagnati il nome di Big Data.

Secondo una delle ultime ricerche di Kaspersky Lab dal titolo "Sorting out digital clutter in business” , quasi quattro dipendenti su dieci (37%) tra quelli che hanno partecipato allo studio dell’azienda sul tema hanno ammesso di aver avuto accesso, in modo accidentale, a informazioni riservate sui colleghi, come a indicazioni circa l’importo degli stipendi e dei bonus aziendali.

Il Garante privacy ha comminato una sanzione di oltre 2 milioni di euro ad una società che aveva svolto, tramite un call center albanese, attività di telemarketing e teleselling per conto di una azienda del settore energetico, in violazione della normativa sulla protezione dei dati personali in vigore prima del Regolamento europeo.

Le comunicazioni agli utenti dei data breach non devono essere generiche e devono fornire precise indicazioni su come proteggersi da usi illeciti dei propri dati, primo fra tutti il furto di identità. È quanto affermato dal Garante per la privacy nel provvedimento adottato nei confronti di uno tra i principali fornitori nazionali di servizi di posta elettronica. La società dovrà effettuare una nuova comunicazione sul data breach subito nei mesi scorsi, che aveva provocato l’accesso fraudolento alle caselle di posta elettronica di circa un milione e mezzo di propri utenti.

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