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Come noto il nostro Garante per la protezione dei dati personali ha reso disponibile sul proprio sito istituzionale il 24 maggio un documento di indirizzo su designazione, posizione e compiti del Responsabile protezione dei dati (RPD) in ambito pubblico. Effettivamente, a seguito anche di diversi interventi di matrice giurisprudenziale, questi chiarimenti a distanza di tre anni dalla piena applicazione del Regolamento Ue (GDPR), erano divenuti davvero opportuni per le diverse incertezze che fino ad adesso hanno impedito la piena affermazione di questa importante figura, specialmente per il settore pubblico dove tra l’altro è obbligatoria.

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Tra le misure che sono state varate nel periodo dell’emergenza sanitaria del Coronavirus, sono stati previsti anche degli aiuti per le famiglie che si trovano in difficoltà economiche. Come se già non fosse abbastanza umiliante superare il senso di disagio che si può provare rivolgendosi al proprio comune di residenza per chiedere il denaro per procurarsi i generi di prima necessità per sopravvivere alla crisi, il Comune di Gragnano ha aggiunto anche la gogna mediatica per le persone meno abbienti che hanno fatto richiesta dei buoni spesa.

L’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia, attento alle problematiche della Protezione dei dati ed in particolare del dato sanitario, ha istituito con D.A. n° 834 del 08/05/2019 il Coordinamento dei Data Protection Officer del Servizio Sanitario Regionale (SSR). Tra lo scetticismo delle Aziende Sanitarie e la consapevolezza dell’importanza che avrebbe potuto acquisire un organismo di nuova generazione, strumento di percorsi condivisi orientati a correggere la rotta per l’approdo alla conformità, il Coordinamento festeggia il suo primo anno di vita diviso tra bilanci ed obiettivi.

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Cancellato il filtro del Garante della privacy sui trattamenti più rischiosi svolti dalle pubbliche amministrazioni. Eliminato, anche, il passaggio dal Garante per le p.a. che intendono comunicarsi dati per scopi istituzionali. È quanto prevede il decreto legge, approvato dal consiglio dei ministri il 7 ottobre scorso (cosiddetto «decreto capienze»), che rivoluziona la disciplina privacy per p.a., società controllate pubbliche e organismi di diritto pubblico. La manovra è completata con l'aggiunta del principio per cui le pubbliche amministrazioni e gli altri enti dell'orbita pubblica di per sé, senza bisogno di una legge o regolamento che descriva esattamente i trattamenti, possono trattare i dati necessari per i compiti di interesse pubblico e per l'esercizio di pubblici poteri.

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L’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali in data 31 agosto 2021 ha reso parere favorevole ai sensi dell’articolo 58, paragrafo 3, lettera C) del Regolamento UE 679/2016 allo schema di decreto concernente: Misure recanti modifiche ed integrazioni alle disposizioni attuative dell'articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, recante "Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell'epidemia da COVID-19" .

Con la novella legislativa decreto legge 8 ottobre 2021, n. 139, il Governo sembra aver introdotto una nuova forma di "potere autoritativo" all'interno della disciplina sul trattamento dei dati personali. Invero, all'art. 9 del D.L. citato, ex multis, viene espressamente previsto che al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:

Era stata definita come la “applicazione mobile gratuita italiana, realizzata dal Dipartimento per la trasformazione digitale, in collaborazione con PagoPA S.p.A. e diversi volontari che hanno collaborato allo sviluppo, con l’obiettivo di rendere i servizi delle pubbliche amministrazioni accessibili ai cittadini su un’unica piattaforma”. Oggi si scopre che la app “IO” spedisce i dati degli utenti a diverse piattaforme straniere (Google, Mixpanel e Instabug) alla faccia della privacy e soprattutto approfittando del naturale rapporto di fiducia che lega il buon cittadino alle iniziative che portano il cappello dello Stato.

L'elenco delle persone in quarantena non può essere spedito dall'asl ad un indirizzo generico del comune accessibile da qualunque dipendente. Lo ha chiarito il Garante della Privacy con provvedimento del 13 maggio 2021 [doc. web 9685865]. Un comune ha segnalato all'autorità la possibile violazione della disciplina in materia di corretto trattamento dei dati personali da parte dell'Asl di Asti che ha inviato l'elenco delle persone contagiate ad un indirizzo email del municipio pubblicato nella pagina dei contatti del sito del comune, accessibile a tutti i dipendenti.

Nomi e cognomi, patologie, diagnosi e terapie riguardanti gli ignari pazienti, tutti documenti perfettamente leggibili in mezzo a tonnellate di rifiuti, in totale spregio della normativa in materia di tutela della privacy.

P.a. con più responsabilità privacy. Se per i trattamenti di loro competenza non c'è una legge ad hoc, spetta a loro mettere nero su bianco come trattano dati.Insomma, la mancanza di una legge specifica descrittiva dei singoli trattamenti non blocca le amministrazioni, ma ci vuole pur sempre una precisa disciplina. Una disciplina che potrà essere data anche da atti amministrativi generali o dei singoli enti. Tradotto: tutte le amministrazioni devono darsi da fare e verificare tutti i loro trattamenti e le relative basi giuridiche. E devono avere regolamenti per i dati sensibili e particolari. Inoltre, tutte le p.a. devono fare una valutazione di impatto privacy nei casi di rischio rilevante per le persone.

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