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Federprivacy

La responsabilità del blogger per i commenti diffamatori postati da utenti della rete - e non rimossi nonostante la segnalazione - è di natura concorsuale. La Corte di Cassazione con la sentenza 12546/19 fissa i presupposti di imputabilità dei gestori di siti/diari on line (blog, appunto), nel solco della giurisprudenza italiana ed europea maturata sul punto negli ultimi anni.

Uno degli aspetti meno appariscenti della recente legge 171/2018 è che permetterà a San Marino di superare il protezionismo dell’Unione Europea relativamente al trattamento di dati personali. Questo significa che le imprese sammarinesi potranno scambiare beni e servizi con imprese UE senza “pagare dazio” sulle modalità di trattamento dei dati personali.

Il Consiglio dell'Ue ha adottato alcune norme per prevenire l'uso improprio dei dati personali da parte dei partiti politici europei in occasione del voto dell'Eurocamera di fine maggio. Con le modifiche ad un regolamento del 2014 è stata introdotta la possibilità di imporre sanzioni finanziarie ai partiti o alle fondazioni che influenzano, o anche solo tentano di influenzare, i risultati delle elezioni del Parlamento europeo, violando le norme in materia di protezione dei dati.

Otto mesi di reclusione, con la sospensione della pena. Questa la sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Treviso nei confronti di un 27enne di Romano d'Ezzelino processato con l'accusa di essersi introdotto nella rete interna di una azienda editoriale di Villorba e aver sabotato i file degli archivi. Un lavoretto in pieno stile hacker che l'uomo avrebbe però svolto dall'interno:

Per trattare i dati personali, la normativa sulla privacy prevede che dipendenti di enti ed aziende debbano essere autorizzati ed istruiti. Corso online gratuito con 10 videoclip realizzati come paradia della sitcom tv "Camera Café". Al termine del percorso, il partecipante che supera il test di apprendimento riceve anche l'attestato di partecipazione di Federprivacy. Bernardi: "Corso pensato a beneficio di tutti gli utenti, sia professionali che privati, per dare un contributo utile all'intera collettività per diffondere cultura della protezione dei dati personali"

Visure Italia, servizio specializzato in indagini patrimoniali, recupero crediti e informazioni commerciali, è stato hackerato. Con un tweet notturno gli attivisti informatici di LulzSec Italia hanno avvisato di “aver scoperto essere online, i dati di 46.604 utenti di @visureitaliacom”. E proprio nel giorno in cui “ha messo online una nuova versione del proprio sito.” A dimostrazione della veridicità delle loro affermazioni gli hacker hanno anche pubblicato un’immagine con nome, cognome, professione, email e password dei clienti che avrebbero fruito del servizio.

Facebook è sotto inchiesta penale negli Stati Uniti per gli accordi sulla cessione dei dati degli utenti ad alcune tra le più importanti società tecnologiche, compresi due produttori di smartphone e altri device. Lo scrive il New York Times, segnalando che grazie a queste intese strette con Facebook, i due produttori di telefonini avrebbero avuto accesso alle informazioni personali di milioni di utenti del social media.

Il singolo medico non deve nominare il Dpo (responsabile della protezione dei dati); per le finalità di cura non si deve chiedere il consenso, mentre ci vuole per refertazione online, fascicolo e dossier sanitario elettronico; medici, farmacie e aziende sanitarie devono compilare il registro dei trattamenti. Sono alcune delle precisazioni fornite dal Garante della privacy (provvedimento n. 55 del 7 marzo 2019) a proposito dell'applicazione in ambito sanitario del regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679.

I dati riportati nei cedolini paga e nel LUL (Libro Unico del Lavoro) sono dati personali in quanto relativi ad informazioni riguardanti persone fisiche identificate (i lavoratori). Inoltre, nei cedolini paga e nel LUL sono riportati, altresì, categorie particolari di dati, fra cui anche dati relativi alla salute - e cioè attinenti alla salute fisica o mentale del lavoratore - il cui trattamento è generalmente vietato ma che i datori di lavoro possono legittimamente trattare in virtù del paragrafo 2 lett. b) dell'art. 9 del Regolamento UE 2016/679, quando il trattamento è necessario.

Secondo un recente report rilasciato da Verizon, le violazioni imputabili a dipendenti o soggetti interni alle aziende sono in aumento e la loro scoperta è di solito molto tardiva, impiegando diversi mesi almeno nel 65% dei casi. La prima motivazione che muove chi agisce dall’interno è, prevedibilmente, il profitto personale, con il 47,8% dei casi analizzati in cui un dipendente è stato corrotto o ha venduto di sua volontà dei dai rubati in azienda.

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