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La sigla General data protection regulations (Gdpr) che identifica la nuova disciplina europea in materia di privacy è stata beffardamente reinterpretata. L’acronimo è stato rivisitato in “Generally disclosing pretty rapidly” che lascia intendere che i nostri dati personali sono destinati a diventare pubblici abbastanza rapidamente. E’ lo spiacevole caso dei 380 mila passeggeri di British Airways(in mezzo ci sono anche tanti nostri connazionali) che qualche giorno fa hanno appreso la triste sorte delle proprie informazioni – comprese quelle relative alla carte di credito – finite nelle mani di chissà chi.

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Un mastodontico “bottino” di data breach è stato trovato online, sul servizio di hosting Mega, e sarebbe l’ennesima notizia del suo genere se non fosse per le dimensioni: in un archivio nominato Collection #1 erano contenuti quasi 2,7 miliardi di righe, corrispondenti a 87 GB di dati, raccolti da migliaia di fonti differenti. Il risultato di diversi hackeraggi compiuti in passato e poi raccolti in un’unica gigantesca lista. Eliminando i doppioni, il database conteneva quasi 773 milioni di indirizzi email univoci e poco meno di 22 milioni di password uniche.

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A mezzanotte del 2 novembre, Anonplus, un gruppo di hacker attivisti è penetrato nei server della Siae e ha defacciato l’homepage della Società Italiana Autori ed Editori. Il gruppo, diverso da Anonymous Italia, da LulzSec e dagli altri gruppi della galassia hacktivista italiana ha sotituito la homepage di Siae.it e in un un tweet ha dichiarano di aver trafugato circa 3,7 Gb di dati relative alla gestione Siae.

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Come promesso in un video pubblicato su Youtube, gli hacker di Anonymous hanno reso nota la prima lista di sistemi informatici penetrati dal collettivo. I banditi digitali hanno pubblicato nomi, indirizzi mail e password di amministratori e utenti di alcuni istituti universitari tra cui il Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia e quello di ingegneria informatica dell’Università di Roma. Il collettivo ha assicurato che pubblicherà una nuova lista di siti nei quali sono riusciti a introdursi ogni giorno fino al 5 novembre.

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A causa di una vulnerabilità nel computer di bordo di alcune automobili del gruppo Volkswagen, un attaccante potrebbe spiare i passeggeri del veicolo e conoscerne l’esatta posizione in tempo reale. La scoperta è stata fatta da Daan Keuper e Thijs Alkemade, esperti di sicurezza informatica e hacker etici dell’azienda Computest, i quali hanno studiato e testato l’in-vehicle infotainment (Ivi, il sistema di bordo delle automobili) della Volkswagen Golf GTE e dell’Audi A3 Sportback e-tron, scoprendo che a causa di alcune falle nella programmazione del software sarebbero stati in grado di prendere il controllo di alcuni sistemi informatici integrati nell’auto.

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“Berlusconi in galera, abbiamo fornito le prove ai magistrati”. Questa ‘l’ultima ora” che apriva il sito de Il Giornale la mattina del 22 aprile. Dopo liberoquotidiano.it, infatti, gli hacker di AnonPlus hanno colpito anche il sito de Il Giornale pubblicando questa falsa notizia in homapage, alle 6.39 di domenica scorsa. A febbraio, gli stessi pirati informatici avevano hackerato la banca dati del Pd.

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Uber è stata multata dai regolatori di Gran Bretagna e Paesi Bassi per non aver protetto le informazioni dei suoi utenti e non aver dato notizia del cyber attacco subito nel 2016 in cui sono stati sottratti dati di milioni di consumatori in tutto il mondo.

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A 16 anni è riuscito a hackerare Apple, rubare un sacco di file sicuri e accedere agli account dei clienti. Lo riferisce sulle sue pagine The “Age”. Il quotidiano australiano lo ha riferito giovedì e ha spinto Apple a rilasciare una dichiarazione rassicurante sul fatto che i loro dati siano al sicuro.

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Ancora una fuga di password colpisce la pubblica amministrazione: il 24 aprile i criminali informatici del collettivo LulzSec Italia hanno sottratto e reso pubbliche delle informazioni sottratte al sistema informatico degli Archivi di Stato, che organizza le istituzioni sul territorio sotto l’ombrello del ministero per i beni culturali. Tra i dati rubati anche le credenziali di accesso di 5465 utenti e relative password, che non erano state conservate in modo sicuro.

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Alcuni hacker hanno scoperto che un exploit di Microsoft, sviluppato dalla Nsa, la National security agency degli Stati Uniti, e rubato all’agenzia di sicurezza americana, ancora utilizzabile e lo hanno impiegato per compromettere più di 45mila server.

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GDPR Pierluigi Perri al Workshop Federprivacy

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