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Ora anche le fotocamere sono a rischio ransomware

I ransomware sono tra i virus informatici più subdoli perché prendono in ostaggio i file sul dispositivo richiedendo un riscatto per riappropriarsi dei propri documenti. Computer e smartphone sono gli apparecchi più colpiti, ma non sono i soli. Recentemente si è scoperto che anche le fotocamere digitali reflex e mirrorless possono essere affette da questo tipo di attacchi.

Rendersi conto del potenziale danno è immediato. Foto e video personali, lavori professionali o immagini dall’alto valore affettivo potrebbero andare persi per sempre dato che, dopo che i file sono stati criptati, solo la chiave fornita dai criminali informatici può sbloccare il tutto.

Insomma, se si è colpiti e sulla scheda di memoria non si ha nulla si può anche soprassedere, ma in caso contrario non resta che pagare pegno. Come funziona il ransomware su fotocamere digitali dato che non hanno connessione al web? Semplice, sfrutta la rete wifi per trasferire file senza fili con uno smartphone e/o per il controllo remoto. Qualcosa del quale ormai tutte le fotocamere reflex e mirrorless delle marche più famose sono dotate.

I malintenzionati non fanno altro che agganciarsi alla fotocamera quando entra nel range della rete wifi e caricano il file malevolo. La vittima vede comparire una scritta che informa dell’infezione dopo aver aperto la galleria fotografica. Come da prassi si riceveranno tutte le indicazioni per riappropriarsi di foto e video sulla scheda.

A scoprire il malfatta è stata la società Check Point Software che ha sottolineato come una funzione come Picture Transfer Protocol (Ptp), appunto trasferire immagini in questo modo, sia particolarmente vulnerabile.

Per il test hanno utilizzato una Canon EOS 80D, ma è stato possibile estendere la prova da 70D fino alla mirrorless Eos R. Non che le altre marche siano immuni, anzi: tutte quelle che usano il protocollo Ptp possono cadere nella trappola.

La società nipponica ha già sviluppato una patch, dopo essere stata informata della vulnerabilità già lo scorso marzo, avvertendo peraltro gli utenti di non agganciarsi a reti sconosciute e dunque poco sicure. Ed è proprio questa la prima arma di difesa per non trovarsi spiacevoli sorprese.

Fonte: Wired

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